IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Politica, mafia e giustizia italiota……….la soluzione? Il suicidio dello stato italiano!

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“SE LO STATO ITALIANO VOLESSE DAVVERO SCONFIGGERE LA MAFIA, DOVREBBE SUICIDARSI!” di Leonardo Sciascia

 

Salvatore Petrotto ci scrive da Agrigento (Sicilia) e pubblichiamo:

Le durissime dichiarazioni del neo ministro dell’Interno, già ministro della Giustizia, l’agrigentino Alfano, contro i violenti contestatori NO TAV della Val di Susa, sono il primo terribile biglietto da visita di un enfant prodige, allevato presso la corte di Berlusconi.
Non dimentichiamo la durezza e l’asprezza di talune leggi che riaffermano un principio caro alla Destra estrema, oseremo dire che consacrano un’idea fascistissima , quella della tolleranza zero, buone soltanto ad infierire sul popolo per massacrarlo.
Salvo ad assicurare un’insopportabile impunità ed una lunga serie di sporchi e spesso indecenti privilegi , quali il famoso lodo alfano, concepito per stoppare i processi contro Berlusconi, di cui conserviamo sempre una lucida memoria.
Angelino, è stato uno tra i più umili cavalier serventi del suo nume tutelare prodigandosi nel salvaguardarlo, oltre che con delle leggine ad personam, attraverso una rete di rapporti politico-istituzionali trasversali !
Ma l’indomito Silvio è caduto ugualmente e, per giunta, in ossequio ad una sua stringente legge sulla prostituzione minorile.
Gli si è ritorta contro, col caso Ruby!
Il magistrato Ilda Bocassini, quasi come se si trattasse di una sorta di Dantesco contrappasso, ha chiesto la sua condanna proprio per induzione alla prostituzione minorile.
Ai sensi e per gli effetti di due leggi che portano la firma di due ex ministre (amazzoni), dei governi Berlusconi e cioè la siciliana Prestigiacomo e la campana Carfagna.
Ma anche sul conto del buon e post democristiano Angelino Alfano, sono iniziate a circolare su face book e non solo, delle strane ed inquietanti notizie che depongono assai male sul suo conto.
Ricorderete un po’ tutti quanto arcigno e risoluto si sia dimostrato Angelino, quand’era Ministro della Giustizia, in materia di inasprimento della legislazione antimafia.
Basta un semplice sospetto, contenuto in un semplice verbale di polizia, sul conto di un presunto mafioso, per essere tutti quanti inseriti in una sorta di black list micidiale.
Se si tratta di un politico, un professionista, un imprenditore, basta far tesoro di un rapporto redatto da un investigatore, per perdere tutti quanti i diritti politici e civili! Quattro righe di un maresciallo ed il gioco è fatto! Chiunque, più o meno inconsapevolmente, può essere ritenuto in grado di favorire delle eventuali infiltrazioni mafiose, presso un ente od un’azienda, pubblici o privati che siano, per essere depennati da tutto!
Non puoi svolgere attività politica, non puoi più fare l’avvocato o l’ingegnere, non puoi continuare a svolgere nessun’altra attività imprenditoriale.
Questi verbali di polizia le chiamano informative tipiche od atipiche, secondo la gravità delle valutazioni espresse dal questurino di turno.
Il contenuto di tali accertamenti si basa sempre sulle frequentazioni di quel cittadino, alla stregua della cosiddetta santa o maledetta inquisizione di manzoniana memoria.
A volte come si fa a sentire l’odor di mafia, questo forse bisognerebbe chiederlo anche a sua Eccellenza il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il quale ha fortemente voluto che tutta l’attività di accertamento, facesse capo ad una sorta di Stato di Polizia, oggi sotto la sua regia, nella qualità di responsabile supremo di tutte le forze dell’ordine.
E si, perché in queste attività di indagine, i magistrati non intervengono.
Si tratta di misure interdittive comminate soltanto dagli organi di polizia.
Provvedimenti, come ben potete capire che, a volte, servono ad apporre una sorta di marchio di infamia ad un politico, un professionista od un’azienda!
Spesso, a favore delle aziende colpite da tali misure, sono i TAR che si pronunciano, mettendo in evidenza l’infondatezza di valutazioni di polizia che si basano sulle delle assai presunte possibili infiltrazioni mafiose, tutte da dimostrare!
State attenti, basta che un semplice parente di un presunto mafioso abbia avuto un contatto, il più delle volte casuale, con il titolare di un’azienda od un professionista perché scatti questa sorta di interdizione, di divieto di continuare a svolgere le proprie usuali attività.
Intanto si fa il danno preventivo!
Poi si vede in sede giudiziaria, chi ha torto e chi ha ragione!
Ma chiaramente non sempre la legge è uguale per tutti!
Come sosteneva lo scrittore inglese Orwell ne ‘La fattoria degli animali’ tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.
Per la maggior parte degli italiani, il gesuitico sospetto è ormai veramente divenuto l’anticamera della verità! Anche per volere dello stesso attuale Ministro dell’Interno che ha, come detto, fatto inasprire le pene per i possibili condizionamenti mafiosi.
Stranamente, il nostro Angelino è garantista quando si tratta di fare approvare le leggi ad personam od a manifestare a Milano ed a Brescia, anche da Ministro dell’Interno, per chiedere l’assoluzione di Berlusconi .
Ma diventa terribilmente giustizialista con i NO TAV ed i suoi ex amici siciliani!
Noi dobbiamo dare spiegazioni alle autorità di polizia riguardo alle nostre frequentazioni, ai nostri amici e parenti.
Se solo un nostro vicino di casa ha un qualche consanguineo in odor di mafia, tutti quanti dobbiamo essere per lo meno un po’ preoccupati!
Guai a frequentarlo!
Ed invece l’ex Ministro della Giustizia e nuovo inquilino del Viminale, da anni si fa accompagnare ed ha come portavoce, una certa Danila Subranni, figlia dell’ex Generale dei Carabinieri dei ROS Antonio Subranni, oggi sotto processo a Palermo per la Trattativa Stato-mafia. Era colui che Paolo Borsellino indicò come “Punciuto” (affiliato alla mafia), pochi giorni prima di morire, alla moglie Agnese Borsellino.

