IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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LEGA NORD, THE END: il morente movimento leghista rappresenta il passato e cerca di resistere e tirare a campare, ma il futuro è un altro e si chiama indipendenza della Lombardia!

 

Fonte : http://www.labissa.com/

 

Sto leggendo qualsiasi cosa contenga dichiarazioni,commenti,riflessioni e quant’altro riguardi i risultati dell’ultima tornata elettorale appena conclusa e che ha determinato una netta vittoria del centrosinistra e la conseguente sconfitta del centrodestra soprattutto in alcune roccaforti della Lombardia e del Veneto. Nella sconfitta generale del centrodestra spicca la netta debacle leghista, la perdita in città simbolo come Treviso e poi Brescia e Brugherio per rimanere in Insubria, ma soprattutto emerge il consistente calo elettorale che ha portato il Carroccio abbondantemente sotto il 10%. Onestamente non riesco a sintetizzare e a trarre delle conclusioni dalla lettura di tutto il materiale raccolto, compresi i tanti post su facebook o i tweet di militanti e sostenitori del movimento. Troppa confusione e poi tanti insulti, livore, contrasti personali, voglia di vendette sommarie, poco materiale riguarda invece l’analisi politica rigorosa del risultato. Lo stesso Maroni non è stato molto loquace, ha incassato la sconfitta e se l’è cavata con “il nostro consenso è congelato”. In attesa di tirar fuori delle idee sensate perché quello che si legge qua e là denota proprio la mancanza di progetti di alto profilo e vasto respiro per rilanciare con qualche possibilità di successo un partito allo sbando. Ho addirittura sentito di una riproposizione degli Stati Generali, una inutile messa in scena che ha già incassato un flop l’anno scorso, luoghi dove si parla di massimi sistemi e sesso degli angeli, si stilano ambiziosi decaloghi, ma poi la realtà è un’altra cosa. Approfondendo il verbo di Maroni, ma leggendo anche quello che scrivono altri dirigenti a cominciare dall’eurodeputato Matteo Salvini, la sensazione generale è che il gruppo al comando speri di cavarsela guadagnando tempo e facendo affidamento sulla tradizionale Lega Nord dalle sette vite come i gatti, come già dimostrato in tante fasi della ormai lunga storia del Carroccio. Sembra che cerchino di limitare i danni, di mantenersi in un limbo politico in attesa di tempi migliori, cercano solamente, anche con appelli scontati e un po’ naif, di serrare le fila e rigenerare le truppe. Un po’ poco per sopravvivere a medio termine. La Lega Nord sembra un guscio vuoto, ha perso sintonia con i tradizionali bacini di consenso, a cominciare dal mondo produttivo, dalle Pmi, la colonna vertebrale del benessere e della forza economica della Lombardia e del Veneto,oggi in crisi profonda. E’ scomparsa da tempo dalle grandi città, è sparita a sud del Po, ha una presenza ormai insignificante in Piemonte, è collassata in Veneto. Resiste in parte nella Lombardia della fascia prealpina e nelle tradizionali roccaforti nelle vallate alpine. Ma è un tessuto che resiste non per motivi inerenti la qualità dell’offerta politica, piuttosto regge su due fattori creatori di consenso: le cadreghe e le feste. Si le cadreghe, e non mi riferisco tanto al sottobosco di potere nei comuni o nelle province, ma a quello che ruota e ruoterà in regione Lombardia. Nei piccoli comuni incombe l’incubo delle amministrative del prossimo anno dove andranno a votare centinaia e centinaia di piccoli e piccolissimi comuni e in quell’occasione l’involuzione leghista italo-padana potrebbe raggiungere il punto più basso, facendo scomparire la presenza di tanti sindaci leghisti, quelli che rappresentano l’ossatura militante del movimento. Tornando alla Regione Lombardia, basta dare una occhiata alle nomine in corso, tutti personaggi pescati nella corte degli adepti più fedeli che si spera in questo modo resistano alle lusinghe di altre sirene, che compattino, da truppe scelte quali dovrebbero essere, la base e lo zoccolo duro in disfacimento. Ma quello sulle nomine è un argomento che merita approfondimenti che faremo sicuramente in futuro. Per quanto riguarda le feste leghiste colpiscono alcuni elementi che chiunque può verificare facilmente se avesse la voglia di trascorrerci qualche ora in una di esse. Nel mio caso mi è capitato di andare, insieme ad una