IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Indipendentismo in Lombardia, a che punto siamo?

 

Fonte: http://www.labissa.com

di CLAUDIO BOLLENTINI

lombardy is not italy

Anche l’osservatore più distratto avrà sicuramente notato negli ultimi mesi in Lombardia un fermento indipendentista molto marcato. Lo si è notato nel dinamismo di tanti movimenti, partiti, centri culturali, gruppi informali, molti dei quali sorti proprio in questi ultimi tempi, lo si è notato dallo spazio riservato dai media e social media, ovviamente e soprattutto sul web, a questi argomenti solitamente poco approfonditi se non addirittura emarginati. Un ribollire di iniziative, manifestazioni, eventi, molte volte un po’ troppo spontanei, ma sicuramente indice di una voglia di fare politica dal basso o di ritornare ad impegnarsi in ambito socio-politico risvegliando pulsioni movimentiste in un settore dominato per tanto tempo dalla Lega Nord-italia ed ora appunto sfilacciato e demotivato. Già, la Lega Nord-italia! Il riflusso leghista è evidente, un vistoso ripiegamento pragmatico sulle posizioni della Lega di governo è chiaro fin dal congresso del 2012. Oggi alla nomenklatura padana interessa presidiare una sorta di corrente del Nord-italia in un futuro centrodestra inevitabilmente spostato come baricentro, per ragioni numeriche, su altri partiti che sono plasmati dalla politica romana e comunque centralista. Niente a che vedere con la Lega di lotta, rivoluzionaria, incapace quanto si vuole di portare a casa qualche risultato concreto nei decenni passati, ma almeno solida nel presidiare i territori di riferimento e di prenderne le difese. Oggi è quasi tutto sparito, della Lega rimane solo il nome, i leader cercano di lanciare slogan, urlano anatemi dal vecchio sapore bossiano, ma solo per salvare il salvabile, non esiste il benché minimo progetto chiaro in ambito indipendentista. Nel declino è ovvio che molti abbiano cercato altrove risposte e nuovi percorsi di impegno. E la prova della diaspora o del disimpegno l’abbiamo avuta nella recente fase di selezione delle precandidature per il congresso federale, dove un candidato indipendentista come Roberto Stefanazzi non ha racimolato nemmeno duecento firme, per vari motivi anche organizzativi, ma la sensazione è che in Lega Nord-italia, se si vuole chiudere la stalla per raccogliere gli indipendentisti, i buoi sono già scappati.

L’indipendentismo attuale, direi post leghista o comunque attivo fuori dalla Lega, nasce in genere proprio da un caposaldo che fece la fortuna del Carroccio degli albori, ossia la vergognosa rapina fiscale a cui è sottoposta la Lombardia da decenni. E’ mia opinione che oggigiorno una rivoluzione possa concretizzarsi e avere successo solo se si parte e si rimane in ambito economico e sociale e se le si da una forte impronta liberale e liberista. Gli argomenti identitari, culturali, storici, sono sicuramente importanti, ma relegati a materia per eroi romantici, diciamocelo chiaramente, oggi non si combatte per una bandiera, si combatte per pagare meno tasse e pagare per servizi resi meglio e meno cari, si combatte per il lavoro da creare e tutelare, per i giovani da formare, per una pensione decente, per un servizio sanitario adeguato e senza sprechi, per eliminare privilegi e parassitismo sociale, e via discorrendo. La prospettiva di avere una Lombardia indipendente, indipendente soprattutto economicamente, che sarà sicuramente più ricca e benestante in senso generale, più dinamica, meglio inserita tra le regioni più avanzate ed evolute del pianeta, è una base di partenza che convince chiunque a destra come a sinistra. Altri argomenti sinceramente servono solo per appagare la vanagloria e la pedanteria di qualche studioso o pseudo-tale che arringa folle sparute di cultori delle cause perse in convegni di discutibile utilità e valore, epigoni di retroguardie culturali assolutamente minoritarie e fuori dalla storia e che alle ragioni indipendentiste fanno solo male e perdere tempo.

Facciamo una rapida mappatura della galassia indipendentista in Lombardia. E mi scuso in anticipo se dimentico qualcuno, ma oggi tale mondo è veramente vasto e multiforme, frastagliato in tante, forse troppe, entità.

