IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Dietro la Croce di San Giorgio tutta la confusione della Lega Nord….

croce

Fonte: http://www.lintraprendente.it/

di GILBERTO ONETO

La storia non è fatta solo di grandi avvenimenti o di azioni dotate di robusta concretezza: a volte ci sono piccoli segni che sembrano marginali, secondari e di nessun valore, ma che portano effetti destinati a durare nel tempo, o – più semplicemente – che testimoniano di cambiamenti sotterranei, che non sono ancora stati compiutamente esplicitati o percepiti. La Lega propone di sostituire la cosiddetta Rosa camuna con la Croce di San Giorgio come simbolo della Regione Lombardia. In mezzo a fatti e misfatti di ben altro impatto, questa sembra una quisquiglia, una questioncella per araldisti perdigiorno, che non è capita dalla stragrande maggioranza dei cittadini cui di queste cose non importa proprio un accidente.

Così sarebbe se non fosse che il piccolo gesto viene a suggellare un cambiamento che – nei tempi della politica e della storia contemporanea delle nostre regioni – ha una sua straordinaria importanza: la Lega rinuncia al suo ruolo di movimento popolare indipendentista per accettare quello meno glorioso ma più gratificante (in cadreghe e poterucolo spiccio) e tranquillo di partitino moderato dedito alla (blanda) difesa di alcuni interessi territoriali. Da sostenitore della separazione dallo Stato italiano a favore della creazione di una nuova e libera identità padana, la Lega si autoriduce a forza di governo locale: rinuncia al sogno di una nuova patria per un piattino di lenticchie di autonomismo amministrativo declinato sul numero delle poltrone Asl e sugli stipendi nelle municipalizzate. Non tanto una Csu territorialista, quanto un nuovo Psdi blandamente nordista.

Cosa c’entra la bandiera della Regione? San Giorgio è il simbolo della Lombardia storica, quella delle Leghe, dello stato risorgimentale “sul Po”, è il segno che riunisce le varie anime della Padania, è il segno araldico di Milano, di Vercelli, di Genova, di Bologna, di Padova e di cento altri Comuni della
grande valle: “è” la bandiera della Padania unita in lega o in confederazione. Rattrappirne il significato araldico a una sola delle sue parti – la Lombardia amministrativa inventata dagli italianisti Correnti e Maestri – significa rinunciare al sogno e contentarsi di una porzione del tutto. La cosa si era già evidenziata con la concentrazione di impegno per l’elezione di Maroni, cui è stato sacrificato il destino complessivo del partito. Ovvero: “trasformiamo la Lombardia in Padania, chiamiamo la Padania Nord, ci contentiamo della Lombardia e – finché dura – potremo dire di avere conquistato la Padania”: un interessante giochino di travisamenti lessicali cui si aggiunge oggi la ciliegina della prestidigitazione araldica.

La Croce di San Giorgio è il simbolo antico della Lombardia storica, e cioè della Padania. Per la Lombardia “interna” (quella del Pirellone) ci sono altri simboli: se non piace la Rosa camuna (che Miglio definiva «manopola di rubinetto») c’è il glorioso “ducale”, quello dell’aquila e della “bissa”. Ritirarlo fuori sarebbe un bel segno di vera identità (non c’è un Assessore all’identità nella giunta rosazzurra?) e si risparmierebbe il pasticcio che invece si sta perpetrando. Se la dirigenza leghista ha deciso di pensionarsi a vita più tranquilla, lo faccia, ma lasci stare simboli millenari e – soprattutto – non uccida le speranze e i sogni di tutti quei cittadini che hanno votato questi signori illudendosi che ne condividessero e rappresentassero gli ideali.

rosa

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Questa voce è stata pubblicata il 10 maggio 2013 da .

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