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Dove va la Lombardia dopo la Lega Nord?

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Fonte: http://www.labissa.com

di Claudio Bollentini

Leggo un sondaggio elettorale settimanale di Technè, pubblicato su SkyTg24 del 28 giugno 2013, in cui si rilevano i soliti minimi spostamenti da uno schieramento politico all’altro, questa volta la crescita è a vantaggio della sinistra. Colpiscono però alcune tendenze al’interno degli schieramenti con spostamenti anche interessanti delle preferenze, colpisce ad esempio il costante declino della Lega arrivata ormai al 2,8%, una percentuale da irrilevanza politica, superata pure da Fratelli d’Italia.

In un paio d’anni la Lega ha perso più di tre quarti dei voti, sopravvive solo grazie a Maroni e alla sua rete di potere in Lombardia e a un pulviscolo di sindaci di piccoli comuni nell’area prealpina ed alpina, però a forte rischio ridimensionamento nella tornata elettorale della primavera 2014. Usando una terminologia da prima repubblica si direbbe che l’elettorato della Lega Nord sia in libera uscita, scottato da scandali e nepotismo, fiaccato dalla mancanza di risultati politici evidenti, stanco dei soliti slogan e parole d’ordine ormai svuotati di contenuti e di sogni, disincantato di fronte al mancato rinnovo radicale della dirigenza del partito. Delle sorti della Lega Nord credo non si interessi quasi più nessuno al di fuori del recinto dei militanti che resistono, però tale partito ha interpretato a fondo sentimenti e tendenze della Lombardia, ha rappresentato la questione settentrionale portandola all’attenzione della politica, ha governato per tanti anni ai vari livelli. Quindi, per chi è interessato allo sviluppo delle dinamiche politiche e dei conseguenti flussi elettorali nella Lombardia  nel prossimo futuro, tale crisi di consenso e di rappresentanza e quello che ne verrà sono sicuramente di interesse. Non entro nei motivi di tale collasso politico, ne ho già parlato in altri articoli precedenti che vedo ahimè lungimiranti e quindi ancora attuali. Mi soffermo invece sull’elettorato lombardo, sull’elettorato target della Lega Nord, cercando di capire e interpretare la situazione e cercando di immaginare possibili eventuali sviluppi. Fatto 100 il mercato elettorale leghista (pari più o meno ad un terzo dell’elettorato globale in Lombardia), oggi chi vota Lega Nord sarà si e no il 25% di tale segmento, aggiungiamo poi che tale mercato elettorale nel tempo è sempre stato connotato da contorni molto frastagliati, labili, elastici e quindi per chi capisce un minimo di comunicazione politica, dato questo presupposto, l’obiettivo di recuperare voti con una proposta politica di alto livello, non ideologizzata e flessibile operativamente potrebbe addirittura allargare il bacino elettorale di riferimento a scapito di altri partiti e non solo dello stesso schieramento politico. Tant’è che in più occasioni la Lega Nord in alcune realtà locali ha raccolto ben oltre il 50% delle preferenze elettorali. Da parte della Lega Nord arrivano pochi segni di vita e dire che negli ultimi mesi c’è stato un congresso e due campagne elettorali e quindi l’impressione che tale partito non riesca più a presidiare il suo mercato elettorale è ormai chiarissima a qualsiasi osservatore e non è quindi da escludere nel breve periodo che qualcuno cominci ad occupare questo spazio in modo sistematico. Tenteranno di penetrare in tale mercato i partiti della coalizione o poi altri partiti di altri schieramenti, ma non sarà una operazione facile, oggi è il sistema dei partiti, il partito stesso ad essere in crisi, screditato e delegittimato dal corpo elettorale, incapace di essere altro rispetto ad un mero comitato elettorale o di potere. Basti vedere le percentuali sempre più importanti dell’astensionismo e dell’antipolitica, più del 50% dell’elettorato ne ha le tasche piene di politica, partiti e via discorrendo. Più probabile che tale mercato politico