IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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C’ERA UNA VOLTA “L’INDIPENDENZA” di Leonardo Facco

Del quotidiano l’Indipendenza sono stato l’ideatore del progetto editoriale e uno dei fondatori. Il Movimento Libertario ne è stato “sponsor”. L’altro ieri, in un corsivo, l’amico e direttore Gianluca Marchi ha scritto: “Qualche settimana fa avevo già messo in allerta chi ci segue che la mia direzione probabilmente non sarebbe proseguita a lungo. Confermo che, a mio modo di vedere, il compito de L’Indipendenza come la concepivo io è arrivato al capolinea. Entro la metà di giugno dovrei lasciare la direzione e con me dovrebbero lasciare anche gli amici Facco, Oneto e Bracalini (gli altri collaboratori decideranno che fare in piena autonomia). L’Indipendenza però continuerà e verrà gestita da altre persone, nessuno è indispensabile… Sono stati due anni e mezzo intensi, per certi versi entusiasmanti ma anche molto difficili, soprattutto perché gestiti con risorse molto limitate. Cosa faremo noi “quattro dell’avemaria?”.

Mi pare doveroso dare qualche spiegazione in merito a questa vicenda, che per il momento sarà breve e concisa, ma che a tempo debito dettaglierò.

Nell’estate del 2011 (erano i tempi di “Umberto Magno”) venni invitato ad un convegno della Lega Padana in quel di Anfo (Bs). In quel contesto, in cui erano presenti diversi componenti dell’Associazione culturale che ha edito l’Indipendenza, mi venne proposto di mettere in piedi un giornale. Alla richiesta dissi subito che un prodotto cartaceo non avrebbe avuto senso e che avevo già l’idea in testa per un quotidiano online, la cui missione sarebbe stata quella di sostenere l’indipendentismo tutto e il liberalismo più coerente. In quel convegno era presente anche Gianluca Marchi (con cui avevo avuto il piacere di lavorare negli Anni Novanta), al quale – durante il pranzo a cui partecipammo – dissi che il progetto sarebbe stato perfetto se lui lo avesse diretto e affinato con me.

Il 7 gennaio del 2012 apparve online il primo numero del quotidiano. Nel gruppo ristretto dell’associazione culturale che faceva capo al giornale c’erano: il sottoscritto, Gianluca Marchi, Gilberto Oneto, Roberto Bernardelli, Giulio Arrighini, Giovanni Ongaro, Francesco Formenti e Roberto Lamagni. Questi ultimi erano tutti parte di una piccola formazione politica ri-denominata Unione Padana. Dopo qualche mese, iniziarono i primi screzi fra i vari componenti di quel partitino (i dettagli, assai gustosi, li racconterò a tempo debito), che portarono ad uno scontro tra Ongaro e gli altri componenti del partito, facendo scaricare le loro “tensioni” sul quotidiano, che con risorse molto esigue era diventato, nel frattempo, un piccolo successo editoriale, letto da 8-10.000 persone al giorno.

Nel 2013, con Ongaro ormai dimissionario, le cose sono peggiorate. La componente restante di quel partito (che nel frattempo decise di cambiare nome in “Indipendenza Lombarda” usando peraltro come simbolo il logo del giornale senza chiedere nulla agli associati!!!), iniziò ad avanzare pesanti (ed inconsistenti) accuse nei confronti sia del direttore che di Gilberto Oneto, per via di alcuni articoli (peraltro assai critici) in cui si parlava di Lega Nord (Anche di questo approfondirò a suo tempo, visti i contatti di certuni accusatori con la Lega dell’allora segretario Maroni).

Dalla metà del 2013, Bernardelli ed Arrighini pensarono di poter trasformare l’Indipendenza nel loro “organo ufficiale di partito” (cercando anche di bypassarmi nella decisione e tentando di imporre una leghista come vice-direttore, Stefania Piazzo). Fu a quel punto che il sottoscritto – che non ha mai deviato dalla missione editoriale originale, ma che soprattutto sin dall’inizio aveva accettato l’idea di far nascere e lavorare in un giornale d’opinione ma mai di partito – oppose subito le proprie motivate riserve. Da allora, la frattura è diventata definitiva (darò contezza ai lettori anche di certi comportamenti), al punto da portare alla conclusione più logica, sintetizzata dalle parole di Marchi riportate sopra.

Questi sono i fatti. Non vi nego che la vicenda mi ha infastidito, ed amareggiato, non poco. Ciononostante, sono orgoglioso del lavoro che ho fatto, insieme ad Oneto, Marchi, Bracalini e tanti altri straordinari (!!!) collaboratori. Mai un quotidiano così marcatamente libertario ha avuto tanti lettori in Italia.

Come ho appreso da mia madre… solo alla morte non c’è rimedio. Di quel che sarà, vi terrò informati. 

di  LEONARDO FACCO 

 

Fonte: http://www.movimentolibertario.com/

 

Consigliamo la lettura di questo nostro articolo: https://ilgiornaledellalombardiaindipendente.wordpress.com/2013/07/13/roberto-bernardelli-un-presidente-vita-natural-durante-per-tutte-le-stagioni/

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Un commento su “C’ERA UNA VOLTA “L’INDIPENDENZA” di Leonardo Facco

  1. Daniele Roscia
    2 giugno 2014

    Il movimento libertario non ha nulla a che vedere con “i progetti indipendentisti” che si sono sviluppati, essenzialmente tra Lombardia e Veneto”. Il concept del progetto non poteva che collidere con l’idea di egemonizzare i vari gruppi indipendentisti, questo è il principale fallimento del giornale. Si ripete incessantemente nella vita quel concetto tanto caro a David Hume: le nostre decisioni, salvo rare eccezioni, dipendono sempre più dalla convenienze che dalle convinzioni.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 giugno 2014 da .

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