IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Viva il nuovo movimento separatista! Ma sono scettico…

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Fonte: http://www.lindipendenza.com

Riportiamo l’articolo pubblicato in data odierna dal Quotidiano Online “l’Indipendenza” a firma di Leonardo Facco, dove il giornalista si rivolge al suo Direttore Gianluca Marchi, in seguito a due consecutivi editoriali dello stesso Marchi dove si auspica la nascita di un grande movimento separatista:

Editoriale del 9 maggio 2013: http://www.lindipendenza.com/forse-e-il-momento-di-un-movimento-decisamente-separatista/

Editoriale del 11 maggio 2013: http://www.lindipendenza.com/una-nuova-stagione-separatista-ecco-come-potrebbe-essere/

 

Caro Gianluca, ho letto e riletto i tuoi due ultimi editoriali in cui – giustamente spazientito dal regime infame che governa questo paese – rilanci la necessità di un movimento genuinamente separatista. Non posso non concordare con le tue intenzioni, non foss’altro che per il fatto che indipendentista lo sono da sempre e che, fondando anche insieme a te questo quotidiano, l’intenzione è da subito stata quella di riuscire a coagulare intorno ad esso un gruppo di volonterosi intenzionati a fare quel che oggi stanno facendo in Catalunya, Scozia, Fiandre, Paesi Baschi ed altrove nel mondo: secedere dallo Stato-nazione che li tiene al guinzaglio.

Ciò premesso, non ho critiche da muovere alla tua idea. Spero trovi concretezza al più presto. Concedimi solo di svolgere il ruolo dello “scettico” (dopo oltre vent’anni di esperienze sul campo ho perso un po’ lo smalto dell’entusiasta), sottoponendoti quelle che a mio avviso potrebbero rappresentare alcune criticità di cui dovresti (o dovreste) tener conto. Sarò, dunque, didascalico ed elencherò una serie di punti che presumo dovrai prendere in considerazione.

1- Questione Lega Nord. Bene hai fatto a chiarire che questo partito politico non ha più nulla a che spartire col separatismo e che quel che hai in testa di progettare insieme ad altri va oltre l’esistenza del Carroccio. Ciononostante, non puoi pensare che trent’anni di macerie lasciate lungo il percorso dal leghismo non abbiano conseguenze anche su quel che tu hai in animo di fare, perché nel bene (poco) e nel male (molto) la stragrande maggioranza delle persone con cui avrai a che fare sono state “contaminate” dal verbo bossiano (il tutti contro tutti attuato dal “capo” ha fatto scuola tra i suoi nipotini), compresi certuni che oggi si dichiarano indipendentisti e puristi, ma che fino all’altro ieri andavano in giro coi fazzolettini verdi in tasca, si facevano eleggere nei consigli comunali grazie al “Sole delle Alpi”, nella speranza fosse arrivato il loro turno per riscuotere la prebenda. Il mio timore, insomma, è che per superare la Lega è necessario che sparisca una volta per tutte la Lega.

2- Questione Padania. Sai perché i vari indipendentisti ex-leghisti aborrono quel termine? Perché esso è incarnato in Umberto Bossi, che lo ha trasformato in maceria ideologica, usandolo più per omologare e schiacciare politicamente chiunque non fosse irreggimentato nel partito, mentre qualcun altro tentava di ricordargli che il mitico “Grande popolo del Nord” era invece sempre stato più simile ad un coloratissimo patchwork che ad una uniforme divisa di colore verde.  Anch’io ho spesso, amichevolmente, discusso con quel gran signore d’altri tempi che si chiama Gilberto Oneto – il vero inventore della Padania – in merito alla necessità di rilanciare un nuovo paradigma indipendentista. Ritengo anch’io serva qualcosa di simile ad una confederazione di soggetti politici di varia provenienza, uniti solo da una contratto con pochi punti programmatici, in cui è scritto chiaro quali azioni intraprendere in comune, e ovunque, per separarsi dall’Italia. Ciò assodato, rimane comunque un problema: la litigiosità impressionante, gli odii reconditi e spesso indotti dal comune passato leghista fra coloro che si ritengono rappresentanti unici di uno stesso territorio. Essi trovano qualsiasi occasione per rompere sodalizi creati a fatica. Veneto e Lombardia sono esempi emblematici in tal senso. La conseguenza è la scissione dell’atomo laddove servirebbe l’unione.

