IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Pro Lombardia Indipendenza ricorda Gianni Brera.

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La sezione bresciana di Pro Lombardia Indipendenza, aderendo all’invito dell’associazione “Libera Lombardia”, anche quest’anno ha partecipato alla cerimonia commemorativa per Gianni Brera, a pochi giorni dall’anniversario della sua scomparsa, avvenuta tragicamente il 19 dicembre 1992. Pro Lombardia Indipendenza intende rendere omaggio a uno dei grandi rappresentanti della “coscienza lombarda”: Gioann Brera, che ai più è noto come grandissimo giornalista sportivo, in realtà fu anche romanziere, appassionato di storia e fervido difensore della sua amata nazione lombarda. Lo ricordiamo attraverso alcuni passi tratti da “Lombardia amore mio” (Edizioni Lodigraf) e “Storie dei Lombardi” (Edizioni Book time), lasciando infine spazio al ricordo commosso che scrisse l’amico Giorgio Bocca all’indomani della sua prematura scomparsa (articolo tratto da “Parola di Brera”, edizioni La biblioteca di Repubblica). “In tutte le regioni malgovernate d’Italia si fanno plebisciti entusiasti della riunificazione d’Italia: in Lombardia non si fa nulla. Non i Lombardi hanno voluto l’Italia una: i Piemontesi erano più poveri e arretrati di loro: perchè desiderarli quali nuovi padroni? Indire un plebiscito in Lombardia sarebbe stato pericoloso.

Siamo i più ricchi dell’Impero – scriveva Carlo Cattaneo – non vedo perchè ne dovremmo uscire”. “Milano prospera com’è suo destino e suo vanto. All’amministrazione dello Stato provvedono i piemontesi, onesti ma duretti di crapa. In pochi anni si trovano a essere sopraffatti dalla marea dei burocratici meridionali. Così l’Italia, ennesimo paradosso della storia, viene ben presto governata dalle sue colonie… Ma un giorno ricordiamoci noi Lombardi di essere stati trattati come terra di conquista, di non aver potuto esprimere una nostra precisa volontà popolare”. “Quando scoppia la ribellione del marzo 1848, Milano segue o anticipa le altre capitali d’Europa. Non si parla ancora di Italia e nessuno parla di rivoluzione. Semplicemente Milano si ribella e si fa rispettare in nome delle libertà civili”. “ …la gran parte del Paese vive più o meno allegramente su di noi, che esprimiamo circa il 30% dell’economia “nazionale”. Nè possiamo dolercene, perchè metteremmo in ancora più vivo risalto la nostra qualità di imbecilli (da cui, per logica estensione, la qualifica di “barca di cojoni” attribuita a Milano).

Come uscire da questa incresciosa situazione? Diamine: facendo noi stessi politica, imponendoci agli altri, tanto meno numerosi di noi!”. “Vengono affibbiati ai Lombardi tutti i peggiori difetti di cui possa patire un popolo… però, senza offesa, debbo subito aggiungere che i Lombardi non sono disposti a cambiare con chicchessia, né in Italia, né fuori. Va ben inscì?”. “Immagino che i funzionari addetti alla delimitazione delle regioni da poco annesse al Piemonte abbiano subito compreso quanto sarebbe stato rischioso unire tutti i Lombardi: essi costituiscono in effetti una nazione non molto inferiore per entità numerica all’Olanda o al Belgio, di cui ripetono anche il chimismo etnico (Germanici più Celti in maggioranza). L’equilibrio demografico fra le regioni sarebbe stato compromesso d’acchito. Così succede che un buon terzo dei Lombardi vive fuori dai nostri confini amministrativi, e che una piccola parte, come accade ai Baschi in Francia, viva addirittura fuori dai confini politici nazionali”.

“E di lui mi sono bevuto, copiandolo se ci riuscivo, le sue cose migliori che non erano le grandi cronache sportive e neppure i pur ottimi e misconosciuti romanzi, ma i suoi racconti di caccia e pesca.. In quei racconti di cacce e pesca sui laghi della Lombardia, anche nel piccolo lago su cui aveva costruito la sua casa, o nel grande Po e nel limpido Ticino qui si che viene fuori la grande letteratura lombarda, la poesia della grande pianura madre, delle sue acque nivali e glaciali, delle sue marcite e delle sue risaie e di tutto ciò che l’intelligenza seppe, di questa terra e acqua nutrendosi, produrvi da Manzoni a Cattaneo, dal Plinio comasco al Virgilio mantovano”. (Giorgio Bocca, 20 dicembre 1992). “La patria di un uomo è il posto dove è nato”, scriveva Brera. E il suo posto era la Lombardia. Ringraziamo un uomo che in momenti non sospetti attraverso il suo impegno e le sue opere ha permesso ai Lombardi di riscoprire la propria identità di popolo e che per questo viene celebrato a pieno titolo come il Granlombardo.

di Dario Pederzani ( di Pro Lombardia Indipendenza )

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Questa voce è stata pubblicata il 16 dicembre 2013 da .

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