sia via via occupato da movimenti e gruppi informali nati dal basso sulle macerie della Lega Nord, recuperando argomenti e battaglie non nuove, ma lasciate a metà, rimettendo in sesto una certa base militante in via di disfacimento. La Lega Nord sembra una immensa calotta dalla quale si staccano ogni tanto grossi iceberg, un interessante spin-off politico, oggi c’è più Lega fuori dalla Lega che nella Lega Nord. Addirittura ci sono militanti leghisti che frequentano altri partiti in modo palese, ma nella più totale buona fede. Il consenso si riorganizza essenzialmente in due modi: nelle liste civiche, che ormai numericamente hanno da tempo superato il consenso della Lega Nord vera e propria e nella nascita o espansione di altre iniziative politiche siano essi partiti, comitati spontanei o gruppi culturali. Questi ultimi sono i fenomeni più interessanti, parlo ad esempio del movimentismo in area indipendentista, numericamente non vasto, limitato molte volte nell’azione dal settarismo, ma colpisce la qualità della proposta politica e delle persone che se ne fanno carico. Lo stesso dicasi per i movimenti o i centri culturali identitari, colpisce il seguito che hanno, ma anche appunto la qualità della proposta. E poi, proprio sul collasso della Lega Nord, pullulano gruppi informali più o meno carbonari, la maggior parte dei quali hanno a che fare con il mondo indipendentista. Guardo questo universo dall’altra parte, con l’occhio di chi edita e dirige un giornale, un media però molto interattivo, con numerosissimi feedback quotidiani (anche più di mille) che consentono di avere il polso della situazione e la percezione del cambiamento delle tendenze del consenso post-leghista. Specialmente in ambito imprenditoriale, per esempio. Siamo in Lombardia, la parte produttiva, chi fa il Pil, oggi non vota Lega Nord, chiede altro, chiede la riforma dello Stato in modo iper-liberale, non vuole più sentire parlare di partiti, di cricche di potere, di mafiette da sottogoverno, vuole vedere fuori dal sistema tutti quei parassiti che per anni hanno sopravvissuto alle spalle di chi produce, vede nel governo centrale il Moloch da abbattere, l’origine del cancro che sta divorando il Paese e la società. La crisi ha poi accentuato queste tendenze portando molti a condividere sentimenti ed idee molto radicali ed eterodosse che in passato guardavano con sospetto o con sarcasmo. Tanti, chi poteva e chi può, si sono arrangiati da soli, la secessione se la sono fatta da sé, la fuga di cervelli e di giovani che valgono, la delocalizzazione di attività, patrimoni e famiglie altrove, magari dietro l’angolo, in Ticino. Un fenomeno, guarda caso, ignorato dalla politica politicante. Ma gli altri? E chi non può fare scelte di questo tipo? Oppure, dati i certi ed innegabili validi fondamentali della nostra regione, come fare a recuperare questo spicchio pregiato di società delocalizzata? Oggi nel mercato della politica manca una proposta di alto livello e globale che intercetti questi sentimenti, queste richieste, queste necessità, mancano forze politiche e statisti in grado di riformare veramente lo Stato e le istituzioni. Si spera che questa ultima fase dell’agonia della attuale classe politica e dirigente sia breve, che questa infinita transizione abbia fine e che finalmente nuove offerte politiche si affaccino all’orizzonte. E che magari si rimedi all’errore fatto poco più di 150 anni fa….

 

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2 commenti su “Dove va la Lombardia dopo la Lega Nord?

  1. Ferruccio Bracci
    29 giugno 2013

    Condividiamo il concetto espresso, ma è ora di arrivare al dunque,siamo troppo frastagliati,ognuno coltiva il proprio orticello,l’unica forma che può unirci è la COMUNITA’ LOMBARDA UNITA, questa è la nostra proposta, punto e basta!
    Ferruccio Bracci

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Questa voce è stata pubblicata il 28 giugno 2013 da .

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