IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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TRATTATO SULLA VIOLENZA Perché ribellarsi è dovere di ogni cittadino.

“La violenza, in generale, è un’azione compiuta da una o più persone che operano sinergicamente con lo scopo di arrecare danno a una o più persone. Col termine si indica comunemente l’azione fisica o psichica esercitata da una persona su un’altra (si può anche, nella specificità del termine, includerci l’azione fisica e psichica di un uomo su un animale).”
Il danno può non essere fisico, e la violenza può non lasciare lividi.

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CLASSIFICAZIONE MORALE
Condannabile se evitabile e gratuita, tollerabile quando spinta dal disagio individuale e dallo spirito di sopravvivenza, auspicabile ed un dovere quando assiste ai soprusi verso un’intera comunità.

la violenza difficilmente è la soluzione migliore, di solito non è nemmeno una soluzione, ma in specifici casi è l’unica soluzione.

E’ un retaggio animalesco sicuramente da criticare ed evitare, spesso può essere giustificabile, ed in casi estremi inevitabile se non addirittura auspicabile.

E’ palese che una violenza gratuita, vandalica, immotivata, nata dall’invidia, o quando semplicemente viola la libertà altrui, sia da denigrare e perseguire.

Vi è poi una violenza meno condannabile, quella nata da una situazione di forte disagio individuale, dalla fame, dall’istinto di sopravvivenza che la rende una necessità; in queste situazioni, ragionando da esterni è condivisibile sostenere che potrebbe essere evitabile, ma a mio avviso in questa situazione diventa già tollerabile, può essere contestualizzata e compresa, o quanto meno andrebbe evitat di demonizzarla a priori.

Esiste quindi una violenza necessaria, la cui assenza è più deleteria che la sua pratica, ovvero quando le leggi del buon senso civico smettono di avere validità, quando ci si trova ai limiti della società o le limitazioni di libertà divengono inaccettabili. Quando diventa evidente quale sia lo strumento che provoca tale fenomeno, quali siano i suoi attori ed in che modo si manifesti subdolamente ponendosi al di sopra della possibilità di essere affrontato altrimenti, allora la violenza è auspicabile e diventa quasi un dovere di un cittadino.

LA PEGGIORE FORMA DI VIOLENZA: QUELLA PASSIVA
Quindi la violenza può essere suddivisa in ulteriori due categorie: quella attiva, fisica, diretta, che comprende quanto appena esposto e quella passiva, che rappresenta una quarta categoria morale, in quanto quella maggiormente Temibile.
E’ quella forma di violenza che non si manifesta in modo diretto e attivo, ma viene protratta in modo subdolo, con espedienti diversi, solitamente il plagio è il più diffuso.
E’ la più deprecabile e pericolosa di tutte perché annienta la violenza attiva dell’individuo, assoggettandolo al suo volere.
Se noi agiamo con una violenza attiva verso un individuo, il nostro operato genererà per reazione altra violenza attiva nei nostri confronti.
Se noi agiamo in pacato e la reazione sarà altrettanto ammorbidita disinnescheremo la violenza attiva nella controparte.
In questo modo il risultato è duplice:
-Induce nell’altro comportamenti che altrimenti non avrebbe.
-Riduce la Violenza attiva potenziale nell’altro.
Questo tipo di violenza lo subiamo durante tutta la nostra vita, senza accorgercene, anzi a volte ringraziamo e paghiamo per subirla: In televisione, a scuola, al cinema, sul lavoro.

STRUMENTO DEL NUOVO STATO DI POLIZIA:
La demonizzazione della violenza attiva un mezzo del regime; vi sono atteggiamenti ben peggiori della violenza, tipo relazionarsi a situazioni di difficoltà individuale e sociale inermi, senza fare nulla. Queste sono le situazioni predilette dai regimi totalitari moderni: se nel secolo scorso si infondeva la paura come mezzo di controllo, ora lo si fa ad un livello più inconscio: non si ha più paura della violenza e della repressione dello stato di polizia, si ha paura della violenza della popolazione che sostiene le proprie ragioni. Oggi è cosi che si controlla una popolazione, togliendole la voglia di ribellarsi, demonizzando chi protesta e lamenta i soprusi, identificando chi non si conforma alla volontà del regime di propria iniziativa ed additandolo come violento. (NO TAV, ULTRAS, STUDENTI).
Ora è più corretto parlare di infondere la sicurezza percepità come forma di controllo

VIOLENZA PASSIVA DEI MEDIA:
I palinsesti televisivi sono costruiti per sdrammatizzare le questioni importanti ed enfatizzare quelle marginali, una vera e propria operazione pianificata che sta facendo da una parte assuefare al sentimento di impotenza, e dall’altra sta desensibilizzando alla protesta, spegnendo ogni reattività emotiva. Vengono poste le difficoltà come cose inevitabili e irrisolvibili, e contemporaneamente non viene lasciato il tempo di pensare e riflettere, subissandoci di infiniti, incalzanti, estenuanti adempimenti: fisco, contributi, tasse, tariffe, bolli, benzina, ecc., non è possibile per noi capire cosa stia realmente accadendo, e soprattutto non è possibile organizzarci di conseguenza.

