IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Per la Lombardia votate indipendentista. Il 24-25 febbraio si può.

Fonte: http://www.lindipendenza.com

 

Segnaliamo questa riflessione di Alessandro Storti (militante milanese di pro Lombardia Indipendenza):

Mi ha accolto una Milano imbiancata di neve, lo scorso 15 dicembre, mentre giungevo all’Hotel Cavalieri, per assistere al bel convegno organizzato da questo nostro quotidiano. Quel giorno ho potuto ritrovare vecchi compagni di battaglia e ho conosciuto persone fuori dal comune.

Ascoltando le relazioni e parlando con alcuni protagonisti, ho saputo che l’Unione Padana intendeva partecipare alla competizione elettorale per il Consiglio Regionale della nostra Lombardia. Il problema principale era rappresentato (e tuttora lo è, se non ho compreso male dall’articolo di ieri del Direttore Marchi) dalla raccolta delle firme per presentare le liste in ogni circoscrizione provinciale. A questo aspetto, apparentemente solo procedurale, e tuttavia di non poco conto, se ne aggiunge un altro, ancora insoluto, almeno fino a stasera: la scelta fra una corsa elettorale solitaria oppure nell’ambito di un cartello (Albertini o Maroni).

Tornando a quel 15 dicembre, devo dire che ero giunto all’Hotel Cavalieri pensando che ci fossero ancora gli estremi per proporre una coalizione indipendentista, che avrei voluto guidata da Paolo Bernardini, autore di un appello lanciato alcune settimane prima proprio su queste stesse colonne. Avendo saputo però che Unione Padana aveva ormai ampiamente e faticosamente intrapreso la raccolta firme con il proprio simbolo, ritenni ormai superata in modo irrimediabile la possibilità di costruire un cartello comune; cartello che, infatti, avrebbe dovuto avere un simbolo nuovo, “Indipendenza Lombarda”, sotto il quale avrebbero potuto trovare ospitalità tutti i gruppi interessati, ciascuno con la certezza di non dover rinunciare alla propria autonomia e tutti collegati dal solo obiettivo comune. L’indipendenza della nostra Regione, appunto.

In quel momento, vista la situazione e cosciente del fatto che, a parte Unione Padana, non ci sarebbero state altre presenze dichiaratamente favorevoli ad un percorso indipendentista lombardo, decisi di dare il mio piccolo contributo a sostegno degli sforzi del partito di Giulio Arrighini e Giorgio Bernardelli; scrissi così un articolo, pubblicato da L’Indipendenza il lunedì successivo al convegno, 17 dicembre, in cui invitavo ad appoggiare, cominciando proprio dalla raccolta firme, chiunque si fosse candidato con la promessa di presentare una “Risoluzione” 44 per la Lombardia. Quindi, innanzitutto, l’Unione Padana.

Sono passati 28 giorni da quel 17 dicembre e molte cose sono successe. Come dice il titolo di un film, “qualcosa è cambiato”.

Chiarisco subito: nulla che riguardi il mio apprezzamento per il tentativo di Unione Padana di dare rappresentanza consiliare ad un percorso indipendentista e referendario lombardo. Riconfermo la mia stima ai militanti del movimento blucrociato e auguro loro, davvero, le migliori fortune per il voto. Se riusciranno ad eleggere un consigliere quello sarà anche un “mio” consigliere, perchè chi lotta per l’indipendenza della Lombardia rappresenta anche me, a prescindere da qualsiasi appartenenza partitica.

Ciò non toglie che, con mia grande sorpresa e gioia, sulla scena sia entrato, nel frattempo, a ridosso del passaggio al nuovo anno, un candidato al quale sono legato da un rapporto di piena consonanza ideologica, oltreché da profondissima stima personale. Sto parlando di quel Marco Bassani, professore di storia del pensiero politico contemporaneo alla Statale di Milano, che è entrato come indipendente nella lista del collegio provinciale milanese di FARE per Fermare il Declino (FARE-FiD), il movimento creato dal giornalista Oscar Giannino.

