IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Oltre confine:cosa cambia in Veneto dopo il voto sull’autodeterminazione? di Carlo Lottieri

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Fonte: http://blog.ilgiornale.it/lottieri

L’approvazione della Risoluzione 44 da parte del Consiglio regionale del Veneto (il testo definitivo è stato messo a disposizione dal giornale on-line “L’Indipendenza”) ha aperto una stagione nuova che potrebbe rivoluzionare le istituzioni e la scena politica.

In sostanza, lo scorso 28 novembre a larga maggioranza è stato dato mandato al presidente della Regione, Luca Zaia, e al presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, di avviare contatti con l’Europa e con l’Onu al fine d’indire un referendum che permetta alla popolazione veneta di autodeterminarsi. Questo significa che ai veneti dovrà essere offerta la possibilità – grazie allo strumento democratico del voto – di scegliere tra lo status quo, un’autonomia rafforzata, una piena indipendenza o qualsivoglia altra ipotesi. Oltre a ciò, si è pure deciso di costituire un tavolo di giuristi che aiuti a superare ogni eventuale contrasto tra il diritto costituzionale e quello internazionale: tra le logiche statocentriche del sistema italiano e un ordine globale ormai in larga misura basato sulla libertà delle comunità a decidere – se lo vogliono – di abbandonare uno Stato e crearne un altro.

Il voto sulla Risoluzione introduce una serie di novità anche di ordine politico, modificando lo scenario. Ormai in quest’area del Nord d’Italia il sistema dei partiti ha poco a che fare con quello del resto del Paese, analogamente a quanto si ha nel Sud-Tirolo o in Valle d’Aosta. E questo per una serie di ragioni.

In primo luogo, all’interno della Lega Nord il voto ha delineato una chiara vittoria della linea “lighista” (e venetista) contro ogni opzione variamente padana, italiana, nordista o moderata. Ad esempio, una posizione conciliante con le istituzioni attuali quale è quella del sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha ben poco a che spartire con il dispositivo finale della mozione. La scelta dell’autodeterminazione è pure in rotta di collisione con le strategie individuate da Roberto Maroni negli ultimi mesi. Tutto ciò, nella Lega, ovviamente è stato reso possibile dall’uscita di scena del “padre-padrone” Umberto Bossi, che in passato ha più volte represso ogni volontà veneta di perseguire il distacco dall’Italia.

Sia quel che sia, ormai a Venezia la Liga sembra avere tratti tutti suoi, anche perché è costretta a competere con almeno un paio di movimenti assai dinamici: Indipendenza Veneta e Veneto Stato. Si tratta di due partiti forse poco differenziati sul piano ideologico, ma nettamente divisi da questioni tattiche e anche temperamentali, oltre che da antipatie personali. (Tra l’altro, in questi giorni Veneto Stato è impegnato nello sminuire la portata di quanto è avvenuto in Consiglio, adducendo argomenti che appaiono assai poco convincenti.)

Al di là di tutto ciò, sia Indipendenza Veneta sia Veneto Stato stanno quotidianamente organizzando incontri pubblici che riempiono ampie sale in vari centri della regione. Da mesi nella Serenissima sta insomma montando qualcosa di nuovo e apertamente separatista, che ha obbligato la Lega a ricollocarsi.

Non bastasse questo, lo scenario politico ha pure qualche tratto catalano. Insieme alla Lega e a Mariangelo Foggiato di Movimento Nord-Est, hanno votato la mozione per l’autodeterminazione anche i rappresentanti di un Pdl in difficoltà, soprattutto per lo stato confusionale in cui oggi, a Roma, si trova il partito guidato da Angiolino Alfano. Va però dato atto al bellunese Dario Bond, capogruppo in regione, di aver saputo condurre i propri compagni di partito a interpretare una posizione coraggiosa: e anche la piccola modifica chiesta e ottenuta al testo originale – dove la formula finale che faceva riferimento all’indipendenza è stata tolta – non ha attenuato il valore della mozione. (Questo è stato ben spiegato, ad esempio, da Alessandro Mocellin e da Alessandro Storti sul sito dell’associazione “Diritto di Voto”.)

Alla fine, in Consiglio regionale il sostegno alla Risoluzione 44 elaborata da Indipendenza Veneta è stato dunque trasversale. Oltre al voto dell’ex democratico Diego Bottacin, ora in Verso Nord, la mozione ha ottenuto anche il deciso appoggio dell’unico esponente di Rifondazione comunista, Pietrangelo Pettenò, che ha mostrato di essere assai più legato al tradizionale rispetto delle libertà locali e dell’autodeterminazione (si pensi ad Antonio Gramsci, ma anche a Gaetano Salvemini) che non al nazionalismo di tanta sinistra di oggi.

A uscire veramente male dal consiglio del 28 novembre sono l’Idv e ancor più il Pd, che con l’esibizione delle coccarde tricolori ha interpretato quelle posizioni patriottarde che in altri tempi erano del Movimento sociale. Ma è difficile che, nel Veneto odierno, tale formazione possa tenere a lungo simili posizioni.

Un fatto è comunque chiaro: la politica veneta si è distanziata (per logiche, interessi, schieramenti e via dicendo) da quella romana. Ed è anche significativo che il consigliere del Pd Laura Puppato – sotto i riflettori nazionali negli scorsi giorni poiché in lizza nelle primarie della sinistra – abbia giocato un ruolo più che marginale e per certi aspetti perfino anacronistico nella seduta da palazzo Ferro Fini, sposando una visione religiosa dello Stato italiano davvero un po’ retro.

Il Veneto che guarda sempre meno a Roma, e che s’indirizza verso l’Unione europea e l’Onu per vedere garantita la facoltà – sancita  dal diritto internazionale – di votare sul proprio futuro, ha dunque la sensazione di aver fatto un salto di qualità.

Tutto ciò ha luogo in un’Europa in grande trasformazione, che nel 2014 vedrà gli scozzesi votare il proprio referendum per l’indipendenza e che in questi giorni sta osservando l’emergere, in Catalogna, di un governo separatista composto da CiU e ERC, determinato a fare votare al più presto ai catalani sul tema dell’indipendenza. La sensazione, allora, è che il Veneto nei giorni scorsi sia davvero entrato nel piccolo drappello europeo delle “nazioni senza Stato” (Catalogna, Fiandre, Scozia, Paesi Baschi, ecc.) che rivendicano un loro spazio. In questo ristretto club, ormai, i veneti sono membri a pieno titolo.

I media nostrani possono continuare a ignorare quanto succede a Venezia, ma tale silenzio non basterà ad arrestare un cammino verso il voto referendario che potrebbe essere assai più spedito di quanto non si creda.

di CARLO LOTTIERI

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Questa voce è stata pubblicata il 2 dicembre 2012 da .

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