Il senso di impotenza, grazie ai mezzi di comunicazione di massa sta contagiando la società occidentale in maniera capillare, le persone oramai sono completamente apatiche e prive di volontà di cambiamento.

Parlano in modo infantile, ottenendo dal pubblico un atteggiamento infantile: fate attenzione al tono delle pubblicità e dei conduttori di telegiornali, agli argomenti trattati nei programmi di informazione; propongono ed elogiano facili per buonismi, offrendo cosi al pubblico la possibilità di sentirsi compassionevole, dalla parte dei buoni, a posto con la propria coscienza, perché è il solo modello di tranquillità e ordine che fa comodo a chi mantiene il potere.
Cosi il migrante viene sfruttato a piacimento sia che ammazzi a picconate un passante, piuttosto che muoia durante una attraversata in gommone: non è un problema l’orientamento politico dello spettatore, hanno trovato il modo di trarre la sua reazione a proprio vantaggio in entrambi i casi, lo stato emotivo lo farà propendere per uno dei due schieramenti dicotomici parte dello stesso sistema, e disinnescherà ragionamenti ed opere moderate volte alla soluzione del fenomeno.
Si è disinnescata la violenza attiva nello spettatore grazie al bombardamento mediatico, e si sposta l’attenzione additando proprio una certa categoria come violenta.

VIOLENZA PASSIVA NELL’INFANZIA
La prima vera forma di violenza che subiamo, è la manipolazione mentale che subiamo fin dall’infanzia:
i modelli che ci vengono sottoposti, l’istruzione che riceviamo, i medicinali che ci somministrano, tendono a limitare l’intraprendenza, l’entusiasmo e la forza vitale dei bambini, che si manifesti con processi distruttivi o costruttivi.
Le diagnosi di patologie quali ADHD (attention deficit hyperactivity disorder) nei bambini americani, statisticamente assimilabili a sindromi collettive ipocondriache, hanno prodotto un fenomeno di dipendenza da medicinali (riltalin in primis) che rendono inermi e impassibili agli stimoli esterni i bambini.

L’intervento avviene anche in modo più soft, quasi piacevole, le favole moderne parlano di eroi che vanno a cavallo in calzamaglia bardati di azzurro, non fanno la guerra, non girano il mondo in cerca di avventura, si accontentano di gironzolare per il loro boschetto (o orticello), magari sono Principi, ma non si preoccupano delle sorti del loro regno. Sebbene un’intera popolazione dipenda dalle loro imprese, scelte, e capacità di comando, loro sono troppo dediti  a conquistare solamente la loro principessa. Evito di interpretare la figura della principesse per non sfociare nel misoginismo e risvegliare un desiderio di violenza femminista nei miei confronti.

DIMOSTRAZIONE DEGLI EFFETTI DELLA VIOLENZA PASSIVA SULL’ATTUALITA,
 Leggevo il post di una mamma proprio oggi che lamentava le varie notizie di attualità in televisione e chiedeva se non fosse meglio mettere un bel cartone della Disney; la misoginia lascia il posto allo sconforto, accentuato dall’approfondimento delle tematiche di cui si lamentava:
Immigrazione, razzismo delle curve, indulto.
Ora, presupponendo che immigrazione e razzismo in particolare sarebbero temi da affrontare si, ma in modo meno strumentale se li si volesse davvero ridimensionare, risulta palese che la propaganda stia raggiungendo i livelli di allarme.