Bassani è un fautore a tutto tondo del diritto di secessione, e ha già reso noto che si impegnerà per sostenere l’avvio di un percorso indipendentista nello stesso solco della Risoluzione 44 veneta e della 742 catalana. Considerata la forza mediatica del partito di Giannino, il posizionamento di Bassani nella lista milanese, il suo prestigio professionale (è stato, fra le altre cose, uno degli ultimi, strettissimi collaboratori di massima fiducia di Miglio) e considerato infine il peso statisticamente più rilevante di FARE-FiD in Padania, e segnatamente proprio nel comprensorio di Milano, è ragionevole credere che Bassani abbia concrete chances di farcela.

Ho deciso, insieme ad altri indipendentisti e libertari, di dare a Marco Bassani il mio pieno sostegno. FARE-FiD correrà da sola, in una partita che non si presenta scontata né facile. Ma, come detto, si può fare. Il mio augurio è che questa candidatura sappia raccogliere il voto, fra gli altri, di tanti cittadini che, per i più svariati motivi, ritengono di non dover dare fiducia a liste tradizionali e che, al contempo, vogliono orientarsi con sicurezza su una persona che ha tutte le carte in regola per diventare il portabandiera dell’indipendentismo lombardo, in quel Consiglio Regionale divenuto tanto distante nel corso degli anni.

Un’ultima considerazione. Per quanto riguarda le scelte che farà Unione Padana, non ritengo giusto dare miei consigli personali nel merito, mi troverei in conflitto d’interessi e, quindi, in imbarazzo. Però voglio dire una cosa, utile a sgombrare il campo da equivoci. La purezza in politica non esiste. E’ forse la peggiore delle finzioni, dietro la quale sono state commesse le più turpi nefandezze. In politica non esistono fratelli né, forse, veri amici. Esistono soltanto scelte e azioni, e persone che le compiono. Mia nonna, milanese nata all’ombra della Madonnina il 7 dicembre di 112 anni fa, giorno di Sant’Ambrogio, mi diceva sempre che “la politica è una cosa sporca”. Aveva perfettamente ragione. Nemmeno la persona più pura d’animo, andando a procurar battaglia, potrà ritrarsi dal campo senza avere le mani insanguinate. E il prezzo della pace e della democrazia è il doversi sporcare ancora di più, se possibile. Perchè nessuno è uguale, nessuno condividerà ogni nostra singola idea. Nessuno. E per convincere gli altri bisognerà in ogni occasione accettare compromessi, tanto più bassi quanto maggiore sarà l’obiettivo da raggiungere. Il solo consiglio che mi sento di dare, pertanto, è di non varcare quella sottile linea che separa il compromesso dal tradimento.

Dopo le elezioni regionali potremo tirare le somme della partecipazione indipendentista al Consiglio della nostra Lombardia. Il crollo improvviso della giunta Formigoni ha fatto precipitare gli eventi, senza che ci potessero essere i tempi necessari per costruire qualcosa di più coordinato. Ma dopo il 25 febbraio, con la speranza di essere magari riusciti ad eleggere almeno un consigliere indipendentista in Lombardia, e  Bassani è in pole position per questo traguardo, potremo, insieme,  avviare un processo di collaborazione più strutturata, coinvolgendo attivamente anche le forze che formalmente non partecipano a questa tornata. Il prossimo obiettivo è rappresentato dalle elezioni europee del 2014: voto politico e proporzionale, esattamente ciò che serve per agire senza il condizionamento delle logiche amministrative, leaderistiche e partitiche italiane. La parola d’ordine dev’essere coordinamento delle forze indipendentiste lombarde; la parola d’ordine dev’essere “Indipendenza Lombarda”.

Intanto, buon voto, e mi raccomando, votate indipendentista. Già il 24 e 25 febbraio si può.

bandiera-lombarda

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4 commenti su “Per la Lombardia votate indipendentista. Il 24-25 febbraio si può.

