IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Non dobbiamo confondere i popoli coi loro governi.

autodeterminazione

 

Fonte: http://www.lindipendenza.com

La causa dell’indipendenza del popolo veneto è quella di tutti i popoli senza Stato in Europa: catalani, scozzesi, tirolesi, corsi, baschi, bretoni, fiamminghi, occitani etc. o meglio di tutto il mondo. I governi di tutti i paesi non sono in alcun modo ad essa favorevoli. È importante non perdere mai di vista questa distinzione. Non dobbiamo confondere i popoli con i loro governi, soprattutto non il popolo veneto con il governo italiano.

Il governo italiano è retto da una partitocrazia che si fa beffe dei più elementari principi democratici , come della Costituzione voluta dagli stessi partiti e mai approvata dal popolo. Non è amico della libertà dei popoli della penisola italica.  Di questo abbiamo prove sufficienti nell’incapacità dei vari governi italici di porre mano a quelle riforme che tutti, a parole, affermano necessarie e che nessuno ha interesse a materializzare in Parlamento.

Nonostante le promesse di porre mano al più presto al cosiddetto ‘bene comune’ non si è trovata alcuna corrispondenza ufficiale nei vari governi italiani, né nel suo Parlamento la cui condotta smentisce tutte le sue dichiarazioni, e ci mostra chiaramente che non si tratta di un sistema istituzionale attendibile; ma di un sistema folle, e la sua follia come la sua stravaganza non sono più tollerabili.

Una nuova organizzazione di Stati-nazione rispettosi dei popoli che da secoli risiedono nella penisola italica come in Europa, al contrario, è molto più rispondente al superamento degli attuali Stati sorti sulle idee nazionalistiche ed imperialiste dell’ottocento. Il progresso e la libertà in tutta questa porzione geografica e del mondo è, a nostra convinzione, meglio conseguibile con un nuovo disegno istituzionale dove i singoli popoli saranno gli artefici in grado di scegliersi autonomamente le regole per il proprio autogoverno, ed i patti federali attraverso i quali regolare una diversa convivenza internazionale.

Tutti sanno o dovrebbero sapere che i maggiori mezzi d’informazione italiani sono più direttamente al soldo del governo o indirettamente connessi con esso, sempre comunque sotto i suoi ordini, e che questi mass-media distorcono costantemente ed attaccano ogni spinta all’autentico esercizio della democrazia, al fine di ingannare. Ma se è oramai impossibile impedire la prevalenza della verità, le falsità giornaliere di tali mezzi non hanno più l’effetto desiderato.

Molti giornalisti “di regime” (lautamente pagati, contrariamente alla massa dei loro colleghi) sproloquiano di unità della nazione, di democrazia, di globalismo, di integrazione razziale, di missioni militari di “peace keeping”, e di italica patria. Friedrich Dürrenmatt sosteneva che: «Patria è lo Stato se sta per compiere assassini di massa», mentre Samuel Johnson diceva della patria: «l’ultimo rifugio delle canaglie».

Al contrario un noto intellettuale al servizio della Repubblica (siamo in epoca delle Città-Stato, ovvero di quella che fu la civiltà comunale) scriveva, al Duca di Milano nel 1438: «La nostra Repubblica non è governata né da alcuni cittadini, né dagli aristocratici, ma tutto il popolo è ammesso con uguale diritto alle cariche pubbliche; questo fa sì che i cittadini grandi e i cittadini semplici, i nobili e i non nobili siano uniti nel servire la libertà e per difenderla non cercano di evitare le spese, né temono le fatiche.». Tra parentesi, come non ricordare che circa due secoli e mezzo dopo, tra i coloni americani e la madre-patria (GB) si sarebbe prodotto un analogo conflitto politico-culturale?

Infatti, « La sovranità, nelle repubbliche federali, viene inevitabilmente attribuita al popolo, che delega i propri poterei ai diversi governi, o che si accorda per esercitare direttamente quei poteri come se esso stesso fosse il governo (come accadeva nei Cantoni svizzeri tradizionali). Il popolo sovrano può delegare e dividere i poteri come meglio crede, ma la sovranità rimane su proprietà inalienabile. Ne consegue che nell’esame dei governi federali il problema della sovranità non compare; si presenta solo la questione del potere. Nessun governo (o per estensione nessuna carica) può ritenersi “sovrano” e quindi credere di avere poteri illimitati, residuali o ultimi. …Quindi il principio federale rappresenta un’alternativa (e un radicale attacco) alla moderna idea di sovranità» [E. Elazar, «Idee e forme del federalismo», Ed. di Comunità, p. 91].

