IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Europa: la vera Unione passa dalla disgregazione.

 

A Morazzone (VA) si è parlato della necessità dello scioglimento degli Stati nazionali per una politica delle autonomie e delle comunità, l’unica che possa cambiare le cose.

 

Disgregazione degli Stati nazionali e costituzione di nuove macroregioni federate in un’Europa che sia finalmente dei popoli e delle comunità e non paravento di banche e poteri forti.
Perché per uscire dalla crisi che sta piegando imprese e famiglie del Vecchio Continente non servono più i vecchi e sterili programmi della politica omologata.
Ciò che serve è un’autentica rivoluzione dal basso, magari innescata da eventi eclatanti come potrebbero essere le formali richieste di indipendenza di Catalogna e Scozia, e da “spallate” come si stanno preparando in Veneto che sta procedendo, tra il silenzio generale dei media, in direzione di un referendum finalizzato all’autonomia della regione.
Questi gli argomenti trattati nell’incontro pubblico “Piccole Patrie e Autonomia, le nuove geografie all’interno della vecchia Europa”, organizzato domenica pomeriggio a Morazzone grazie al sindaco Matteo Bianchi e all’assessore alla Cultura Francesco Albinati che hanno invitato a parlare relatori del calibro di Luigi Zanzi, docente dell’ Università degli Studi di Pavia e l’editore riminese Adolfo Morganti e presidente di Identità Europea.

Comune denominatore di Zanzi e Morganti, condiviso dalla cinquantina di persone presenti, il fallimento degli Stati Nazionali, realtà geografiche messe insieme senza capo né coda con l’obiettivo di annullare comunità e identità locali, rivelatesi col tempo braci sotto la cenere e oggi pronte a innescare scintille di autonomia in grado di cambiare la geopolitica europea

In che modo? A spiegarlo il professor Zanzi:”La via da percorrere è quella della disgregazione degli Stati nazionali – ha detto -. Hanno fallito e oggi non si potrebbero nemmeno più federare. Invece, vanno scomposti e attraverso un federalismo aggregativo arrivare alla costruzioni di nuove macroregioni unite non solo dal vincolo linguistico, ma anche storico e ambientale”.
Per fare un esempio, Zanzi dice no a una macroregione che si fermi all’Italia e comprenda territori diversi tra loro.
Che la Lombardia vada col Canton Ticino è imprescindibile – dice Zanzi -. Così come la
Val d’Aosta con noi non c’entra nulla e deve aggregarsi con la Savoia. La Svizzera non accetterebbe? Non è vero. La Svizzera non è contro l’Europa è contro questa Europa
. Con tutele e autonomie chiare in difesa delle loro prerogative accetterebbero. Insomma, la creazione di nuove macroregioni deve per forza uscire dai confini nazionali odierni“.

Ok, ma si parla di fantapolitica o realtà?
“La carta dei trattati europei è già scritta per arrivare a questo tipo di autonomia – prosegue Zanzi -. La secessione di una singola regione stessa è destinata a fallire. La via è questa: le regioni europee stanche della miopia e dell’incapacità di questa Europa devono parlarsi e fare rete tra di loro. Devo dire a Bruxelles che non ce la fanno più e chiedere di essere consultate dal Parlamento europeo per chiedere che i movimenti indipendentisti vengano riconosciuti”.
Il risultato ultimo sarebbe questo: macroregioni federate, autonome, in un’Europa che le rappresenti a livello internazionale.

Un’idea che, seppur con qualche distiguo, piace anche ad Adolfo Morganti:”Il rischio odierno è rappresentato da una tecnocrazia che ha trasformato i politici in comitati di affari. Oggi i tecnici al potere nella Ue fan pagare la crisi ai pensionati e finanziano il Monte dei Paschi di Siena. La realtà che la gente deve comprendere è che anche con il governo Monti l’economia non si risana, ma si procede nella distruzione del ceto medio.
Il più recente rapporto Caritas dice che i poveri in Lombardia sono cresciuti del 40percento”.
E allora anche Morganti indica la strada:“I movimenti autonomisti europei devono guidare alla federazione di macroregioni, una delle quali potrebbe essere sicuramente l’Insubria. Oggi l’Europa è gestita da una cupola e da lobby basate sui poteri finanziari.
Le banche fanno ricadere le loro perdite su Stati e cittadini, perché i passivi degli istituti di credito sono messi in conto nei bilanci dello Stato. Serve una Camera delle regioni per un’Europa confederale con il potere nelle mani delle comunità locali e delle famiglie“.

Un’Europa da costruire alla svelta nel segno di una politica veramente nuova che metta al centro il cittadino.
Il problema da risolvere, ve ne sarete accorti ascoltando le bagattelle odierne, è “semplicemente” quello di mettere l’argomento nei programmi di partiti che oggi parlano di una politica vecchia e in putrefazione.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 novembre 2012 da .

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