  1. Druido Lombardo
    15 gennaio 2013

    Ma Giannino sarà informato di avere un candidato indipendentista in Lombardia? Cosa ne penseranno i candidati di tutta italia di Fermare il declino? sedicenti indipendentisti nei partiti italiani rappresentano l’ennesimo pastrocchio..e poi c’è invece chi esulta! Auguri!

  2. Druido Lombardo
    15 gennaio 2013

    Poiche’ a differenza di altri non posseggo la verità, ho cercato di documentarmi sul presunto indipendentismo del Dott. Bassani ma sul web non risultano sue dichiarazioni in tal senso, se non una presa di posizione a favore dell’indipendentisno catalano,sminuito pero’ come reazione liberale dei Catalani allo statalismo spagnolo: http://www.dirittodivoto.org/dblog/articolo.asp?articolo=179. Puntuale mi sembra la risposta del Sig. Massimo Moruzzi: Io sono più filo-catalano di lei, ma trovo davvero curioso il fatto che secondo lei i catalani si stiano per liberare “dal totalitarismo dolce del Welfare State” quando l’indipendentismo catalano è marcatamente di sinistra – ERC, Iniciativa, Solidaritat, CUP – mentre CiU ha deciso di accodarsi solo dopo l’enorme manifestazione a favore dell’indipendenza della scorsa Diada de Catalunya (11 settembre 2012) e grida in piazza “socialisme i independencia”, spesso col pugno chiuso (quelli della CUP col pugno chiuso anche quando viene suonato l’inno catalano in Parlamento). Sono anche totalmente in disaccordo sul fatto che il problema sia solo economico e non invece anche linguistico, sociale, e culturale. A mio modesto avviso (ma da quello che scrive, penso di saperne più di lei) i fattori principali sono due: la lingua e l’ingerenza di Madrid, che prima dice NO a uno Statuto che era stato concordato fra Catalunya e governo centrale sotto Zapatero, poi cerca di cancellare una legge della Catalunya che proibisce la corrida, infine cerca di cancellare la scuola catalana, un sistema educativo di grande successo, col ministro Wert, franchista, che dice di voler “spagnolizzare” gli alunni catalani. FELICE DI ESSERE SMENTITO

  3. Alex Storti
    16 gennaio 2013

    ERC e CUP sono due rispettabilissimi partiti di sinistra, questo è certo. Io dico rispettabilissimi non per le loro idee in tema di intervento pubblico nella società, che nè io nè Marco Bassani condividiamo, bensì per il fatto che, a differenza delle nostre sinistre, ad esempio, hanno ben colto il valore estremamente positivo della lotta a favore della decentralizzazione radicale dei centri di potere. Piccolo è bello, e funziona meglio: le sinistre catalane lo sanno e agiscono di conseguenza. Bravi, senza se e senza ma.
    Tuttavia sarebbe sbagliato non rilevare che l’indipendentismo catalano ha trovato la maggioranza politica nel Parlament, il 25 Novembre scorso, solo “grazie” alla presa di coscienza collettiva e, segnatamente, da parte di strati maggioritari della popolazione in precedenza molto più tiepidi, in relazione alla condizione di sfruttamento fiscale verso Madrid cui soggiace la Generalitat e ai danni provocati da tale condizione.
    Ciò naturalmente non toglie che alla base del catalanismo ci siano anche tante motivazioni culturali, ma se è per questo, anche in Sicilia ve ne sarebbero, e anche di più. Ma guarda caso la Sicilia se ne guarda bene dal rivendicare la propria indipendenza, se non da parte di frange ahinoi marginalissime della società.

  4. Alex Storti
    16 gennaio 2013

    Venendo invece alla persona di Bassani, mi permetto di far rilevare come sia abbastanza irritante vedere che un candidato indipendentista “certo” venga sottoposto ad una sorta di verifica del pedigree. Ci trovassimo di fronte ad una concorrenza serrata e molteplice fra indipendentisti alle elezioni lombarde, potrei capirlo. Ma stante la pressoché totale assenza di offerta politica favorevole a questa sacrosanta posizione, direi che come minimo si tratta di un gesto di diffidenza congenita che attiene più alla sfera di chi si fa la domanda, che non a quella del buonsenso dell’elettore.