Dal Sole 24 ore vogliamo adesso estrapolare un’immagine ed un profilo un po’ più dettagliato di questo particolare connubio politico e professionale.
Si tratta, come sostenuto dal Giornale di Confindustra di “una simbiosi scandita anche dai passi ormai perfettamente sincronizzati: Angelino Alfano avanti, sempre sorridente, mentre lei, imperturbabile, lo tallona. Sono cose che non s’imparano, che devi avere nel sangue. La fedeltà, il silenzio, persino l’andatura marziale di questa quarantenne, sono tutti tratti ereditari. Danila è figlia del generale dei carabinieri Antonio Subranni, capo dei Ros dal 1990 al 1993, un investigatore della benemerita che per quelle strane coincidenze del destino ha incrociato tre fatti cruciali della storia della mafia in Sicilia: nel ’78, allora giovane maggiore a Palermo, svolge le indagini per l’omicidio di Peppino Impastato, il militante di estrema sinistra di Cinisi che si ribellò allo straporte mafioso di Tano Badalamenti. Fu Subranni, insieme con tutto lo staff investigativo, a propendere per la tesi, che poi si rivelerà totalmente infondata, secondo la quale Impastato fosse vittima di un attentato terroristico ordito da lui stesso; nel ’93, secondo i giudici della Corte d’assise di Firenze, Subranni, nella qualità di comandante dei Ros, fu informato dal colonnello Mario Mori, suo sottoposto, della trattativa instaurata con l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra per il tramite di Vito Ciancimino; infine, colleziona un’indagine di favoreggiamento alla latitanza del boss Bernardo Provenzano, da cui è stato in parte scagionato (il Pm ha chiesto l’archiviazione). “

