IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Lega Nord-italia, è ormai una nave destinata alla rottamazione.

lega pdl

Fonte: http://www.labissa.com

di CLAUDIO BOLLENTINI

Per i tanti che hanno a cuore il destino del Nord ( ndr. Nord di che cosa?) e della Lombardia non posso non seguire con una certa attenzione le vicende precongressuali della Lega. Direte voi, ma non hai niente di meglio da fare? E’ vero, si tratta di un evento di nessun peso politico e tanto meno storico, finirà infatti nel dimenticatoio in fretta, non inciderà più di tanto sulla sorte della politica nostrana, avrà una copertura mediatica bassa, niente a che vedere con lo spazio dedicato alla nascita di Forza Italia o al congresso del Pd. E’ la registrazione dell’ormai triste declino di quello che fu il movimento che meglio di chiunque altro interpretò problemi e richieste ataviche del Nord. Il tritacarne politico purtroppo fa il suo lavoro. Torniamo indietro di qualche mese. Cosa diceva Maroni e cosa sta succedendo ora? Peschiamo a caso tra le tante dichiarazioni una agenzia (ASCA) del 13 marzo 2013: “La Lega Nord non vuol ragionare sull’asse orizzontale destra-sinistra, ma su quello verticale Nord-Sud”, precisando inoltre che il confronto avverra’ “prima sul territorio che in Parlamento” sui grandi problemi del Nord, dal patto di stabilita’ all’infrastrutturazione, all’Expo. “Noi non tratteremo passando per Roma, ma per le Regioni e le citta’ del nord. Ne ho già parlato con Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, a proposito, ad esempio, dell’Expo”. Su tutto cio’ che riguarda il territorio, “noi – aveva sottolineato – vogliamo coinvolgere gli amministratori al di la’ del loro colore politico. Sono convinto che questo sia anche l’interesse degli amministratori di Lega, Pdl, Centrosinistra in Veneto”. Parole chiare, intenzioni scontate, restava da capire il “come” e con qualche buona dose di ottimistica aspettativa ci si attendeva qualcosa di concreto in merito dopo qualche mese di governo regionale e nell’attesa appunto del prossimo congresso federale della Lega. Non è successo niente.

Dopo il congresso del 2012, la Lega si è barcamenata troppo a lungo tra due poli opposti di attrazione. Il primo, dettato dall’istinto di sopravvivenza non tanto del movimento, ma della castina che lo governa, è rappresentato da chi vuole l’alleanza sempre più stretta ed indissolubile con il Pdl e con il resto del centrodestra con l’obiettivo di basso profilo di trasformare il Carroccio in una corrente nordista del Pdl o Forza Italia che sarà. Il secondo polo d’attrazione, nel tempo sempre più emarginato, è quello autonomista e indipendentista, irritato da qualsiasi forma di collaborazione e alleanza di stampo centralista e romano.

Elementi concreti alla mano, da un anno e mezzo a questa parte, dal congresso federale in poi, è maturata una rapida mutazione genetica del movimento dovuta ad un continuo succedersi di eventi subiti o comunque affrontati senza avere una strategia di partito chiara e solida, ma con invece idee ed obiettivi chiari solo nella testa dei “manovratori”, in primis Maroni. Le ultime vicende sembrano avviare la storia leghista ad un epilogo insignificante e in parte penoso. C’è un problema di consenso sia interno sia esterno. Il congresso che doveva sancire il dopo-Bossi è andato come tutti sappiamo. Per essere delicati, al cerchio magico è succeduto un altro cerchio, nessun ricambio generazionale, un arroccamento dei reduci della casta padana nel proprio fortino sempre più ammaccato e ridotto come dimensione. Ci si aspettava un rinnovamento forte, un nuovo progetto politico, nuovi obiettivi ed invece abbiamo assistito al più comodo rifugiarsi nei soliti slogan da usato sicuro riverniciati con la Macroregione del Nord. Ad un potenziale elettorato del Nord attento solo alle tematiche economiche, a come far ripartire l’economia, a come rilanciare le Pmi, a come venir fuori dalla crisi, si rispondeva con un programma e una comunicazione anni ’80, un macroscopico errore di marketing politico che non ha incantato nessuno. Il tutto ha avuto infatti come risultato l’emarginazione del movimento sulla scena politica e la fuga del consenso alle elezioni politiche, con la Lega praticamente scomparsa da gran parte del Nord e con una rappresentanza parlamentare insignificante numericamente. Un solo risultato questa strategia l’ha ottenuto: la sopravvivenza dei maggiorenti maroniani. Ed è quello che era sempre stato immaginato dai più nei mesi scorsi e che, se realizzato, avrebbe sancito la mutazione genetica della Lega.

