IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Votare per l’indipendenza lombarda. E non è questione di identità.

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di MARIO LEVI

Domani a Milano, all’Hotel Admiral di via Domodossola 16, a partire dalle ore 10.00 si terrà un importante incontro promosso dal Comitato Lombardo Risoluzione 44: un primo passo verso la costruzione di un processo di autodeterminazione della Lombardia. Oltre ai promotori, interverranno rappresentanti delle istituzioni, responsabili di associazioni culturali, segretari di partito, amministratori e semplici cittadini. Tutti convinti che si debba portare i lombardi a esprimersi sull’alternativa tra Italia e Lombardia.
Ma perché qui si parla di Lombardia, così come altrove di Veneto o Piemonte?  La ragione è semplice: queste sono le entità amministrative esistenti e quindi queste sono le realtà che possono trovare interlocutori e argomenti a favore della propria autodeterminazione.
Chi si oppone spesso solleva dubbi sull’identità (etnica, culturale, storica o di altro tipo) di questa o quella regione, ma in realtà è chiaro che qui la questione non si pone. Qualcuno può legittimamente considerarla importante e altri no. Il Comitato promuove una risoluzione che ricalca quella già approvata in Veneto e si limita a proporre un percoso verso l’autodeterminazione e, lungo questa strada, verso l’indipendenza. Tutto qui.
I nemici della libertà lombarda, è vero, ripetono di continuo questa solfa secondo la quale la Lombardia non esiste, né vi è un’identità lombarda.
Il problema è che tale obiezione, quando è bene argomentata e privata di ogni elemento pretestuoso, dissolve qualsiasi identità. Ormai è riconosciuto il fatto che le nostre sono pluriappartenenze. Un cattolico milanese può sentirsi più a casa sua con un argentino o un filippino della stessa fede, che con un cittadino buddista o ateo. È un fatto, che molti sperimentano.
Anche sul piano della cultura civica e della storia, una cosa è Milano e un’altra la Valtellina, per non parlare dell’Adda, che segna il confine storico tra il Milanesato la Lombardia veneta, per secoli parte integrante della Serenissima.
I dubbi sull’identità lombarda quale fatto granitico e realtà acclarata sono quindi fondati e, non a caso, nell’arcipelago dei gruppi interessati a mettere in discussione l’appartenenza della Lombardia all’Italia c’è una realtà culturale che si chiama Terra Insubre e un gruppo politico che di nome fa Brescia Patria. La Lombardia è dunque plurale: questa complessità è nel suo Dna.
Tale argomento posso usarlo i lombardi, certo, per capirsi meglio e costruirsi un futuro adeguato,ma di sicuro non possono usarlo quanti vorrebbero impedire alla Lombardia di autodeterminarsi. Se la Lombardia ha una identità variegata, che dire infatti dell’Italia? Come è possibile che gli stessi che enfatizzano le differenze tra Pavia e Sondrio poi vogliano farci credere che Enna e Como siano quasi la stessa cosa? E poi: cosa c’entra tutto questo con le istituzioni? La Svizzera – al suo interno – ha lingue, religioni, storie e culture molto differenti, ma sta insieme perché gli svizzeri lo desiderano. È quella che essi chiamano una Willesnation.
Per questa ragione in Lombardia si chiede di votare. Fate decidere alla gente, quale che sia la sua identità e la sua origine, da che parte vuole stare. Fate decidere ai lombardi se vogliono rimanere in Italia o sarebbero contenti di mettere in acqua una piccola scialuppa di salvataggio. Il resto verrà dopo.
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Questa voce è stata pubblicata il 22 marzo 2013 da .

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