Ma per chi rompe, strilla, si ribella, od ha il coraggio di scrivere queste cose, le conseguenze spesso fan soffrire ed a turno ci dobbiamo consolare.
Mi spiego un po’ meglio!
Nel nostro piccolo, nell’agrigentino, nel regno di Angelino Alfano, 25 sindaci, associazioni dei consumatori e di categoria, sindacati, comitati e partiti politici, negli ultimi anni, hanno messo in evidenza delle infiltrazioni mafiose e delle palesi illegalità che riguardano la società di gestione del servizio idrico integrato, Girgenti Acque.
Si tratta di prove documentali, di esposti –denuncia, contro una società privata che gestisce l’acqua ed inquina a più non posso nella provincia più assetata d’Italia, con tariffe che sono 11 volte superiori rispetto a quelle, ad esempio, della città di Milano!
Si attendono ancora risposte!
Salvo a scoprire che, i diretti familiari di alcuni esponenti delle forze dell’ordine impegnate in attività d’indagine relative proprio a Girgenti Acque, sono stati, magari di recente, ed esattamente a marzo di quest’anno, assunti proprio presso Girgenti Acque!
Ma questo è niente, spesso, la pratica del non far del male agli altri, in onore di un amichevole compromesso, per ottenere qualcosa in cambio, è un metodo consolidato!
E’ diventata quasi una prassi, quella di ottenere dei benefici personali da parte di alcuni ben individuati esponenti delle forze dell’ordine, mentre vanno a caccia dei reati altrui!
La Procura della Repubblica di Agrigento, ad esempio, ha mandato, qualche mese fa, un avviso di garanzia per corruzione, al comandante provinciale del Nucleo Investigativo sul Lavoro dei Carabinieri, il maresciallo Antonino Arnese.
Sapete perché?
A parere della Procura, ha sistemato la moglie presso un’azienda oggetto dei suoi controlli investigativi.
Assieme a lui, nell’ambito della stessa inchiesta, è stato pizzicato, per violazione del segreto istruttorio, niente di meno che il comandante della sezione della polizia giudiziaria dei Carabinieri, in servizio proprio presso la stessa Procura della Repubblica di Agrigento, il maresciallo Vincenzo Mangiavillano, prontamente trasferito a Castelvetrano.
Ma il comandante in capo, l’agrigentino Alfano, sa di queste cose?
Lo sa che cosa succede nella sua provincia?
La sua portavoce, la figlia del Generale dei Carabinieri Subranni, potrebbe magari suggerirgli cosa bisogna fare quando la cultura del sospetto ha il sopravvento e sistematicamente, chissà perché, prima o poi, ti fa arrivare dritto diritto, indossando le vesti di imputato, dentro le aule di giustizia o di ‘ingiustizia’, se preferite!
Purtroppo per noi, papà Subranni, non è il solo di una triste, anche questa, black list, dei presunti cattivi servitori dello Stato.
C’è anche il generale Mario Mori, imputato assieme a Subranni, negli stessi processi relativi alla trattativa Stato-mafia od ancora l’ex capo dei ROS (Reparti Operativi Speciali), sempre dei Carabinieri, il generale Gianpaolo Ganzer, condannato in primo grado a 16 anni di reclusione, per associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti e tanto altro ancora.
Insomma, in fin dei conti stiamo solo parlando dei vertici nazionali dell’Arma dei Carabinieri!
Certo, si potrebbe dire che anche la polizia annovera le sue vittime illustri!
Al di là del già ‘scontato’ caso del dirigente di polizia, Bruno Contrada, legato sempre a questioni di mafia, recentemente, l’ex vicecapo nazionale della Polizia, Nicola Izzo, risulta sotto processo in due Tribunali della Repubblica, quello di Roma e quello di Napoli, per appalti truccati e truffe.
Credo che Angelino farebbe bene a riflettere un po’ di più prima di infierire sui NO TAV o su degli inermi poveri disgraziati che, a volte, hanno avuto solo il torto di incappare, ingiustamente, nelle strette maglie di quelle leggi assai punitive e restrittive, messe a punto da lui e dal suo dante causa, il Cavaliere Silvio Berlusconi.
Per non continuare a ripeterci, caro ministro Angelino: chi è causa del suo mal pianga sé stesso!

Salvatore Petrotto

 

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Questa voce è stata pubblicata il 19 maggio 2013 da .

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