Non è difficile, da qui, giungere alla conclusione che il federalismo , in quanto idea di Stato fondata sulla sovranità popolare e sulla democrazia intesa come governo popolare (Democrazia Diretta), si oppone al concetto di stato moderno, reificato, sovrano, accentrato ed indivisibile, basato sulla rappresentanza integrale, quale oggi è il modello costituzionale della Repubblica Democratica che hanno voluto, pur in un momento molto difficile, i costituenti del 1948.

Sulla democrazia vorremmo aggiungere solo due cose: la prima è che i greci usavano la rappresentanza solo in casi di estrema necessità e per tempi ridottissimi; la seconda è che le votazioni venivano fatte palesemente e non segretamente. Tuttavia questi importantissimi elementi non sono stati sufficienti ad eliminarne i difetti e quando sono scomparsi la democrazia si è indebolita fino a perdere il suo potere ideale ed a fallire in moltissimi stati che l’avevano adottata.

La democrazia è lo strumento della sovranità popolare. Senza democrazia non può esserci sovranità popolare. Senza sovranità popolare non esiste la democrazia. In questo probabilmente bisogna vedere il motivo nascosto per cui un giorno Sofocle scrisse l’Edipo. La storia di Edipo è nota: un pastore trovò un neonato abbandonato e lo portò al re Polibo che lo allevò. Un giorno Edipo, ormai diventato un giovanotto, incontrò su una strada di montagna un carro sul quale viaggiava un nobile sconosciuto. Sorse una discussione, Edipo uccise il nobile. In seguito sposò la regina Giocasta e diventò re di Tebe. Non immaginava certo che l’uomo che aveva ucciso tra le montagne fosse suo padre e la donna con la quale dormiva fosse sua madre. Intanto il fato perseguitava i suoi sudditi tormentandoli con malattie. Quando Edipo capì di essere lui stesso il colpevole delle loro sofferenze, si cavò gli occhi con degli spilloni e, cieco, partì da Tebe.

Chi pensa, per esempio, che i regimi comunisti dell’Europa centrale siano esclusivamente opera di criminali, si lascia sfuggire una verità fondamentale: i regimi criminali non furono creati da criminali ma da entusiasti, convinti di aver scoperto l’unica strada per il paradiso. Essi difesero con coraggio quella strada, giustiziando per questo molte persone. In seguito, fu chiaro che il paradiso non esisteva e che gli entusiasti erano quindi degli assassini. Allo stesso modo i politicanti che costituiscono i partiti politici italiani dei giorni nostri sono responsabili delle sventure del paese (è impoverito e sempre più ridotto in rovina), della perdita della sua indipendenza (è caduta in mano all’Euro-burocrazia, al sistema bancario internazionale ed a politicanti ad esso proni), autentici assassini della democrazia!

Coloro che vengono accusati risponderanno: «Noi non sapevamo! Siamo stati ingannati! Noi ci credevamo! Nel profondo del cuore siamo innocenti!» La discussione si riduce a questa domanda: Davvero loro non sapevano ed oggi non sanno? Oppure facevano e fanno solo finta di non aver saputo nulla?

Si diceva che tra i comunisti c’era sicuramente chi non era del tutto all’oscuro (dovevano pur sempre aver sentito parlare degli orrori che erano stati commessi e che venivano ancora commessi nella Russia post-rivoluzionaria). Ma era probabile che la maggior parte di loro non ne sapesse davvero nulla. E si disse che la questione fondamentale non era: Sapevano o non sapevano?, bensì: Si è innocenti solo per il fatto che non si sa? Un imbecille seduto sul trono è sollevato da ogni responsabilità solo per il fatto che è un imbecille?

Ammettiamo pure che un giudice orientale che all’inizio degli anni 1950 chiedeva la pena di morte per un innocente sia stato ingannato dalla polizia segreta comunista e dal proprio governo. Ma ora che sappiamo tutti che le accuse erano assurde e i giustiziati innocenti, com’è possibile che quello stesso giudice difenda la purezza della propria anima e si batta il petto: La mia coscienza è senza macchia, io non sapevo, io ci credevo. La sua irrimediabile colpa non risiede proprio in quel suo «lo non sapevo! lo ci credevo!»

Edipo non sapeva di dormire con la propria madre ma, quando capì ciò che era accaduto, non si sentì innocente. Non poté sopportare la vista delle sventure che aveva causato con la propria ignoranza, si cavò gli occhi e, cieco, partì da Tebe. Ai politicanti italioti che difendono la loro purezza interiore possiamo rispondere: Per colpa della vostra incoscienza la nostra terra ha perso, forse per secoli, la sua libertà e voi gridate che vi sentite innocenti? Come potete ancora guardarvi intorno? Come potete non provare raccapriccio? Siete o non siete capaci di vedere? Se aveste gli occhi, dovreste trafiggerveli e andarvene da Tebe! Riflettiamo su questo paragone.

di ENZO TRENTIN

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Questa voce è stata pubblicata il 12 maggio 2013 da .

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