amica ben introdotta in zona, alla Ader Fest in quel di Adro (BS), comune della Franciacorta in posizione strategica tra Valcamonica, Bergamo e Brescia nonché facilmente raggiungibile dalla bassa, paese noto per il suo sindaco Oscar Lancini, quello della scuola intitolata a Gianfranco Miglio con insegne e simboli del Sole delle Alpi collocati ovunque. Tale festa ha fatto il pieno e credo che sarebbero invidiosi anche quelli del Movimento 5 Stelle che ultimamente hanno riempito piazze e comizi. C’era tutto l’armamentario di queste occasioni: banchetto con i soliti gadget, militanti con le solite magliette, salamelle e birra, complessino musicale, insomma il solito dejà-vu. E poi i discorsi, che ahimè sono sempre gli stessi, un rito stantio svolto in pochi minuti, presentato dal leader locale e la partecipazione del pezzo da novanta in trasferta. Si giustificano le disfatte, si lanciano non ben precisate iniziative politiche, si cerca di motivare le truppe aggrappandosi anche a iniziative altrui come il referendum per l’indipendenza della Lombardia. Ma la gente è distratta, certo resta la gente e non erano pochi, ma manca la passione. Gli elettori, quelli che fanno i numeri veri per vincere le elezioni sono spariti, inghiottiti nell’astensionismo, preda del disincanto o della protesta fine a se stessa. Il popolo delle cadreghe e le feste possono ancora garantire una certa tenuta del consenso anche se con percentuali da prefisso telefonico, ma forse sufficienti per garantire piccole rendite di posizione a qualche ras locale. Ma l’osservatore più acuto si chiede se tutti quelli seduti ai tavoli ad addentare salamelle fossero effettivamente elettori leghisti. Qualche dubbio viene di sicuro parlandoci. Parlo infatti con alcuni militanti e semplici curiosi, mi colpisce la sparizione assoluta di Bossi dall’orizzonte di chiunque, morto e sepolto politicamente. D’altra parte la candidatura di Renzo Bossi nel 2010 alle regionali in provincia di Brescia sembra una ferita ancora aperta. Maroni viene visto come un super-democristiano intento a mediare posizioni a favore della sua cricca, di Salvini apprezzano la continua presenza mediatica, ma non sembra godere di molte simpatie come leader supremo. Da tanti colgo l’intenzione di non rinnovare la tessera e comunque di limitare al minimo impegni e mansioni. Pochi si fidano del nuovo corso. D’accordo, il militante medio è sempre stato un malmostoso, dalla critica facile, polemico, se non peggio, ma alla fine si allineava senza fiatare. Ma lo stesso militante medio si è forse stancato di non contare nulla, ha dato fiducia a leader e programmi e dopo tanti anni dedicati alla causa ha preso atto solo di fallimenti politici e scandali vergognosi, cornuto e mazziato. Alla Ader Fest era presente il tavolino per la raccolta di firme a sostegno della iniziativa di CoLoR44 ed è bastato vedere il via vai di persone a firmare e ascoltare i relativi commenti per rendersi conto di alcuni cambiamenti in atto. Una iniziativa seria e ben strutturata nata al di fuori della Lega, ma che ovviamente trova terreno fertile tra i seguaci leghisti, leader compresi. Molti non sapevano esattamente cosa stessero firmando, ma la proposta era chiara e netta: vuoi una Lombardia indipendente? Ma non ci doveva pensare la Lega Nord e magari tanti anni fa? Evidentemente il partito si sta destrutturando laddove resiste ancora un certo tessuto di consenso radicato e si riaggrega intorno a battaglie sensate, ma in modo più libero e democratico, dal basso direi. Questa e tante altre iniziative e proposte che nascono al di fuori dei tradizionali confini del leghismo potrebbero essere una opportunità per non disperdere un patrimonio di consenso e relazioni politiche più che ventennali, un networking strategico che sicuramente tornerà buono in una successiva fase politica di cui non si conoscono ancora le fattezze e i contorni. Altrove è più complicato, il movimento è imploso o sparito, ora si cerca, come in Veneto, di chiudere con le minori perdite possibili la stalla, ma i buoi sono già scappati con tanti saluti ai progetti e alle visioni di Tosi e alla sua nuova destra colorata di verde. Staremo a vedere.

di CLAUDIO BOLLENTINI

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Questa voce è stata pubblicata il 13 giugno 2013 da .

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