IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Se Roma rivuole i podestà

 

di DARIO PEDERZANI (Pro Lombardia indipendenza – Brescia)

 

La futura bandiera dello Stato italiano?

La futura bandiera dello Stato italiano?

Con sorpresa e soddisfazione ritroviamo in un articolo di fondo del Giornale di Brescia di venerdì 28 febbraio (che alleghiamo) alcune delle denunce che pro Lombardia Indipendenza evidenzia da anni contro lo Stato italiano.
I nostri Comuni subiscono un progressivo svuotamento di funzioni e di risorse a vantaggio dello stato centrale, nell’indifferenza dei partiti e nell’inerzia dell’ANCI:  l’associazione dei comuni italiani, nata per tutelare gli enti comunali, da troppo tempo è invece capace di avanzare soltanto timide proteste di fronte ai soprusi del governo centrale, proteste che puntualmente vengono smentite in nome di un superiore “interesse nazionale italiano”.
 
Lo stato italiano sta intensificando il suo attacco ai Comuni soprattutto negli ultimi anni con i provvedimenti sulla tesoreria unica e sul patto di stabilità:
  • con la tesoreria unica introdotta dal governo Monti sono state soppresse tutte le tesorerie comunali: i Comuni sono stati obbligati a dirottare la loro liquidità verso un unico conto corrente gestito a Roma. Quando un Comune ha la necessità di spendere i propri denari, li deve richiedere alla tesoreria centrale e, mentre prima dell’avvento della tesoreria unica il Comune incassava una remunerazione per le liquidità depositate sul conto corrente della tesoreria comunale, ora, dopo che le casse comunali sono state svuotate, il Comune può utilizzare il proprio conto solo per eventuali scoperture: quindi gli interessi a credito del conto della tesoreria unica spettano per intero allo Stato, mentre gli interessi debitori delle tesorerie comunali sono sempre a carico soltanto del Comune.
  • il patto di stabilità interno (introdotto dai governi di centro-sinistra e sempre confermato dai governi Berlusconi-Lega Nord) impone ai Comuni obblighi di bilancio molto stringenti (in sostanza è vietato spendere più degli anni precedenti) con effetti perversi e deleteri: un Comune, pur avendo le risorse per realizzare un’opera pubblica, potrebbe non avere la possibilità di effettuare i pagamenti dovuti (neppure per far fronte alle emergenze causate da un’alluvione o da un terremoto).
In caso di necessità di spesa, l’unica alternativa a disposizione dei Comuni è quella di aumentare l’imposizione fiscale locale: e infatti negli ultimi quindici anni le tasse locali sono più che raddoppiate, come ha calcolato la CGIA di Mestre.
 
Lo Stato si appropria delle risorse degli Enti Locali, diminuisce i trasferimenti dal centro alla “periferia”, impedisce ai Comuni di spendere le proprie risorse ma lui per primo continua ad indebitarsi: il rapporto debito/Prodotto Interno Lordo è letteralmente esploso passando dal 109% del 2000 al 132,6% del 2014!
Inoltre, lo Stato predica il rigore di bilancio ma non a tutti gli Enti Locali, mettendo in atto una odiosa discriminazione territoriale: solo per fare alcuni esempi,
  • nel 2007 il governo Prodi si è fatto carico di 9,5 miliardi di deficit sanitario della Regione Lazio, accumulati dalle giunte Storace (centrodestra) e Marrazzo (centrosinistra);
  • nel 2008 il governo Berlusconi, con il consenso determinante della Lega Nord, ha disposto deroghe al patto di stabilità per erogare somme straordinarie a favore del comune di Palermo (80 milioni di euro), di Catania (140 milioni) e di Roma (5 miliardi di euro da erogare in dieci anni per fronteggiare il debito del Comune che supera ancor oggi i 12 miliardi di euro);
  • nel 2012 il governo Monti ha nuovamente derogato al patto di stabilità per stanziare a favore della Regione Sicilia 900 milioni di euro, necessari tra le altre cose a sbloccare il pagamento degli stipendi di molti dipendenti regionali, tra cui i 30.000 forestali dell’isola;
  • nel luglio 2013 la Corte Costituzionale italiana ha stabilito che i Comuni siciliani che sforano il patto di stabilità non possono essere sanzionati, essendo la Sicilia una regione a statuto speciale. Uno dei massimi organi costituzionali dello stato ci ammonisce che il governo può dichiarare lo stato di dissesto di un comune lombardo ma non di un comune siciliano! (Questa sentenza non lede il principio di uguaglianza enunciato nella “costituzione più bella del mondo”?) ;
  • nel 2013 il governo Letta ha battuto tutti i record nella nomina di prefetti (207, massimo storico) , ma dall’altra parte ha “congelato” le province (Disegno di legge Delrio) per impedire lo svolgimento delle elezioni provinciali nel 2014: le province non saranno cancellate (sarebbe servita una modifica costituzionale che non c’è stata) ma saranno svuotate di competenze e si trasformeranno da organi elettivi in organi composti di nominati. Quindi: viene aggirata e violata la “costituzione più bella del mondo” e la Lombardia, “regione” di 10 milioni di abitanti, dovrà rinunciare a un ente rappresentativo intermedio tra i Comuni e il capoluogo Milano.
  • infine, il neonato governo Renzi si è subito conformato alla politica neo-centralista e neo-autoritaria degli ultimi governi, promuovendo Delrio da ministro ammazza-province del governo Letta a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e emanando un nuovo decreto “salva-Roma” che destina altri 500 milioni alla capitale per evitarne la dichiarazione di dissesto finanziario.
Il fondo del Giornale di Brescia giustamente osserva che una democrazia è tale solo quando è sostanziale ed effettivo l’esercizio della sovranità da parte del cittadino e delle comunità a lui più prossime; uno stato auto-referenziale che trasferisce progressivamente poteri e risorse dagli Enti locali al potere centrale non ha nessun rispetto per la sovranità popolare.
Non meravigliamoci se coerentemente con il suo progressivo autoritarismo lo Stato italiano arriverà alla sostituzione dei Sindaci con figure di nomina governativa di fascista memoria.
Pro Lombardia Indipendenza ribadisce con fermezza che l’unica soluzione alla deriva autoritaria dello Stato italiano è la rinascita dei nostri Comuni in un moderno stato lombardo indipendente, federale al suo interno, nel solco della nostra secolare tradizione comunale di libertà, interrotta da uno stato colonizzatore e pericolosamente antidemocratico come quello italiano.
 
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Questa voce è stata pubblicata il 6 marzo 2014 da .

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