IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Movimento politico o comitato referendario?

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Alessandro Ceresoli ( pro Lombardia Indipendenza) ci segnala un interessante riflessione del Segretario Nazionale di Indipendenza Veneta Lodovico Pizzati dove viene rimarcata l’importanza e la differenza tra un vero movimento politico indipendentista e un comitato referendario indipendentista.

Ecco a seguire la riflessione di Lodovico Pizzati:

Indipendenza Veneta in 12 mesi ha operato su due piani: da un lato ha fatto passi da gigante come ideatore e promotore del referendum per l’indipendenza del Veneto, dall’altro lato ha partecipato agli appuntamenti elettorali. Il percorso referendario entusiasma perché è un progetto veloce che non aspetta elezioni, e trasversale perché batte su un chiodo condivisibile da tutti i veneti, portando unitarietà di intenti. Partecipare a votazioni, per quanto possa aiutarci nella crescita di soci e attivisti è un’impresa senz’altro più faticosa, ma gioca un ruolo essenziale per almeno due ragioni:

Primo, se fossimo esclusivamente un comitato referendario saremmo come un leone senza zanne e artigli. La nostra pressione la facciamo sugli attuali rappresentanti istituzionali, ma è efficace proprio perché rappresentiamo un potenziale competitor. Senza le zanne elettorali i nostri sforzi finirebbero per portare acqua a questo o quel partito italiano, e ciò rappresenta un incentivo a non soddisfare le nostre istanze e a dilungare perennemente i tempi. Come potenziale avversario, comunque non allineato con gli attuali schieramenti italiani, rappresentiamo un rischio ma anche una opportunità che non può essere ignorata. Otteniamo risultati trasversali proprio perché non possiamo essere catalogati come un’associazione che porta acqua a questo o quello schieramento italiano.

Secondo, non possiamo pensare che il lavoro di Indipendenza Veneta si fermi con l’indizione del referendum, perché questo non comporta un’automatica dichiarazione di indipendenza. L’esito positivo di un referendum dà un mandato per dichiarare l’indipendenza del Veneto, ma devono essere i rappresentanti eletti dal popolo veneto, in Regione o anche nei comuni, a prendere atto di questo mandato ed agire. Diventa perciò fondamentale rafforzare la nostra presenza elettorale perché siamo l’unica forza politica emergente che non fa capo alla partitocrazia italiana. Anche senza raggiungere un 51% di voti, un consolidamento elettorale di Indipendenza Veneta sarà cruciale per i passaggi successivi all’esito referendario: dichiarazione di indipendenza del Veneto e assemblea costituente.

Ora, nel 2014 avremo sia le elezioni europee sia il rinnovo delle amministrazioni di oltre 350 comuni veneti. E’ un impegno che può sembrare enorme, ma fattibilissimo ed inevitabile se vogliamo veramente essere una forza politica presente in tutto il territorio. Guardando i risultati delle amministrative del 2013 notiamo che il miglior risultato lo abbiamo ottenuto in un comune (Vedelago) che ha incominciato a lavorare sull’obiettivo amministrativo a giugno 2012. I comuni dove non siamo riusciti a raddoppiare (Sona e San Donà) sono quelli dove siamo partiti tardi per comprensibili ragioni. Io sono contento di tutti i nostri risultati comunali perché partivamo da situazioni diverse, ma se c’è una lezione da imparare è che abbiamo tutto il tempo necessario per essere presenti in centinaia di comuni nel 2014, fare la nostra bella figura anche sul piano europeo, e forzare la dichiarazione di indipendenza del Veneto forti anche del mandato referendario.

Per ottenere questo dobbiamo però partire ora. Nel 2013 abbiamo avuto pochi appuntamenti elettorali, ma molto rappresentativi spalmati dal Garda al Livenza: un capoluogo di provincia (Treviso), tre comuni sopra i 15.000 abitanti (San Donà, Sona, Vedelago) e tre comuni sotto i 15.000 abitanti (Lazise, Nervesa, San Stino). Sappiamo del raddoppio in percentuali dovuto al crollo di affluenza degli elettori non indipendentisti, ma guardando i voti, a febbraio in questi 7 comuni avevamo preso 2066 voti, mentre a maggio 2971: un aumento assoluto di voti del 44%. Questo significa che rispetto ai 33mila voti presi in tutto il Veneto a febbraio, oggi abbiamo un potenziale minimo di 50mila elettori (tenendo conto di un astensionismo massimo). Se abbiamo ottenuto questo in solo 3 mesi, immaginate cosa possiamo fare nei prossimi 12 mesi. Il messaggio che abbiamo è unico, la fine dello stato italiano è inarrestabile. Non abbiamo altra scelta che affrontare questa sfida, perché siamo l’unica risposta politica ad un colonialismo addomesticato grazie alla partitocrazia italiana, e siamo l’unica chance per riportare benessere alle nostre famiglie e alla nostra comunità.

Lodovico Pizzati
Segretario – Indipendenza Veneta

indipendenza veneta

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Un commento su “Movimento politico o comitato referendario?

  1. Federico
    29 maggio 2013

    Indipendenza Veneta sta crescendo davvero: sanno cooperare con tutti (da Zaia a Valdegamberi, alla sinistra… Petteno’, ad esempio), hanno sostenuto con forza il processo referendario – anche se in parte vede all’opera altre forze e sanno presentarsi ovunque (a parte l’incidente di Vicenza) e dare un’immagine moderna e moderata dell’indipendenza. Complimenti a Pizzati, Cantarutti, Morosin e tutti gli altri.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 maggio 2013 da .

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