Tale mutazione si è quindi materializzata plasticamente con la vittoria di Maroni in Lombardia. Qualcuno l’ha addirittura interpretata come l’alba di un nuovo giorno politico al Nord, in realtà il sogno è durato poco. La Lega si è trasformata velocemente in un movimento doroteo attento ad equilibri, visibilità, sottogoverno e manuale Cencelli. L’obiettivo è quello che ho scritto più sopra, i sognatori vedono la Lega futura come il partito del Nord federato con il Pdl, i realisti si accontentano di fare la corrente padana del centrodestra. Ora, al prossimo congresso Maroni punta su Salvini e chi lo segue è ultimamente bersagliato da uno spamming indipendentista e da messaggi da chiamata alle armi tipici della Lega di qualche tempo fa. Molto populismo, tanti slogan, ma poche soluzioni. Non basta avercela con qualche ministro, essere contro l’euro, volere l’indipendenza del Nord, occorrono soluzioni, programmi concreti e realizzabili. Altrimenti sono solo foglie di fico per indorare la pillola. Come in realtà sono. A nessuno di questi leader interessano questi temi, interessa solo “governare” e andreottianamente durare. Vedere l’operazione Tosi per credere. Rispunta poi Umberto Bossi che vuole riprendersi la Lega, scatenando retropensieri di ogni tipo, dall’operazione nostalgia alla manovra eterodiretta, da Berlusconi ovviamente. Un’operazione inutile e di retroguardia e che rischia di fare ulteriore male alla Lega.

Resta da capire dove andrà, cosa farà, come si organizzerà quella vasta parte del Nord e della Lega che ha creduto in passato alle grandi battaglie ideali del Carroccio, al principio dando fiducia a slogan o contenuti poco comprensibili ai più (ricordo Miglio), ma poi via via maturando una coscienza politica originale, autenticamente federalista o addirittura indipendentista. Una schiera di popolo oggi orfano di un contenitore politico in grado di interpretarne ideali ed umori. In gran parte un ex elettorato leghista in libera uscita, in attesa di riaggregarsi per nuove battaglie ideali e politiche. Una galassia eterogenea ancora da identificare con certezza intorno ad un progetto politico comune, solido e lungimirante. Qualcuno però resiste ancora all’interno della Lega, come Roberto Stefanazzi, candidandosi a segretario federale con un programma fortemente connotato dalle pulsioni indipendentiste tipiche della Lega dei tempi migliori. E’ una scelta rispettabile e coraggiosa, ma temo che, comunque vada, il problema sia la Lega, è ormai una nave destinata alla rottamazione. Staremo a vedere, di certo stiamo assistendo all’epilogo di una stagione politica e il nuovo non si capisce ancora dov’è e come si organizzerà. Al momento ci acconteteremmo di un rottamatore.

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Un commento su “Lega Nord-italia, è ormai una nave destinata alla rottamazione.

  1. perplesso
    7 novembre 2013

    Sig. Bollentini, come gufo ci sa fare ……………. Ma sa che gufare porta buono?

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Questa voce è stata pubblicata il 7 novembre 2013 da .

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