IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Pro Lombardia indipendenza: allarme agenti cancerogeni nell’acqua di Brescia!

di ALFREDO GATTA

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Giovedì 17 ottobre 2013 nella Commissione ambiente del Consiglio comunale di Brescia si è parlato di qualità dell’acqua nella nostra città.

Di fronte alla Commissione consiliare,  i rappresentanti di A2A (Rossetti e Tomasoni) hanno dovuto spiegare le modalità attraverso le quali viene gestito e controllato l’acquedotto di Brescia e illustrare i risultati delle analisi più recenti sulla concentrazione degli inquinati nella nostra acqua.

Questo incontro si è reso necessario  a seguito di una crescente preoccupazione da parte della cittadinanza, organizzata anche in comitati spontanei, riguardo le continue voci di un forte grado d’inquinamento dell’acqua che ingeriamo e che usiamo per la nostra igiene personale.

Pro Lombardia Indipendenza non è certo un movimento che vuol cavalcare facile allarmismi per tornaconto personale salvo poi abbandonare la questione quando essa non è più sotto i riflettori mediatici.

A noi interessa mettere in evidenza i problemi che colpiscono i Lombardi tutto l’anno e rischiano di comprometterne il futuro e non mollare mai fino a quando non riteniamo che ci sia un sufficiente grado d’informazione o che la situazione non sia risolta in maniera soddisfacente.

Per cui senza fare inutile demagogia e terrorismo vediamo d’analizzare oggettivamente quanto è emerso dalla seduta della Commissione consiliare per poi fare le opportune considerazioni.

A2A ha effettivamente ammesso la presenza nell’acqua di Brescia principalmente di composti organo-alogenati e di cromo (provenienti da attività industriali), di nitrati e antiparassitari (provenienti da attività agricole), di ferro, manganese, arsenico, idrogeno solforato e ammoniaca (provenienti da fattori naturali).

Tuttavia A2A, basandosi sui  dati rilevati nel corso del 2012, ha  dedotto che la situazione non è cambiata rispetto a due anni fa, rimanendo ampiamente entro i limiti di legge stabiliti dal D.lg. 31/01.

Per quanto riguarda gli elementi inquinanti oggetto di recente attenzione e dibattito  come il PCB e il Cesio 137, A2A ha dichiarato di  non aver mai rilevato (neppure in traccia) loro presenza nell’acqua che beviamo, invece  per il cromo esavalente, altro oggetto di denuncia mediatica, sono stati  divulgati in maniera criptica e ambigua e lasciati scivolare come semplici numeri dei valori che parlano di una sua concentrazione a volte inferiore ai  10 e a volte poco superiore ai  20 microgrammi/litro senza però darne una qualsiasi interpretazione (come mai?).

L’incontro si è concluso con l’intervento dell’Assessore all’Ambiente Fondra che, esprimendo il suo sollievo per la rassicurante relazione appena ascoltata, ha auspicato una sempre maggior chiarezza e trasparenza per quanto riguarda l’analisi e lo studio  della falda acquifera a Brescia.

Quindi tutto a posto?  La preoccupazione della cittadinanza bresciana è ingiustificata?

Assolutamente no, abbiamo dei seri dubbi a proposito.

Proviamo infatti a contraddire le conclusioni di A2A avvallate dall’Assessore Fondra,  prendendo per buono quanto detto all’incontro ma incrociandolo ed integrandolo con altre informazioni  e conoscenze provenienti da  nostre fonti serie ed attendibili.

Ammettiamo quindi l’ipotesi sostenuta della totale mancanza di PCB  e Cesio 137 nelle nostre acque ma partiamo dal primo dato incontrovertibile: dai rubinetti della zona sud-ovest di Brescia (quella tra via Dalmazia e il Villaggio Sereno), della zona nord-ovest (quella tra via Triumplina e l’Ospedale Civile) e della Bassa Val Trompia scende acqua con una certa concentrazione di  cromo esavalente.

La sua presenza, come ammesso da A2A attraverso i dati ASL, si aggira intorno ai 10/13 microgrammi per litro.

Una volta che abbiamo in mano questo dato che la stessa Amministrazione Del Bono non nega cerchiamo di rispondere a delle domande che ci sembra logico porre.

Che cos’ è il cromo esavalente?

Il cromo (Cr) è un elemento di transizione presente nell’ambiente in tre forme stabili: metallico, trivalente Cr (III) ed esavalente Cr (VI). Mentre la forma trivalente è caratterizzata da una tossicità relativamente bassa ed è considerata un nutriente essenziale, il cromo esavalente, presente in diversi composti di origine industriale, è considerato altamente tossico e sulla base di evidenze sperimentali ed epidemiologiche è stato classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo (classe I).

A che danni può portare il cromo esavalente?

La maggior parte dei composti del cromo esavalente sono irritanti per gli occhi, per la pelle e per le mucose, ed un’esposizione cronica ad essi può causare danni permanenti agli occhi, se non adeguatamente curati. L’ingestione di liquidi contenenti cromo provoca gravi gastroenteriti, con possibile danno epatico e renale. Il cromo esavalente è inoltre un famoso agente cancerogeno per l’uomo infatti è responsabile del carcinoma dei seni paranasali e del polmone.

Da dove proviene il cromo esavalente presente nella nostra acqua?

Dall’attività industriale passata di Brescia e della Val Trompia, infatti i bagni di cromo vengono utilizzati come protezione essenziale per tutti gli oggetti in metallo (dalle posate alle armi). Purtroppo fino a pochi anni fa le attività industriali hanno, con un atteggiamento criminale, scaricato le scorie liquide nei corsi d’acqua e nel terreno. A maggior riprova di quello che diciamo va considerata la geografia dell’inquinamento, il cromo non è un problema per i paesi a monte (Gardone Val Trompia, Nave) ma per quelli a valle (l’acqua di Concesio è la peggiore della Provincia con un dato di 21 microgrammi per litro).

