IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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DIRITTO DI VOTO: Grillo conquista Roma? Facciamo votare Veneto e Lombardia!

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di CARLO LOTTIERI

È necessario tirare un bilancio, dopo questo mese di campagna elettorale che ha visto noi di “Diritto di Voto” in prima linea, impegnati nel sostenere Marco Bassani. Prima l’abbiamo convinto a candidarsi, quando lui era ancora in Florida per un periodo di studio, e poi l’abbiamo in tutti modi aiutato nel promuovere la propria persona. È stata una battaglia importante: che ci ha fatto incontrare tanti amici vecchi e nuovi, e ci aiutato perfino a capire chi è del tutto inutile (e talvolta perfino dannoso) nella battaglia che stiamo combattendo per dare a ogni comunità la facoltà di decidere del suo futuro.

Siamo nati un anno fa: come un piccolo gruppo di amici interessato a porre al centro il tema del referendum sull’indipendenza. Mai avremmo pensato che in pochi mesi ci saremmo trovati in prima linea nell’aiutare Bassani ad arrivare nel Consiglio regionale lombardo, così da avere un indipendentista in condizione di portare anche lì una sorta di “Risoluzione 44”.
Specialmente nell’ipotesi – poi avveratasi – di una vittoria di Roberto Maroni e del centro-destra, l’allievo di Gianfranco Miglio avrebbe potuto rappresentare un pungolo formidabile e un fattore di radicalizzazione del dibattito interno al Consiglio, quasi “forzando” la Lega a tenere fede ai propri impegni e a rispettare il senso della propria ragione sociale. In assenza di una forza indipendentista capace di presentarsi alle elezioni, Marco si è candidato quale indipendente in FARE (il movimento di Giannino) con il sostegno dell’Unione Padana. Si è fatto quanto di meglio era possibile in quelle condizioni.
Marco non ce l’ha fatta, per ragioni anche legate al crollo del nuovo partito con cui si era candidato, ma la sua campagna resta memorabile: e nei prossimi giorni su questo blog riprenderemo – uno dopo l’altro – i molti e bellissimi articoli che ha scritto nelle ultime settimane, insieme alle varie interviste che gli sono state rivolte. L’azione di diffusione dei nostri ideali che ha condotto è stata ammirevole: si tratta di un patrimonio che faremo di tutto per non disperdere.
Marco è stato formidabile (anche nelle sue apparizioni televisive) e davvero generoso, spendendosi in tutti i modi. Ma con lui sono stati eccezionali tutti i ragazzi del Comitato elettorale, che in mille modi hanno aiutato la nostra battaglia. La generosità e l’intelligenza con cui hanno sostenuto questa campagna elettorale – che si è avvalsa pure dell’endorsement di personalità prestigiose come Hoppe, Livingtston, Raico e altri ancora – sono qualcosa che ricorderemo. Nessuno ha pensato, comunque, di partecipare in primo luogo a una campagna elettorale: era chiaro che si trattava dell’inizio di un’avventura che sarebbe continuata quale che fosse l’esito elettorale. E l’esito è stato choccante, dato il trionfo di un populismo che potrebbe presto ridurci al livello dell’Argentina o del Venezuela.
La sconfitta di Marco e della nostra battaglia orientata verso Palazzo Lombardia si colloca in effetti entro un quadro generale che ha visto il sistema nazionale impazzire. La calata a Roma delle locuste di Beppe Grillo anticipa l’arrivo degli elicotteri del Fondo Monetario Internazionale: lo scenario è da tregenda e molti analisti, preso atto della difficoltà a dar vita a un governo, ipotizzano perfino un ritorno alle urne tra sei mesi e una valanga ancora più significativa a favore della coppia Grillo-Casaleggio. L’Italia entra in un clima da anni Trenta oppure, se preferite, si presta a conoscere esiti peronisti. La proposta di un reddito di cittadinanza di mille euro a testa è solo il primo assaggio della strategia politica di chi è pronto anche a ritornare alla lira e solo per moltiplicare la cartamoneta all’infinito, distruggendo ogni risparmio.
Se le cose stanno così, la nostra battaglia a fianco di Marco è stata fondamentale e lo sarà ancora di più nei mesi a venire. L’Italia è nel caos e – di fronte al disastro economico e politico romano – non resta che predisporre le scialuppe di salvataggio. Se il Titanic Italia va a fondo, ogni persona assennata comprende che l’unica parola d’ordine può essere “si salvi chi può”.
Per tale ragione, e nonostante il modesto risultato uscito dalle urne (poco più del 2% su base regionale), la battaglia indipendentista veneta esce solo rafforzata da questo passaggio epocale. Luca Zaia – anche in virtù del suo conflitto con Flavio Tosi – ha tutto l’interesse a ritagliare uno spazio nuovo e più radicale per la Lega. Se Tosi ha giocato sull’ipotesi di una Lega montiana benpensante e post-berlusconiana, Zaia può tagliare l’erba sotto i suoi piedi proponendo un’alternativa assai più radicale di quella offerta dai grillini. Riabbracciando l’ideale indipendentista e in un momento in cui Roma è nel caos e incapace di reagire, il governatore veneto può parlare al cuore dei veneti e avviare con Roma un braccio di ferro dagli esiti del tutto incerti.
Insomma: mai come ora esiste la possibilità di portare i veneti al voto su una scelta chiara tra Italia e indipendenza.
Anche Maroni, d’altra parte, è costretto a sostenere questa linea coraggiosa. La Lega di sempre è al capolinea: al minimo storico elettorale. Ormai, si tratta del partito più vecchio presente in parlamento e la sua consistenza è talmente ridotta che non potrà neppure dar vita a un gruppo parlamentare. Dopo inutili decenni di bossismo, oggi la Lega è al minimo storico ed esiste solo grazie alle presidenze di Veneto, Lombardia e Piemonte, così che dovrà per forza di cose fare leva su queste istituzioni per provare a sopravvivere. Deve indire referendum “catalani”, partendo da quello veneto, che ha la maggiore probabilità di successo.
Nel corso della campagna che “Diritto di Voto” ha potuto condurre grazie alla generosità di Marco Bassani abbiamo visto quanto sia importante parlare di libertà, autodeterminazione, residuo fiscale e tassazione da rapina. Certo ora sappiamo che mancavano le condizioni (a partire dalla fragilità di FARE, poi aggravata dall’affaire Giannino) perché quella candidatura potesse risolversi in un’elezione. Ma il quadro generale è tale che ora più che mai c’è bisogno di quelle proposte, di quelle idee, di quello slancio ideale. È vero che molti non capiscono e non capiranno mai, ma bisogna comunque avere fede nel fatto che prima di fallire del tutto ogni civiltà cerca – in qualche modo – di restare a galla.
L’Italia sta per essere squassata dal populismo (infarcito di parassitismo organizzato ed ecologismo radicale) del leader genovese. A Roma proveranno a puntare su un vecchio volto ex-democristiano, Matteo Renzi. Ce la faranno? Non è facile dirlo. In questo quadro, una normalizzazione appare difficile. Quanti amano la libertà sanno però che la scommessa veneta e poi lombarda di un referendum per l’autodeterminazione rappresenta la via maestra. Ogni altra ipotesi è futile e ogni polemica è da mettere da parte.
ASSOCIAZIONE  DIRITTO DI VOTO
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Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2013 da .

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