Cominciamo da CoLoR44 (Comitato Lombardo per la Risoluzione 44), un comitato nato recentemente ( fine marzo 2013) per raccogliere le firme a sostegno di un progetto che mira all’autogoverno della Lombardia. I promotori intendono replicare anche nel contesto lombardo il processo che è stato avviato in Veneto il 28 novembre del 2012, quando è stata approvata la ben nota Risoluzione 44 che impegnava il presidente della Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato (PdL), e il presidente della Giunta, Luca Zaia (Lega), a promuovere l’autodeterminazione dei veneti. Intorno a questo progetto si sono coagulati filoni ideali e politici trasversali, basta scorrere l’elenco dei firmatari del progetto. Una vera e propria organizzazione dal basso, trasversale, con molta idealità, che colpisce soprattutto per la moderazione dell’approccio ad una materia spinosa, calcolando che trattasi di una vera e propria rivoluzione istituzionale. Ma forse affascina proprio questo aspetto, l’idea di poter perseguire un progetto di tale portata innovativa intraprendendo una strada legale, pacifica, democratica, tutelata dal diritto internazionale. Dopo un forte entusiasmo iniziale e una capillare raccolta di firme ai quattro angoli della Lombardia, il comitato sembra alla ricerca di un salto di qualità organizzativo e politico. A fine estate 2013, per iniziativa di alcuni militanti di Color44, è nata AMI, Associazione Municipi indipendentisti, per mettere in rete i comuni e le province che hanno votato tale risoluzione. CoLoR44 è un comitato, diversi sono invece i movimenti e partiti politici veri e propri: Pro Lombardia Indipendenza (nato nel settembre 2011), la cui missione è proprio il raggiungimento della piena indipendenza politica ed economica della Lombardia dall’Italia, ben radicato nell’alto milanese e nel bresciano, il Fronte Indipendentista Lombardia, che mira anche lui all’autogoverno della Lombardia come Indipendenza Lombarda degli ex deputati italiani leghisti Bernardelli e Arrighini ( nato nel maggio 2013)  e Unione Indipendentista Lombarda Autodeterminazione. Passando dai partiti alle associazioni spicca senza dubbio 300 Lombardi per l’indipendenza, nato nel 2013, inizialmente nel gallaratese e poi via via allargatosi a tutta la Lombardia e dopo una manifestazione indipendentista a Pregnana Milanese ha ispirato la nascita di L.U.P.I. (Lombardi Uniti per l’Indipendenza) per cercare di coordinare e ottimizzare il lavoro e le proposte dei tanti movimenti e gruppi intervenuti. Ricordiamo poi altre due associazioni neonate Confederazione Ribelle e Terre Libere attive sul territorio con iniziative politiche interessanti e molto seguite.

Vasto e assortito il gruppo di movimenti, associazioni e centri culturali dal sapore identitario e con raggio d’azione territoriale più limitato rispetto alla Lombardia: Domà Nunch, attivo solo in Insubria, è un movimento eco-nazionale, una nicchia culturale molto identitaria, ma che ha alla fine sempre di mira l’autonomia del territorio di riferimento, come Brescia Patria, Alpi Insubria, Identità Pavese Lomellina Oltrepò, Identità ticinese, Movimento autonomista Valsiesiano Novara. Nell’ambito dei centri culturali svetta Terra Insubre che ultimamente ha preso posizione in materia, con accenti più politici rispetto all’impegno prettamente culturale del passato e basta scorrere il programma del Festival Insubria Terra d’Europa del 2013 per rendersene conto. A Varese c’è poi il Centro Studi L’Insorgente, riaggregato e rilanciato recentemente intorno a vari argomenti tra i quali l’indipendenza.

Ci sono poi ambiti collaterali alla causa indipendentista, movimenti e gruppi che hanno altre finalità, ma che agli argomenti dell’indipendenza lasciano molto spazio, appoggiano direttamente o partecipano alle iniziative di alcuni movimenti indipendentisti. Mi riferisco ad esempio ai Tea Party Lombardia, a Diritto di Voto, per non parlare poi di tanti gruppi di area liberale molto attivi sui social network.

Infine il mondo dei media. Non parlo di quelli tradizionali, quel mondo paludato, ingessato, in genere costituito da sepolcri imbiancati filogovernativi o comunque omologati al potere costituito sia esso istituzionale-politico oppure economico-finanziario anche locale. Parlo di iniziative editoriali più recenti, più genuine, più coraggiose e che concedono molto spazio al “Nord” e quindi anche all’indipendentismo. Segnalo ad esempio L’indipendenza ( finanziato quasi esclusivamente dagli ex deputati italiani leghisti Bernardelli e Arrighini), il nome è un programma, una voce battagliera senza mediazioni culturali di nessun tipo, si parla di indipendenza e di Lega Nord-italia, punto e basta. Poi c’è L’Intraprendente, una voce del Nord-italia, scrivono le più note firme e gli opinionisti più seguiti della cultura e del giornalismo vicino a parte dei movimenti e gruppi che ho menzionato più sopra. Il Giornale della Lombardia Indipendente focalizzato esclusivamente sugli argomenti inerenti l’indipendenza lombarda. Infine inserisco in questo elenco anche La Bissa de l’Insubria. La Bissa ha una veste giornalistica, ma conserva la natura del blog, o meglio del social media. Dedica molto spazio a gruppi identitari, a movimenti politici autonomisti e indipendentisti, a centri culturali che approfondiscono la storia e le radici locali. Molte volte si parla in prima persona anche di indipendenza seguendo una precisa linea editoriale che in parte è comprensibile già leggendo questo articolo. Proprio per la forte presenza sui social network e nel mondo dei blogger, mi piace vederla come una antenna o un catalizzatore di umori ed opinioni indipendentiste e liberali con le quali ci si confronta giornalmente. Il focus è l’Insubria e la Lombardia e si parla del mondo che riguarda la nostra audience maggiore: le Pmi, le famiglie imprenditoriali piccole o grandi che siano, chi fa il Pil, quel cosiddetto quarto capitalismo in salsa lombarda. Settori della società civile molto sensibili a “rivoluzioni” istituzionali che agevolino il miglioramento delle condizioni economiche e sociali nella regione, che facilitino l’uscita dalla più drammatica crisi della storia contemporanea. E questa redenzione può passare anche o soprattutto dall’indipendenza. Senza preconcetti e ideologia.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 dicembre 2013 da .

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