3- Questione del leader. Dopo l’esperienza lumbarda, il solo nominare la possibilità che esista un “capo” in un nuovo soggetto politico indipendentista suona come una bestemmia. Comprensibile. Eppure, una guerra la si vince se alla testa di un esercito c’è un generale in gamba. Un’idea non muore mai, se chi l’ha diffusa è stato un comandante vero, capace e riconosciuto. Il successo di un’idea (anche politica), in genere, lo si ottiene:

a- Se vi sono le condizioni giuste perché quell’idea possa attecchire;

b- Se l’idea è vincente;

c- Se si adotta una strategia generale chiara e condivisa;

d- Se c’è rigore teorico nel sorreggere l’idea e si adottano azioni conseguenti;

e- Se c’è un leader carismatico e autorevole (non autoritario).

L’ultimo punto in ordine cronologico non è irrilevante. Credi che gli indipendentisti siano pronti finalmente a riconoscere la necessità di un leader?

4- Questione strategia e tattica del movimento separatista. Sono personalmente convinto che la questione economica non possa non essere inserita come una “peculiarità” del progetto che hai in mente. L’ho scritto diverse volte anche su questo quotidiano: non esiste libertà politica senza libertà economica. Quasi tutti i fenomeni secessionisti in giro per il mondo, anche quando sono giustamente mossi da ragioni etnico-storiche, trovano terreno più fertile se chi rivendica l’indipendenza si sente rapinato dal potere centralista. Inoltre, l’economia è una scienza sociale, è – per dirla col mio amato Mises – azione umana. Da qui, è bene che gli indipendentisti tutti comprendano che essa fa parte delle caratteristiche culturali unificanti di un popolo, o di più popoli, proprio come ai secessionisti di matrice comunitarista piace considerare un tratto comune, e un motivo per essere autonomi, l’origine etnica, la comunanza linguistica, la storia, le consuetudini. Allora ti chiedo: c’è la volontà di considerare la disobbedienza fiscale come una priorità da inserire in quel contratto di cui accennavo sopra?

5- Chi e dove sono gli indipendentisti? Il nostro quotidiano è nato, e ha mantenuto la parola, per dare voce a chiunque volesse trovare una vetrina seria per diffondere idee che legittimassero il diritto all’autodeterminazione, da Nord a Sud della penisola. Avevamo detto da subito che non era nostra intenzione trasformarlo in un bollettino di partito, e così abbiamo fatto (dando spazio a chiunque), in modo da puntare ad avere lettori non per forza politicamente inquadrati. Ora, dopo un anno e mezzo di duro lavoro dietro le quinte, e data la tua proposta tranciante, mi permetto di porti un paio di domande:

a- Dato il numero di lettori che abbiamo delle due l’una: o gli indipendentisti in circolazione sono davvero pochi, oppure non leggono proprio. E ti chiedo, perché non leggono l’Indipendenza?

b- Dopo i tuoi due editoriali, ho osservato anche i commenti postati sotto. Riporto quello di Marco Mercanzin (uno dei pochi che ha il buon gusto e l’onestà intellettuale di firmare sempre con nome e cognome). Ecco cosa dice: “Ritengo che se i commenti a questo e al precedente articolo di Marchi, rispecchiano la media delle coscienze indipendentiste (spero di no), allo stesso Marchi sia già passata la voglia di mettere in cantiere una qualsiasi iniziativa, se mai ne avesse avuto l’intenzione. Distinguo continui, puntualizzazioni fini a sé stesse, cinismo, falso pragmatismo catastrofista, interpretazioni arbitrarie della storia, fanatismo da stadio, bisogno assoluto di “un capo”, etc etc. Questo è lo spaccato che emerge dai commenti. O forse il problema è solo che lo strumento del blog richiama troppi (non solo) attivisti da tastiera, inclini più a sfogare il proprio ego, piuttosto che condividere idee e proposte. Spaventosamente desolante! Sopratutto per chi come me, ha toccato con mano quello che la gente può fare, quando condivide obbiettivi e ideali, cosa ben spiegata da Marchi nel precedente articolo. Ripeto, desolante!”. Comprendi il mio scetticismo direttore? A me ricorda un po’ quel detto per cui “il marito si taglia il pisello per far dispetto alla moglie”.

Non aggiungerei altro, ma vorrei concludere confermandoti – per la stima che ti riconosco e per quel che può valere – che personalmente appoggerò con tutte le mie forze il tuo progetto, seppur rimanendo fuori dall’impegno politico, rispetto al quale ho già dato. Mi auguro, per una volta, che il mio scetticismo venga fragorosamente smentito. E, comunque sia, ben vengano i “visionari” come tu ti definisci, perché sono quelli che cambiano il corso della storia. In bocca al lupo.

di LEONARDO FACCO

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Un commento su “Viva il nuovo movimento separatista! Ma sono scettico…

  1. Complimenti, è l’articolo giusto nel momento giusto

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Questa voce è stata pubblicata il 12 maggio 2013 da .

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