IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Considerazioni sul recente voto referendario svizzero.

BANDIERA_Svizzera 2

di GIORGIO BARGNA

Recentemente in Svizzera è passato con il 50,3% dei sì la stretta sulle quote di immigrazione. In sostanza la Svizzera si sgancia dalla programmazione europea dei flussi e da oggi in poi deciderà in base alle convenienze economiche. Sui risultati ha certamente pesato il voto ticinese (il 68%. di si) che nella pancia sicuramente si ritrova il flusso dei frontalieri e delle aziende di matrice estera che nell’economia svizzera, più libera ed efficace, hanno cercato un naturale sfogo.

Stando a dei dati di circa un anno fa si contavano nel territorio elvetico (il 23% dei residenti è ormai straniero) 1.846.500 stranieri domiciliati , inoltre la Svizzera ed il suo benessere economico attirano inoltre molti frontalieri dai Paesi confinanti ed in particolare da Germania (56.920), la Francia (145mila) e l’Italia, oltre 65mila quasi tutti in Ticino. La manodopera straniera e’ considerata un elemento importante del mercato del lavoro svizzero ed i lavoratori stranieri svolgono un ruolo importante nel settore secondario, dove rappresentano il 37% degli attivi occupati (2011) contro il 26% nel terziario (dati tratti dalla rete).
Guardiamo un attimo il testo approvato:
 
– “La Svizzera gestisce autonomamente l’immigrazione degli stranieri. Il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali. I tetti massimi valgono per tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri, settore dell’asilo incluso. Il diritto al soggiorno duraturo, al ricongiungimento familiare e alle prestazioni sociali può essere limitato”.
 
– “I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell’economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri; essi devono comprendere anche i frontalieri. Criteri determinanti per il rilascio del permesso di dimora sono in particolare la domanda di un datore di lavoro, la capacità d’integrazione e una base esistenziale sufficiente e autonoma. Non possono essere conclusi trattati internazionali che contraddicono al presente articolo”.
 
– I trattati internazionali che contraddicono all’articolo “devono essere rinegoziati e adeguati entro tre anni dall’accettazione di detto articolo da parte del Popolo e dei Cantoni”.
Di certa c’è credo una sola cosa, a chi gestisce l’economia quanto negli anni si è consolidato in Svizzera piace e continuerà a piacere, supportato anche dalle firme europee; al popolo probabilmente piaceva, oggi un po’ meno e gli strumenti partecipativi elvetici lo hanno comunicato, soprattutto nei cantoni di lingua italiana e tedesca, e questo probabilmente metterà in difficoltà chi guida questo paese.
Spesso quando si parla di immigrazione viene messo in campo il razzismo. Ritengo sbagliata questa ipotesi poiché ritengo il razzismo parte dell’aspetto psicologico di una persona, una scelta preconcetta che è innata e che essendo limitata ad un certo numero di individui non sposta le tendenze come in questo caso. Credo si sia trattato invece di scelta “economica” in un momento contraddistinto da una crisi economica e occupazionale internazionale di vaste proporzioni, la cui fine ancora non s’intravede e davanti ad uno scenario simile il referendum in causa ha certamente voluto colpire i transfrontalieri che non sono immigrati qualsiasi.
Probabilmente il pensiero dello svizzero, anche di quello immigrato, ha ritenuto che un immigrato porta un contributo alla società al contrario di chi alla sera torna a casa (in Francia, Italia o Germania); consideriamo che spesso poi un italiano confinante può accettare uno stipendio di 1500/1800 euro a fronte dei 1000/1200 euro che prenderebbe in Italia…non conosco le cifre ma sono certo che un lavoratore svizzero venga pagato almeno 3.000 euro (e magari fiscalmente costa qualcosa in più). Davanti a questo si può capire la scelta di svizzeri naturali e residenti ed il messaggio lanciato ai governatori svizzeri e sicuramente ora per frontalieri e stranieri in cerca di cittadinanza sarà terreno minato.
Che gli svizzeri non scherzino sul lavoro lo si evince dal fatto che negli ultimi anni abbiano votato altri due referendum sui salari sia di azienda privata (a memoria vinsero i no)  che pubblica e li mi pare vinsero i si; a prescindere la democrazia vige ed è consolidata nei secoli alla faccia di che dipinge gli svizzeri trogloditi razzisti senza identità storica e culturale.
A questa disamina, da definire “tecnica”, vorrei aggiungere un pensiero diciamo “ecologico” facendo così rimanere il confronto su temi concreti e reali senza scendere in temi sociologici o razziali, questi magari li discutiamo un’altra volta. Il pensiero non è mio, lo ho tratto dalla rete (non ho salvato il nome dell’autore) ma lo condivido:
Una popolazione di dimensioni stabili è essenziale per proteggere l’ambiente. La politica dell’immigrazione dovrebbe essere basata su un dato di fatto che una popolazione di dimensioni stabili è essenziale se vogliamo evitare un’ulteriore deterioramento del sistema che ci sostiene, il nostro ambiente e le nostre risorse naturali, indipendentemente da quanto risparmiamo in termini di risorse, rimane un fatto fondamentale che un numero sempre maggiore di persone pesa inevitabilmente in modo crescente sul nostro ambiente naturale e sociale. Più gente significa un maggiore impiego di energia, maggiori ingorghi nel traffico, maggiore produzione di rifiuti tossici e una accresciuta tensione che risulta dal vivere in ambienti urbani sovraffollati. Per quanto efficienti possiamo essere nel nostro utilizzare le risorse e per quanto risparmiamo nel tentativo di preservare l’ambiente, più persone significano semplicemente un maggiore stress per l’ecosistema. E il sistema sociale, fenomeni di affollamento esasperato deforestazione, dimostrano ampiamente che ogni persona, per quanto punti alla conservazione, aggiunge un ulteriore carico all’ambiente in cui vive. La considerazione chiave è la capacità di carico del territorio tenetelo presente  per “capacità di carico” s’intende il numero di persone che possono essere mantenute in modo sostenibile da una determinata area senza degradare l’ambiente naturale, sociale, culturale e economico per le generazioni presenti e future. La capacità di carico comprende la capacità dell’ambiente naturale di fornire le risorse, il cibo, l’abbigliamento e il rifugio dei quali abbiamo bisogno, e la capacità dell’ambiente sociale di fornire una qualità della vita ragionevole, questa capacità di carico in Italia è prossima ai limiti ma la politica non ha il coraggio di dirvelo, potrebbero essere scelti molti fattori (ad esempio, l’energia, le foreste, gli inquinanti) per illustrare i limiti che la capacità di carico impone alle dimensioni della popolazione, esaminare un esempio lampante, l’energia, fornisce molto rapidamente la misura dell’importanza e dell’utilità del concetto di capacità di carico, inoltre, non esistono modi economicamente o energeticamente efficienti all’orizzonte per incrementarne la disponibilità.
Fonte: http://giorgiobargna.blogspot.it/
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Un commento su “Considerazioni sul recente voto referendario svizzero.

  1. fabio ghidotti
    15 febbraio 2014

    è sempre giusto che tutti siano chiamati a decidere sui problemi che riguardano tutti, e su questo gli amici Svizzeri sono maestri insuperabili.
    Su questo referendum in particolare, temo che abbiano preso una “cantonata”, perchè rischia di arrestarsi il processo di integrazione con l’Europa, che gli Svizzeri sarebbero comunque in grado di controllare, insegnandoci qualcosa.
    Fuori luogo la seconda parte dell’articolo, sulla salvaguardia del territorio: è validissima per gli immigrati, non per i frontalieri.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 febbraio 2014 da .

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