    In ogni caso, giusto per dare un’idea, l’attenzione (e l’adesione) di Marco Bassani per i fenomeni di decentralizzazione radicale del potere politico, ivi inclusa naturalmente l’opzione separatista, nasce da lontano. È stato lui, nella prima metà dei novanta, a curare la traduzione di un classico della teoria politica contemporanea, “Secession”, dell’americano Allen Buchanan, edito da Mondadori con presentazione di Gianfranco Miglio. E proprio con il compianto professore comasco Bassani inizia, in quegli anni, un lungo rapporto di strettissima collaborazione, insieme all’ultimo allievo diretto di Miglio, Alessandro Vitale, altro grandissimo. Da tale rapporto scaturiranno alcuni studi, fra cui il fondamentale “I concetti del federalismo”, scritto per Giuffré da Bassani, Vitale e Stewart, in cui emerge plasticamente la visione dei nostri a favore di un federalismo autentico, in cui le comunità federate godano del diritto di uscita. Cosa questa che in quegli anni costituiva una bestemmia, fra federalismi equi e solidali, e pure rivisitazioni di Cattaneo quale federalista nemico della secessione (!).
    Nel 1996 Miglio collaborò alla stesura delle dichiarazioni indipendentiste proclamate su un certo fiume Po, in un certo giorno di settembre. Inutile dire che alla preparazione di quei testi, ispirati ai classici del pensiero politico americano di fine settecento, collaborarono le persone che affiancavano Miglio. È certamente superfluo aggiungere i nomi di costoro.
    Ritroviamo poi Bassani negli anni successivi a stretto contatto, direi quasi operativo, dato che io li ho vissuti in prima persona e lo posso testimoniare, con l’area libertarian che si andava formando. Area da cui nacque la lista Padania Liberale e Libertaria, che elesse al Parlamento della Padania di Chignolo Po, il 26 ottobre del 1997, una straordinaria pattuglia di dodici deputati, fra i quali il sottoscritto. E sono fiero di poter dire, oggi che Bassani è candidato alla Regione Lombardia, che fu proprio lui a suggerirmi di accettare l’indirizzo voluto dalla Commissione Tecnica presieduta dal prof. Albertoni, favorevole a che venissero predisposti due testi costituzionali, e non uno soltanto. In tal modo, suggeriva Marco, avremmo potuto predisporre noi libertarians, cioè federalisti autentici e secessionisti, una bozza di costituzione “nostra”, coerente con la nostra visione radicale. E così avvenne. Se io posso fregiarmi dell’onore di aver scritto la Costituzione della Confederazione delle Comunità Padane, lo devo anche all’ingiù to strategico di Bassani e al suo preziosissimo consiglio.
    Chiudo ricordando che Bassani ha scritto svariati volumi e saggi sul primo secolo di storia statunitense, che poi è il suo principale campo di studio e la sua prima passione, dedicati proprio alle tematiche dei diritti degli Stati in contrapposizione al potere federale e della distanza fra il modello centralista europeo e quello aperto jeffersoniano.
    Marco Bassani è un sostenitore a tutto tondo del diritto di secessione e, in particolare, della necessità di attivare tale diritto precostituzionale, da parte di Lombardia e Veneto, oggi. La lunga intervista che ho avuto il piacere di fargli e che uscirà a breve testimonia ulteriormente questo suo importantissimo e prezioso punto di vista. Sfido a trovare un altro candidato al Consiglio Regionale della Lombardia che sappia e, soprattutto, voglia assumere le stesse posizioni di Marco Bassani.
    Cordialmente, Alex Storti

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Questa voce è stata pubblicata il 14 gennaio 2013 da .

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