IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Marco Bassani: Lombardia indipendente, un sogno che può diventare realtà.

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Nella recente conferenza stampa dedicata alla presentazione del Manifesto in difesa della libertà del Veneto (www.risoluzione44.org), Lodovico Pizzati – segretario di Indipendenza Veneta – ha ricordato i dati di due recenti sondaggi riguardanti la sua terra e il numero di quanti voterebbero per l’indipendenza in caso di referendum. Qualche mese fa circa il 53% dei veneti avrebbe scelto di poter realizzare un Veneto indipendente, mentre oggi la percentuale è salita al 57%.

Non esistono, in merito alla Lombardia, sondaggi analogamente accurati. Sono però persuaso che il dato non si discosterebbe di molto. È vero che in Veneto lo spirito identitario è più forte, ma è ugualmente importante ricordare come lo sfruttamento subito dai lombardi è perfino superiore a quello, già molto alto, che patiscono i veneti. È importante essere consapevoli del consenso che un referendum otterrebbe, perché si tratta di un punto di partenza importante. Ma è solo un punto di partenza.

Il problema da affrontare, infatti, non sta tanto nel persuadere i nostri concittadini dell’opportunità di votare per l’indipendenza una volta che si riuscisse a ottenere tale consultazione, ma invece nel riuscire a costruire consenso intorno all’idea che questo progetto di una Lombardia libera è un progetto politico – difficile, tutto da costruire, che richiede impegno e dedizione – del tutto realistico.

La questione cruciale, per quanti in Lombardia sognano un superamento dello Stato nazionale, è essenzialmente questa: far sì che coloro che oggi in cuor loro sognano di far parte di una comunità politica più piccola e meglio gestita si rendano conto che non si tratta di una chimera, ma di un progetto in sintonia con quanto avviene attorno a noi. Per tale ragione è importante seguire ciò che avviene in Catalogna, in Scozia, nelle Fiandre e anche nel Veneto. Avremo maggiori probabilità di vittoria il giorno in cui il dibattito politico guarderà ai nostri temi non come a qualcosa di stravagante, ma come a una questione ineludibile: che interessa l’Italia ed egualmente la maggior parte degli altri Stati unitari che si sono consolidati durante l’Europa moderna.

Tenere costantemente informati i nostri concittadini di quanto gli altri stati si stanno via via disgregando è importante: e in questo senso il 2014 – con i referendum per l’indipendenza della Scozia e probabilmente anche della Catalogna – è cruciale. Ma non basta. È anche importante che prenda forma un nuovo spirito indipendentista, che sia meglio sintonizzato con le attese e i sentimenti della gente comune, che ogni mattina lascia la propria casa e prende un autobus o un trenino di Trenord per andare al lavoro. Dobbiamo mostrare che per affrontare meglio le difficoltà quotidiane una Lombardia che si gestisce da sé può essere assai utile, perché – ad esempio – non è più che accettabile che questa realtà di 10 milioni di abitanti sia una periferia abbandonata a se stessa. In una società libera non abbiamo un centro e una periferia: non abbiamo una città che comanda e un vasto territorio che deve solo obbedire.

Per questa ragione, abbiamo bisogno di essere determinati nell’obiettivo (dobbiamo ottenere un voto che decreti, a maggioranza, la libertà della Lombardia) e anche assai concreti nel presentare le nostre tesi. Nessuno deve pensare che i lombardi siano migliori dei veneti o dei toscani o dei pugliesi. Nessuno deve pensare che un progetto di libertà debba associarsi a una qualche “primato” più o meno immaginario.

Molto semplicemente, è importante che ognuno possa amministrarsi da sé, che la redistribuzione territoriale abbia fine, che quanto producono i lombardi resti a loro e si abbia una bella concorrenza tra istituzioni indipendenti (Stati, cantoni, città) e per questo obbligate a offrire servizi di qualità senza pretendere troppe tasse. Se sapremo essere seri e responsabili, e quindi se non ripeteremo gli errori compiuti dal bossismo, potremo avere con noi anche spezzoni della classe dirigente lombarda: potremo avere il sostegno, necessario se si vuole portare a termine l’impresa, di larghi settori del mondo dell’impresa, della cultura e delle professioni.

Abbiamo tante ragioni dalla nostra parte e una maggioranza dei lombardi che, se solo fosse interpellata, non esiterebbe a scegliere una Lombardia indipendente. Sta a noi fare le mosse giuste perché quello che è il sogno di quasi tutti possa diventare la battaglia di molti, e in tal modo realizzarsi prima che sia possibile.

di MARCO BASSANI

candidato indipendente nella Lista di Fid per il Consiglio regionale della Lombardia (collegio di Milano), appoggiato anche da Unione Padana

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Questa voce è stata pubblicata il 22 febbraio 2013 da .

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