Possibile che la Magistratura non si sia mai mossa per mettere un freno a questo tipo di attività industriale?

La situazione di Brescia e della Val Trompia è purtroppo comune a molte zone della Lombardia, ma, nel nostro caso, nessun pubblico ministero si è mai preso la briga di indagare su fabbriche notoriamente inquinanti rischiando magari d’inimicarsi le potenti lobby armiere della Val Trompia. In Lombardia in nome del profitto si è sempre chiuso gli occhi sulla nostra salute. Olona, Lambro e Seveso sono altri disastri ambientali che stanno a dimostrare questo.

Perché se l’attività industriale è ormai passata il problema è emerso solo ora?

Per una questione geo-fisica, infatti pur non essendo aumentate le fonti inquinanti,  i veleni rilasciati nell’ambiente sono discesi pian piano nel corso degli anni fino alla falda profonda.

Non esiste una legge che stabilisca dei limiti di concentrazione di cromo esavalente nell’acqua?

Lo Stato italiano parla di limite massimo di 5 microgrammi per litro per l’acqua di falda che si alza a 50 per quella che scende dal rubinetto di casa nostra. Questo limite specifico per il cromo in generale  è stato stabilito dall’Unione Europea 15 anni fa ma ad oggi nessuno Stato membro ha mai considerato un livello apposito per il cromo esavalente molto più tossico per l’organismo.

Inoltre per l’Organizzazione Mondiale della Sanità la concentrazione di cromo nelle acque destinate al consumo umano deve essere di norma inferiore ai 2 microgrammi per litro. Fa impressione il fatto che lo stato della California ha abbassato nel 2011 il valore guida del cromo esavalente negli acquedotti da 0,06 a 0,02 microgrammi per litro ovvero una soglia CINQUECENTO VOLTE  inferiore a quella presente a Brescia. Di conseguenza possiamo affermare senza timore che i limiti di legge usati dalla Stato italiano sono troppo permissivi.

A2A si rende conto della situazione?

Certo che si, infatti nonostante i limiti di legge molto concilianti A2A è stata costretta a mettere fuori rete pozzi che presentavano livelli di tossicità pazzeschi come quello del Villaggio Sereno (52 microgrammi/litro!!) e di Folzano (fino a 69 microgrammi/litro!!).

E il Comune di Brescia è al corrente?

Ovviamente si, difatti sono stai messi sotto controllo 46 pozzi, pubblici e privati, in particolare quelli di via Lamarmora e di Chiesanuova. Inoltre come annunciato dall’Ing. Capretti nell’incontro del 17/10/13 sono stati individuati i principali focolai d’inquinamento ovvero i siti Baratti&Inselvini e Forzanini. Obiettivo della Loggia sarebbe quello di portare i privati alla bonifica dal momento che il Comune non ha i soldi necessari per una simile operazione e certamente non li potrà  mai avere dallo Stato italiano.

Come possono tutelarsi nel frattempo i Bresciani?

Il Dottor Roberto Fanelli, capo dipartimento ambiente e salute del noto istituto di ricerche Mario Negri di Milano, interpellato dal Corriere della Sera-Brescia ha voluto allontanare ogni allarme su una possibile contaminazione epidermica facendo la doccia o aspirando i vapori dell’acqua calda. Tuttavia ha ammesso “un problema” soprattutto per i bambini per quanto riguarda l’acqua ingerita.

Il Dottor Fanelli come immediato consiglio pratico suggerisce di assumere quotidianamente  succhi di frutta ricchi di vitamina C che facilitano la detossificazione dal cromo esavalente.

Oltre a  questo ci sentiamo di suggerire a coloro  che hanno figli iscritti nelle scuole bresciane di prendere contatto con i dirigenti scolastici per far inserire nella mensa i boccioni d’acqua.

Per quanto riguarda invece una  possibile soluzione politica ad un problema ambientale  tanto delicato che si somma ai tanti altri che costituiscono la cosiddetta “bomba ecologica” bresciana di cui abbiamo in altre occasioni parlato è inutile specificare la nostra completa sfiducia nei confronti dello Stato italiano da cui vogliamo separarci e delle Amministrazioni locali corresponsabili di un simile disastro.

La proposta ventilata dall’assessore Fondra durante l’incontro della Commissione ambiente di costituire un “osservatorio” con funzioni di  sentinella dentro A2A ci pare quanto meno ridicola: che senso avrebbe costituire un osservatorio che osservi gli osservatori per il semplice fatto che non ci si può più fidare di nessuno? Forse è solo un modo per far pagare con i soldi dei Lombardi qualche nuovo stipendio pubblico? Il Comune con il suo 27,5% di azioni dovrebbe obbligare A2A a svolgere le sue funzioni “sociali” a servizio della comunità bresciana senza aumentare i ulteriormente i costi per i già tartassati Bresciani.

Forse la soluzione più idonea sarebbe coinvolgere l’Università Studi di Milano, che ha sviluppato sul tema competenze molto avanzate, e la categoria dei geologi bresciani per lo studio e lo sviluppo di un progetto condiviso da portare attraverso la Regione  all’attenzione della Comunità europea al fine d’accedere ai famosi finanziamenti europei per le bonifiche, unica minima  speranza per provare a venire a capo dei nostri grandi problemi ambientali provando ad aggirare le ganasce di uno Stato italiano che ci sta portando al collasso economico e al disastro ambientale.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 24 novembre 2013 da .

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