IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Lombardia, radiografia di una regione che non è in grado di ribellarsi?

Fonte: http://www.labissa.com

di GIOVANNI BATTAGLIA

Parlando di una possibile rivoluzione liberale, al fatto che potrebbe non succedere nulla nonostante esistano attualmente le condizioni ideali per i gruppi che intendano impossessarsi di un qualche potere politico. Semplicemente credo sia invece più facile per il cittadino, disgustato dalla situazione in cui versa il paese, lasciarlo per ricominciare la vita altrove.

Ma vi sono anche altre condizioni che impediscono che un cambiamento radicale avvenga. Come annotato da tanti commentatori, oggettivamente la demografia nel nostro paese gioca a sfavore di una rivoluzione liberale. Generalmente gli italiani sono troppo vecchi per rivoltarsi. Non scendono in piazza anche se il loro governo li sta tartassando a morte. Si sente spesso dire che “ci vorrebbe una rivoluzione” ma anche altri, spesso osservatori stranieri, dicono: “incredibile che qui nessuno si ribelli”. Iniziamo parlando della popolazione e della sua composizione:

Popolazione 0-14 anni: circa il 14% del totale. Non li consideriamo in quanto non in grado di ribellarsi.

Popolazione pensionata: circa il 23%. Conservatrice dal punto di vista politico, poco incline a scendere in piazza e troppo attaccati alla pensione e alla rendita, nella paura di perderla, per scendere in piazza

Popolazione 15-29 anni: circa il 13,5%. Probabili e potenziali ribelli, ma intenti a studiare e a non provocare problemi. Vivono grazie alla paghetta dei genitori, rispetto alla generazione precedente non sono interessati alla politica e sono molto propensi a scappare all’estero.

Popolazione oltre 30 anni, non pensionata: circa il 45,5% Se non sono disoccupati si tengono stretto il lavoro piuttosto che scendere in piazza. Se protestano, lo fanno per difendere l’interesse della loro categoria, non lottano per il bene della comunità. Piuttosto partecipano ad atti sporadici, ma rifuggono una rivoluzione.

Popolazione straniera: circa 8-9%. Non possono essere fautori di una rivoluzione, altrimenti si espongono e rischiano il probabile rimpatrio. In ogni caso sono disinteressati al bene dell’Italia.

Rimangono quindi ben poche persone disposte a battersi per un cambiamento radicale. LO avete intuito, le rivoluzioni le fanno i giovani incazzati, i disereditati, i disoccupati. Prendete qualsiasi primavera araba degli ultimi anni, notate solo facce giovani. Si, vero, vediamo giovani meridionali occupare uffici pubblici al Sud, ma sono eventi sporadici, anche se loro esprimono un autentico malessere.

Se la popolazione meridionale non scende in piazza, dove vi sono più giovani rispetto alla popolazione totale, figuriamoci in Lombardia, da decenni senza una popolazione maggiormente giovane. Allora da quale ceto potrebbe arrivare una grido di cambiamento? Consideriamo la potenza della Lombardia. Produce un quinto del PIL nazionale, con migliaia di PMI, con forte vocazione industriale. E’ proprio li la forza. Dal ceto produttivo, da migliaia di imprenditori, professionisti, commercianti. Quali strumenti hanno a disposizione? Difficile ottenere qualcosa bloccando autostrade, ferrovie, uffici. Il passaparola e i malumori via rete sociale? Mah. Proteste silenziose, sempre via passaparola e rete, di non comprare più benzina e sigarette? Hmmm. Gli scioperi e i blocchi si sono dimostrati inefficaci, fastidiosi per il resto alla società civile ed è persino una tattica noiosa e poco fantasiosa.

L’unica via pacifica in grado di provocare un cambiamento resta nel perimetro del potere economico. Deve partire da dove si può far male allo Stato centrale– dalle imprese e dal ceto produttivo. In una fase intermedia, una coagulazione di proteste fiscali potrebbe sortire un effetto dirompente. Andare oltre il solito No-Tax day… Un sciopero fiscale, ossia non pagare più i tributi o parti di essi, dalla regione più economicamente potente dell’Italia potrebbe giungere un messaggio forte a Roma. Mi viene in mente solo questo mentre scrivo, ma altre proposte sono ben accette. E’ da questo genere di proteste che possono scaturire cambiamenti e soprattutto l’indipendenza economica della Lombardia. Approfondirò il tema dello sciopero fiscale in successivo articolo.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 ottobre 2013 da .

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