IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Lombardia, come uscire dalla crisi? Liberiamoci del nostro vero nemico: lo stato italiano!

italia

 

 

Fonte:http://www.labissa.com

di Claudio Bollentini

Quando parlo di “indipendenza” della Lombardia mi viene immediatamente chiesto dai più di illustrare le ragioni per le quali i lombardi dovrebbero chiedere l’indipendenza. Basta scorrere i numeri, i freddi numeri delle statistiche e la chiave è tutta lì. Sarete d’accordo tutti. Le ragioni storiche, identitarie sono anche importanti, ma sicuramente non determinanti in questa fase. Ottenere innanzitutto l’indipendenza economica della Lombardia significa evitare il baratro e guai peggiori, garantire per il futuro della Regione uno scenario di benessere e prospettive di crescita sicuramente più importanti di quelle che si verificherebbero in qualsiasi altra situazione e condizione. Solo le motivazioni legate all’economia possono scatenare oggi moti di ribellione e quindi richieste importanti come quelle di una indipendenza economica in primis e magari istituzionale subito dopo. Torniamo ai numeri e, fonte : Ocse, Istat, e altri, dicono questo:

– Debito pubblico: record a 2.074 miliardi, veleggiamo verso il 130% del Pil;

– Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6mila miliardi;

– Pil: atteso un altro -2% quest’anno. Si aggiunge al -2,4 del 2012;

– Rapporto deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%;

– Prestiti delle banche alle imprese: -5% su base annua nei mesi da marzo a maggio. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;

– Sofferenze bancarie: a maggio sono salite del 22,4% annuo a 135,5 miliardi;

– Base produttiva: eroso circa il 20% dall’inizio della crisi;

– Ricchezza: bruciati circa 12 punti di Pil dall’inizio della crisi. 200 miliardi circa;

– Entrate tributarie: a maggio -0,7 miliardi rispetto allo stesso mese di un anno fa (a 30,1 miliardi, -2,2%). Nei primi 5 mesi del 2013 il calo è dello 0,4% rispetto ai primi 5 mesi del 2012;

– Gettito Iva: -6,8% nei primi 5 mesi del 2013, un vero disastro;

– Potere d’acquisto delle famiglie: -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;

– Disoccupazione: sfondata quota 12,2%, dato peggiore dal 1977;

– Disoccupazione giovanile: oltre il 38%;

– Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, totalmente inattivi;

– Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);

– Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione;

– 30% delle famiglie a rischio povertà.

L’Italia è quindi allo sbando, inutile girarci intorno, il potere costituito esorcizza il problema del collasso parlando d’altro, i media pubblicano veline del potere e i cittadini non sanno niente. Dall’alto della sua reggia dorata il presidente novantenne comunista ante-caduta del muro Napolitano cerca di tessere le sue trame e manovrare le marionette del governo e del parlamento con l’unico obiettivo di guadagnare tempo, il suo lacchè Enrico Letta, modesto partitante trovatosi di colpo sulla scena, gironzola per il mondo come un commesso viaggiatore cercando di indorare la pillola e di vendere una immagine dell’Italia che non esiste. Ed infatti non gli crede nessuno, sempre smentito da qualsiasi organizzazione internazionale o governo straniero quando fornisce numeri e scenari, commenta report di banche d’affari che si basano solo su valori macroeconomici, intravedendo o sognando nel 2014 un barlume, se non di ripresa, almeno di rimbalzo, ma non si tratta dell’economia reale, ma di dossier di analisti che non hanno mai visto una azienda in vita loro. Il tassator cortese Saccomanni, oscuro e grigio burocrate statale, elimina tasse limitandosi a cambiarne il nome ed aumentandone però l’importo. Nessun progetto per il futuro, nessun intervento choc sull’economia, solo pannicelli caldi e tanta fuffa. Il tutto in un panorama politico deprimente, tra il populismo e il qualunquismo di Berlusconi, Grillo e certa Lega, la copia pallida della democrazia cristiana del Nuovo Centro Destra e della Lega maroniana, una sinistra che si divide tra comunisti ortodossi e imbonitori da fiera di paese, come l’ebetino di Firenze. Per non parlare della qualità, nessuna meritocrazia nella selezione del personale politico, questione morale allarmante.

Chi paga le conseguenze peggiori di questo nefasto scenario è generalmente il ceto medio, produttivo ed operoso, chi lavora rischiando con i propri soldi, chi non ha nessun tipo di garanzia sociale, chi è in balia della burocrazia pletorica ed inefficiente, di banche predatrici, di un sistema fiscale eccessivo ed iniquo. Il ceto che rappresenta la spina dorsale della società civile lombarda. Le Pmi a proprietà famigliare sono l’emblema di questa categoria. La grande industria è già scomparsa, il capitalismo vero è al lumicino, la fuga di cervelli e di aziende è all’ordine del giorno. Vogliamo perdere anche le Pmi e  il manifatturiero in generale? Se non vogliamo diventare una regione di pensionati, assistiti, disoccupati, sotto-occupati, una regione senza futuro e con prospettive di declino irreparabile, dobbiamo reagire attraverso vie legali ed identificando percorsi politici fattibili su basi culturali nuove.Tutto si deve tradurre in una rivoluzione liberale e liberista a tutti i livelli, in una vera autonomia economica della regione, in una riforma radicale delle istituzioni. E’ possibile farlo In Italia? Io credo di no.

basta-italia

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Questa voce è stata pubblicata il 5 dicembre 2013 da .

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