IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Lombardia: regge solo con l’export extra Ue. Che ci sta a fare in Italia?

Fonte: http://www.lindipendenza.com/

Interessanti, davvero interessanti i dati che un collega della filiale milanese mi ha girato ieri. Si tratta delle cifre contenute nel rapporto di Bankitalia, sulla base di stime Prometeia, riguardo la situazione economica della Lombardia. Faccio un rapido sunto del quadro generale.

Anche se la crisi è stata meno accentuata rispetto al resto del Paese, nemmeno la Lombardia si è salvata dalla recessione ma vi è un unico, valido stimolo alla crescita cui appigliarsi: l’export. Stando al rapporto lo scorso anno il Pil della Lombardia è diminuito a prezzi costanti del 2%, portando a oltre 3,5 punti la perdita in termini di prodotto interno lordo dal 2008. E la prima parte del 2013 non sta mostrando segnali di ripresa. La crisi nella regione, che da sola vale un quinto dell’economia nazionale, colpisce maggiormente industria e costruzioni, mentre i servizi hanno recuperato i livelli pre-crisi. Nell’industria è infatti proseguito il calo di attività iniziato nella seconda parte del 2011: lo scorso anno il valore aggiunto dell’industria è diminuito del 2,7% a prezzi costanti. E anche nei primi tre mesi dell’anno in corso la produzione industriale è scesa del 2,4%. Se confrontata con il picco pre-crisi, raggiunto nell’ultimo trimestre 2007, la produzione industriale in Lombardia è scesa complessivamente del 13,9%. All’economia lombarda è mancato anche il traino del settore dell’edilizia residenziale: le compravendite si sono dimezzate rispetto al 2006 ma i prezzi sono scesi solo del 5,7%. In più, in Lombardia in tutti i settori è significativamente aumentato il numero di imprese uscite dal mercato per cessazione di attività: le procedure fallimentari aperte nel 2012 sono state circa 2.800, il 6,1% in più rispetto al 2011. Dal 2008 i fallimenti sono cresciuti quasi del 90%.

L’unico stimolo alla crescita, come vi dicevo, è venuto dalle esportazioni, che hanno continuato a espandersi, pur debolmente, spinte da quelle verso le destinazioni extra-Ue, che si portano ben al 47% del totale. Nel 2012 le esportazioni lombarde di beni hanno registrato un aumento del 3,7% (+10,8% nel 2011), con le vendite nei Paesi esterni all’Unione cresciute del 10,1%, trainate da Usa e Svizzera. Ho cercato allora di capirne di più, di trovare qualche altro numero e qualche altra conferma. Ad esempio le tre province che pesano di più sulle esportazioni totali: Milano (35,6%), Brescia (12,4%) e Bergamo (12,2%). Lo confermano i dati dell’indagine «L’internazionalizzazione delle imprese lombarde», promossa da Confindustria Lombardia e presentata a metà aprile scorso. Per la maggior parte delle aziende lombarde la crescita delle esportazioni nel 2012 ha rappresentato l’unico vero toccasana a garanzia della loro sopravvivenza, stando alle cifre emerse dalla ricerca, condotta su un campione di 4mila imprese di cui mille attive sui mercati esteri. Una conferma della supremazia lombarda in ambito export: se nel 2011 la percentuale lombarda rappresentava il 39,9%, con un fatturato nazionale di 104 miliardi di euro, il 2012 si è chiuso con il 41,2%, toccando i 108 miliardi. E ancora la conferma che il futuro dell’export lombardo è extra-Ue: cambiano, infatti, le destinazioni delle aziende lombarde per i prossimi anni in termini di esportazioni, visto che nel triennio 2013-2015 concentreranno i loro sforzi per crescere soprattutto nel mercato russo, in Brasile, oltre a Cina e India. E, come avete visto, già Usa e Svizzera sono top-buyer dei vostri beni. Ed è un trend chiaro, perché scomponendo i dati e le percentuali nei rapporti con i mercati esteri come ha fatto l’Istat recentemente, si capisce che la Lombardia non solo ha poco a che fare con l’Italia ma addirittura con l’Ue, insomma ha vocazione globale verso Paesi che crescono, dinamici e con forte propensione al libero mercato. Vediamoli un po’. Nel primo trimestre 2013, Lombardia (-4,4%), Emilia Romagna (-6,6%) e Piemonte (-5,4%) sono le regioni che hanno contribuito maggiormente alla diminuzione delle vendite verso i paesi Ue, mentre tutte e tre queste regioni hanno mostrato – come già detto – sensibili incrementi delle vendite nei mercati extra Ue. Ma anche le esportazioni di Puglia (-22,6%), Sicilia (-18,2%) e Liguria (-18,3%) verso l’area comunitaria sono in sensibile diminuzione. Per Marche (+13,4%), Lazio (+3,5%) e Valle d’Aosta (+3,0%) si rileva, invece, un aumento delle vendite verso i paesi Ue.

Per quanto concerne le vendite sui mercati extra Ue, le regioni per le quali si rilevano le maggiori diminuzioni nel primo trimestre del 2013 sono (in ordine di contributo alla diminuzione delle esportazioni nazionali verso quest’area): Sicilia (-5,2%), Puglia (-7,2%), Campania (-3,6%), Friuli-Venezia Giulia (-4,2%) e Sardegna (-3,9%), mentre si rileva appunto un significativo aumento per Lombardia (+4,2%), Piemonte (+12,4%) ed Emilia Romagna (+7,5%). Più nel dettaglio l’Istat rileva come nel primo trimestre 2013 i principali contributi alla diminuzione delle esportazioni nazionali sono dovuti alle vendite della Lombardia in Germania (-5,6%), della Sardegna in Spagna (-47,6%) e della Toscana in Svizzera e Francia (rispettivamente -16,5% e -16,3%). Risultano in forte diminuzione anche le vendite del Lazio in Germania e Francia (rispettivamente -17,9% e -18,4%) e della Sardegna in Turchia (-89,6%). In notevole aumento risultano, invece, le vendite del Lazio in Belgio e Giappone (rispettivamente +282,9% e +124,9%) della Liguria verso i paesi Opec (+146,1%), delle Marche verso il Belgio (+84,3%) e della Sardegna verso la Francia (+233%).

Ora, ve lo chiedo sommessamente, con tutto il rispetto e da inglese, quindi non parte in causa: ma cosa ci restate a fare con l’Italia, un Paese che non vi serve, vi drena ricchezza, uccide e vostre imprese di tasse e burocrazia (quando potrebbero essere dei cavalli di razza) e ha interessi strategici divergenti dai vostri, come i dati dell’unico driver di ripresa – l’export, soprattutto extra-Ue – hanno dimostrato chiaramente? Il mercato interno non vi serve paradossalmente e quasi quasi nemmeno quello Ue, tato più che la crisi dell’eurozona è ben lungi dall’essere terminata e ora inizieranno nuovamente i tremori sui debiti sovrani, quindi con lo spread destinato a salire e salire ancora. Se riuscite a espandervi ancora nelle aree forti e ricche del mondo con i vostri prodotti, cari amici lombardi ma non solo, potete farcela da soli e ripartire. Certamente, le Regioni devono darvi una mano e d’ora in poi gettare il sangue in questo comparto, tramutando gli assessorati al Commercio in macchine da guerra e non appendici dei ministeri di Roma. Se aspettate di uscire dalla crisi con l’Italia o con l’Ue, rischiate di fare una brutta fine. Il mercato è un giudice che sa premiare il merito, la politica no.

di CHRIS WILTON

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Questa voce è stata pubblicata il 11 giugno 2013 da .

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