IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Visione e capacità politica per l’indipendenza economica (e politica) della Lombardia.

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Fonte: http://www.labissa.com

di CLAUDIO BOLLENTINI

E’ un Sos drammatico quello che arriva con cadenza quasi quotidiana dagli imprenditori, sia per voce delle associazioni datoriali sia direttamente da loro stessi. Giunge un richiamo, o meglio un grido al senso di responsabilità e alla capacità di prendere decisioni ora o mai più. Destinatari? La politica e le istituzioni. Lo sappiamo e lo diciamo continuamente fino alla noia, la priorità oggi in Lombardia è l’impresa, o si riparte da lì o la regione declina inesorabilmente avvitandosi nella spirale della povertà. Molte aziende chiudono, molte delocalizzano, tanti distretti industriali che hanno fatto la fortuna della nostra manifattura sono in disfacimento, migliaia ogni anno i giovani migliori e i cervelli in fuga. Stupisce l’incapacità e la lentezza nel prendere provvedimenti al riguardo per invertire la rotta, bloccare l’emorragia. La politica romana è ormai impantanata e immobile, arroccata nei privilegi, incapace culturalmente di capire la situazione, Prendete la questione fiscale ad esempio, da una parte Giorgio Squinzi che pone sul tavolo numeri, prospettive, soluzioni, concretezza, dall’altra un branco di ragionieri-politici ottusi con l’occhio sempre puntato alla poltrona… ops! al bilancio dello stato. Dialogo tra persone su piani diversi, ahimè. Nel frattempo il paese va a rotoli. La sensazione è quella di essere di fronte ad uno spettacolo irritante tra la tragedia e la farsa. Un teatrino fatto di politica politicante, di dilettanti allo sbaraglio, di gente ignorante ed inadeguata a qualsiasi ruolo di leadership, culturalmente grezza. Imperversa solo la decadenza, scenari da basso impero, degrado, per non parlare delle istituzioni ormai obsolete, screditate, più lente di un bradipo quando il mondo che conta prende decisioni in pochi minuti. Ma torniamo in Lombardia. Non c’è tempo da perdere! Non stiamo parlando di qualche entità astratta, stiamo parlando della regione in cui viviamo e del benessere nostro e delle prossime generazioni. Nel 2013 si è parlato d’altro. D’accordo, l’alibi sono state le elezioni e le campagne elettorali sono come al solito farcite delle solite cose impossibili, di promesse fantasiose, sogni romantici, ma nessuna concretezza. Se la storia non ci pensa prima lei, accantonare subito macroregioni, monete complementari, referendum contro la Kyenge, cantoni subalpini e altre inutili amenità e puntare la barra decisamente e solamente verso l’indipendenza economica della regione con iniziative e programmi politici liberali ed economicamente liberisti sostenuti da azioni eclatanti. Forse se ne è accorta anche la Lega Nord, uscita dal torpore della cadreghite sostenendo e partecipando alla recente iniziativa “Rompiamo il Patto” (di Stabilità), vedere articolo al riguardo. Ma la sensazione in generale non è molto positiva, sembra di andare a competere in Champions League con una squadra da oratorio. Si sentono ogni tanto lodevoli iniziative dettate da buona volontà e impegno, talora addirittura da buona fede, ma sono palliativi, mezze misure, la sensazione che si ha frequentando i vari consessi imprenditoriali in Lombardia è quella di essere governati da una classe politica non adeguata alla drammaticità della situazione che viviamo. Basti vedere la penosa storia dell’Expo2015 dalla assegnazione ad oggi. E’ forse l’unica e ultima occasione per invertire la rotta, mettere in mostra il meglio della regione, investire risorse pubbliche e private in quantità considerevole, insomma l’unico volano per uscire dalla crisi. Ed invece abbiamo assistito ad uno spettacolo penoso di litigi, cambiamenti di rotta, bassa cucina politica. Fortunatamente fermandosi ad un metro dal baratro e, facendo sistema, sembra che ora tutti remino dalla stessa parte. Ecco, forse questo potrebbe essere il momento per cambiare rotta e metodo e focalizzare l’attenzione di tutti verso l’unica cosa che interessa la popolazione lombarda e che va oltre la fine della crisi e della relativa recessione: la prospettiva, la garanzia di avere ancora un futuro in Lombardia per le imprese, per i giovani, per l’economia e la società in generale.

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Un commento su “Visione e capacità politica per l’indipendenza economica (e politica) della Lombardia.

  1. winnilian
    27 ottobre 2013

    bah… ho ben poca fiducia nei lombardi, omai son + italioti e pecoroni del peggiore dei meridionali, che al contrario i loro privilegi invece se li sanno difendere benissimo.

    e poi… cosa vogliamo fare? negli uffici della regione e delle amministrazioni la maggioranza sono mica lombardi… come pensate di convincerli a collaborare?

    se avremo l’indipendenza sarà solo perchè c’è la imporranno dall’ esterno (ne parlava un certo rothscild…) non certo perchè saremo in grado di prendercela da soli.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 ottobre 2013 da .

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