ULTRAS
Si sta creando tensione in un determinato ambiente, già abbondantemente messo sotto una pessima luce che ne evidenzia solo i lati negativi. La violenza attiva viene circoscritta ad una categoria specifica, come se gli ultras fossero una  categoria ben identificabile, come gli immigrati per l’appunto, o gli operai, o gli studenti: chi guarda la televisione non capisce che quelli sono i loro figli o nipoti, colleghi o clienti, o a volte pure datori di lavoro. L’unico messaggio che passa è che sono una categoria violenta e la violenza è da condannare.
La propaganda di regime parla di discriminazioni territoriali, chiude le curve, opinionisti si indignano più per uno sfottò da stadio (per l’appunto) che per le esternazioni di un presidenta della republica colluso in modo vomitevolmente palese.
Fa parte del gioco: si crea un problema che non esiste per non affrontare il tema vero. Il campanilismo è sempre esistito, negli stadi almeno da trent’anni, e con tutti i problemi dei nostri tempi, non è comprensibile perchè si puntani i riflettori proprio su questo fenomeno.
L’obbiettivo ovviamente è duplice: si disinnesca una componente violenta della società e quindi pericolosa, e se ne riduce la libertà di tutta la società, con il consenso e l’appoggio dell’opinione pubblica:
Vietati gli striscioni
Vietati i tamburi
Vietati i megafoni
Vietate le trasferte senza tessera ( sembra una legge degli anni 30 quando per vivere avevi bisogno della tessera del partito )
Obbligo di biglietto nominale,
Vietati gli ombrelli quando piove ( anche per le persone anziane )

Diversamente da quanto lamentano gli ultras non credo che l’obbiettivo del regime sia solo di eliminare i gruppi organizzatti, ma il piano più generale è di disinnescare un ambiente ancora poco omologato: per quanto sopravvalutare il calcio sia un vizio dello stereotipo del cittadino manipolato, è pur vero che difficilmente un tifoso di curva è uno spettatore del processo del lunedi o di QuiStudioaVoiStadio.

NO TAV
Al di la della bontà o meno dell’opera, si tratta di un altro lampante ed attualissimo esempio di violenza passiva: la protesta dei cittadini viene strumentalizzata, lo stato si definisce sovrano […] e delegittimata cosi le proteste della popolazione e la sua violenza attiva.
La televisione mostra giovanotti incappucciati ma non gli abitanti dei paesi, identifica i protestanti come facinorosi appartenenti ai gruppi sociali, non importa che siano il giornalaio ed il panettiere del paese ed il leader della protesta sia un giovanotto di terzà età.
Si arriva a chiedere leggi speciali in difesa degli agenti, non bastassero le divise e la dotazione.
E cosi lo spettatore condanna i teppisti, i comunisti fascisti, invita i manifestanti ad occuparsi di temi più scottanti o di protestare a Montecitorio, dove verranno sicuramente accolti ed ascoltati.
Alla propaganda fa comodo puntare i riflettori sulla questione della TAV, che non è di facile lettura ed opinabile sui benefici e necessità, piuttosto che parlare di altre situazioni simili, come il MUOS in Sicilia, dove l’evidenza dell’obbrobrio è più oggettiva e meno manipolabile.

Purtroppo la memoria, come o più delle bugie, ha le gambe corte e nel giorno dell’anniversario della strage, voglio ricordare che anche i cittadini di Erto e Casso lamentavano i rischi del monte Toc, ma probabilmente anche loro furono tacciati di eccessiva riluttanza ad una opera utile allo Stato.

PERCHE RIBELLARSI E’ UN DOVERE DEL CITTADINO
La definizione che Wikipedia da di regime è la seguente:
“Il regime totalitario è caratterizzato soprattutto dal tentativo di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendo l’assimilazione di un’ideologia: il partito unico che controlla lo Stato non si limita cioè a imporre delle direttive, ma vuole mutare radicalmente il modo di pensare e di vivere di tutta la società”.
Riprendendo gli effetti della violenza passiva, di  indurre nell’altro comportamenti che altrimenti non avrebbe, e di disinnescare la violenza attiva, notiamo che come questa caratteristica si sposi bene con la finalità del regime totalitario in modo quasi disarmante.

Se la violenza passiva disinnesca quella attiva, è altrettanto vero che la violenza attiva disinnesca quella passiva, la soluzione dell’equazione è palese, per evitare di subire forme di violenza passiva l’unica soluzione è agire, ed il mezzo migliore per disinnescare la principale arma del regime è agire attivamente.
Ovviamente non sto parlando di scendere in strada e distruggere la città, ricordo che la violenza è più generalmente un’azione compiuta da una o più persone che operano sinergicamente con di lo scopo di arrecare danno a una o più persone, o in questo caso, il danno al regime è la salvezza del cittadino.

 

di DAVIDE BETTENZANA – pro Lombardia indipendenza

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Questa voce è stata pubblicata il 11 ottobre 2013 da .

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