IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Con la Lega Nord nessuna indipendenza, buttato un quarto di secolo!

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Scrivo queste righe in risposta all’articolo di Stefano Bruno Galli comparso sabato 22 giugno 2013 su L’Indipendenza, e alla discussione che ne è scaturita. Di questo articolo mi piace tra l’altro il riferimento agli “apparati burocratici e amministrativi, pieni di zecche, di pidocchi e di parassiti, come diceva Gianfranco Miglio”. Concordo: il costo della politica è anche quello relativo alle migliaia di parassiti che siedono e si sono seduti in passato sugli scranni dei governi e parlamenti locali e centrali, tutti emanazioni dirette dello stato piovra italiano, centralista e accentratore. I costi di questi signori, una parte importante dei quali leghisti, sono ingenti e non ammontano certo a un euro al giorno, visto che a stuoli di sanguisughe incompetenti, inconcludenti, disoneste e cialtrone stiamo pagando costosissimi vitalizi e pensioni.

Ma il costo principale della politica è lo spoils system ben descritto nel recente articolo di Enzo Trentin. Il costo immane è quello della compravendita del consenso, che porta i partiti, nessuno escluso, ad acquistare la propria rielezione attraverso favori personali, appalti ad amici, parenti, amici dei parenti e parenti degli amici, lobbies, corpi intermedi e corporazioni fedeli alla logica del voto di scambio. Quasi sempre in rotta di collisione con il merito, il mercato inteso come spontaneo e libero scambio, e l’interesse prevalente di ciascuna comunità. Il costo insostenibile è anche quello associato ai costi solo a prima vista immateriali delle inefficienze e degli sprechi di tempo e risorse pubbliche, peraltro carpite a viva forza dalle tasche di contribuenti ormai esangui come quelli lombardi e veneti. È quello della burocrazia lenta, corrotta e attenta solo a fare il minimo per la collettività e il massimo per il proprio “insgabellamento” a vita.

Un giorno andai a far visita ad un pezzo grosso della Lega in Lombardia, con tanto di Alberto da Giussano con spadone sul tavolino, per proporgli un’idea, un percorso di preparazione dei giovani attivisti sui temi del federalismo e della democrazia diretta. Cosa di cui ovviamente non si fece nulla, vista la natura di quel partito. Stupido io. Bene, il politico in questione commentò con i suoi assistenti: “Questa è la prima volta che qualcuno viene da me per propormi un progetto anziché chiedermi un favore”. Questo in risposta a chi mi viene a parlare della “parte buona della lega che è il suo elettorato”. In generale, l’elettorato di un partito verticista non ha altra scelta che affiliarsi al potere in modo clientelare, non avendo ALCUNA POSSIBILITÀ di incidere sul proprio futuro e su quello della propria comunità con strumenti di deliberazione popolare che contrastino lo strapotere autoreferenziale della classe dirigente.

L’indipendenza di Lombardia e Veneto, le due regioni favorevoli alla devoluzione nel 2006, si raggiungerà solo a condizione che, usando argomenti seri, riusciamo a raggiungere non solo gli elettori della lega, ma in particolare tutti coloro che la lega ha disgustato senza possibilità di appello. Il lavoro di comunicazione da fare è lungo, e deve rivolgersi agli attuali elettori di tutti gli schieramenti, mirando a chi in Lombardia e in Veneto non vive di Stato, cioè la stragrande maggioranza dei cittadini. Senza settarismi ideologici o macroeconomici di sorta. Fugando una volta per tutte quell’immagine così diffusa tra la gente, e non a torto, dell’indipendentismo padano come costola dell’etnonazionalismo novecentesco europeo di estrema destra. E mirando anche a tutti coloro che si sono rifiutati di far la coda per deporre la scheda nell’urna, un gesto avvertito come una forma di piaggeria e ossequio verso il regime, come una triste pantomima di democrazia. Un gesto che è diventato sempre più umiliante di turno elettorale in turno elettorale.

Io credo che in questo quarto di secolo gli intellettuali della Lega (poch e mal tràa insèma, con una sola radiosa eccezione) abbiano sbagliato tutto il possibile e anche di più. Le ragioni a favore di una progressiva autonomia di Lombardia e Veneto, fino all’indipendenza, sono ragioni che collimano a perfezione con gli interessi del 90% dei lombardi e dei veneti. Nonostante questo la lega è riuscita a raccogliere consensi minoritari e a dissiparli progressivamente per molti motivi su cui non val la pena tornare per l’ennesima volta.

Occorre ricominciare da capo, parlando del perché l’italia non farà mai altro che “comprare” nei fatti chi sta al suo gioco (come ha fatto con diversi leghisti) grazie al canto delle sirene del potere clientelare, e al contempo succhiare fino all’ultima goccia di sangue alla nostra gente. Occorre far capire che il modello che proponiamo non ha a che fare IN ALCUN MODO con l’odio e il disprezzo  per gli altri, ad oggi unico argomento “forte” di alcuni esponenti leghisti, nella migliore tradizione di 25 anni di “sbragi ma denci nò” (urlo ma non mordo) del deposto sciamano leghista.

Occorre partire dal modello di stato che vogliamo costruire, che è antitetico allo stato centralista italiano, e poggia sulla SOVRANITÀ DEI CITTADINI CONTRIBUENTI SUI PIDOCCHI GOVERNANTI E LORO AFFILIATI, e su un’architetura di governo in cui il potere sia sminuzzato fino a farne coriandoli, per consentire il massimo controllo possibile sugli abusi che QUALSIASI potere centrale, anche un potere tutto celtogermanico, tende invariabilmente a perpetrare, come la politica lombarda ci insegna da 30 anni.

Un controllo da esercitare grazie al CONFERIMENTO DI POTERI LEGISLATIVI AI CITTADINI, che li potranno esercitare mediante referendum e iniziative popolari, detenendo, comunità per comunità, un potere superiore a quello dei loro delegati, i quali non avranno altra scelta che mettere in atto verbatim le deliberazioni della loro cittadinanza. Un’architettura di governo che preveda il PRIMATO DELLE COMUNITÀ LOCALI sul governo federale, quest’ultimo da intendersi soltanto come un tavolo di incontro e coordinamento tra i rappresentanti delle comunità medesime. Questa cultura non ha MAI fatto parte del DNA centralista di un movimento sciamanico, paternalista e verticista come la lega, e dunque è una coscienza tutta da costruire. Da capo.

Scommettiamo che se parlassimo di autodeterminazione in questi termini, e non com’è stato fatto finora dalla crème del partito romano Lega Nord, la gente ci verrebbe dietro a frotte? Abbiamo bisogno di mezzi di comunicazione sempre più potenti. Abbiamo bisogno che quei pochi che ancora possono investano su un’idea nuova di autodeterminazione, riconoscendola come l’unico futuro possibile per questa landa asservita da 152 anni agli stravizi di una satrapia statalista lontana, obsoleta e stracciona.

di GIACOMO CONSALEZ

(Aderente al movimento Pro Lombardia Indipendenza)

pro lombardia piccolissimo

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Questa voce è stata pubblicata il 24 giugno 2013 da .

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