IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Non possiamo piu’ mantenere debito pubblico e mezzogiorno.

Sintesi dell’intervento svolto alla Convention Indipendentista di Jesolo lo scorso fine maggio dal prof. Marco Bassani, docente di Storia del pensiero politico contemporaneo alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano.

Segnalato dal FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA.

http://www.frontelombardia.net/

Si tratta di una verità fattuale che tutti sanno, ma della quale nessuno vuole parlare.

Nel 1993, in quello che era l’annus mirabilis della Lega, ad Assago un amico mi disse: “Se falliamo anche questa volta, ci sotterreranno e poi butteranno calce viva su tutte le nostre aspirazione federaliste, autonomiste, indipendentiste”. Non so se la calce sia già arrivata e noi non ce ne siamo accorti, oppure esiste ancora una qualche speranza.

Il guaio è sempre quello: la politica, romana, costosissima, ma inaggirabile. Siamo stritolati da un patto di ferro fra capitale parassitario del Nord e plebi del Sud che, mallevadore il governo di Roma, da circa sessant’anni ha impoverito enormemente le nostre terre.

Gli oltre cinquanta miliardi di euro che ogni anno vanno ad aumentare artificiosamente i consumi delle popolazioni del Sud distruggono il Nord (lo dimostra Luca Ricolfi, non propriamente un sovversivo, nel suo Il sacco del Nord) e drogano l’intera economia del Mezzogiorno.

Non possiamo più mantenere debito pubblico e meridione.

I cittadini odiano ormai la politica, la sentono lontana, la considerano un gioco di puro potere che costa moltissimo. Il 2% di fiducia nei partiti è un dato che non ha paragoni al mondo. Odiano la politica perché ne sono stati a lungo innamorati, vi hanno riposto troppe speranze. La politica è tutta centralizzata e lontana, ma produce reddito per milioni di nostri concittadini.

La politica rende e nomina oltre la metà dei vertici dell’economia. Solo una piccolissima parte del Paese crede che il problema sia la liberazione dal peso dello Stato (al Sud ritengono che la ricchezza la crei lo Stato e la redistribuisca il governo, ma anche da noi superstizioni di questo genere sono ben diffuse).

La Lega e il dibattito lungo un quarto di secolo sul federalismo hanno cambiato la retorica politica, ma non la realtà delle cose. In questo Paese i problemi si consumano, non si affrontano, né si risolvono. Consumare tutto il federalismo/autonomismo/indipendentismo possibile è stato il compito storico della Lega, che ci ha lasciato in braghe di tela ideologiche, a dover ripercorrere sentieri impervi, usando termini logori e consunti.

La Lega ha posto il vero problema: la frattura Nord/Sud e non destra/sinistra dell’asse politico, ma poi si è persa in mille tatticismi senza giungere a nessuna proposta vera. Il problema è però generale: il ceto politico è sempre chiamato ad auto-riformarsi, ma ne è incapace. Lo abbiamo visto venti anni fa, sono spariti piuttosto che metter mano a una qualunque riforma. Fidarsi dei politici è come affidare l’organizzazione del manicomio ai malati stessi.

La situazione è mille volte peggio di come appare. Non siamo sul crinale di un declino (quella è storia di 30 anni or sono), ma ai bordi di un precipizio. L’Italia è solo all’avanguardia del declino dell’Europa.

Non possiamo più mantenere debito pubblico e Meridione.

Forse le persone che producono ricchezza avranno un sussulto e lanceranno una nuova lotta: “productivos contro indignados”, produttori contro consumatori di tasse, rivolta degli schiavi fiscali contro i loro padroni. Ma ormai i produttori sono un’esigua minoranza, un manipolo a fronte degli eserciti di sfruttatori legalizzati. Se non ci liberiamo del parassitismo politico la bestia muore e noi con essa.

La divisione Stato Mercato non trova canali politici, ma esiste di fatto nel Paese.

Non possiamo più mantenere debito pubblico e Meridione.

Debito pubblico e Mezzogiorno sono il nostro burro o cannoni. Dobbiamo scegliere: o si disfa l’Italia o si muore. I sovietici sono crollati negli anni Ottanta del Novecento perché non hanno potuto scegliere.

Ma in Russia almeno sapevano da chi era stato causato il disastro: da 70 anni di comunismo. Non circolavano bizzarre ipotesi di “signoraggio”, usurai, massoni, banchieri. Il nostro problema si chiama Roma, Stato, governo, politica.

In breve elencherò fattori di speranza, pochi, e di pessimismo, molti.

La decomposizione della Lega toglie un equivoco dalla politica romana: è la fine del partito di Roma nel Nord. L’euro è stata un’operazione illuminista, ma è benedizione, ha reso il debito pubblico non aggirabile dalle politiche monetarie. Deve essere ripagato e noi non possiamo pagare il debito e mantenere il Mezzogiorno. Il sacco del Nord è sotto gli occhi di tutti. I martirologi civili e le formule politiche sono finiti: i martiri di Belfiore, le icone patriottarde di una non nazione stanno finendo subissate dai fischi e dal generale attacco all’autorità. Da anni nessuno ripete il mantra “la repubblica è una e indivisibile” (forse Scalfaro fu l’ultimo a crederci veramente).

Nella lunga sequela dei meno si può cominciare col dire che qui vedo molti ex, post leghisti incapaci di cambiare registro. Ma anche il fatto che il nostro è un paese di vecchi e per vecchi e questi ultimi sono pavidi e difficilmente decideranno di agire. L’analisi è oltremodo deficitaria, si continua a ripetere che massoni e banchieri hanno causato la crisi del debito sovrano: come se fossero loro a poter decidere spese e fabbisogni. In inglese si dice “se sembra un’anatra, nuota e starnazza come un’anatra, probabilmente è un’anatra”. Smettetela di sprecar tempo e risorse mentali nel cercare il complotto che ci ha portato sull’orlo del baratro: fallitalia fallisce per la politica e lo statalismo esasperato.

Agli amici veneti innamorati della loro bellissima storia dico solo che cercar di attrarre l’interesse delle istituzioni internazionali sulla triste sorte della Repubblica nel 1797 non sarà molto facile. Lasciano massacrare i siriani, difficilmente si occuperanno dei torti subiti dai veneti. Prendano il loro destino nelle loro stesse mani.

Non possiamo più mantenere debito pubblico e Meridione.

Il vero punto di forza del Veneto è il ricordo recente della povertà: il benessere potrebbe non superare la seconda generazione. Un territori senza centro né metropoli è poi naturalmente federale.

Che fare? 1) Cercate di capire cosa ha causato la crisi. 2) Create un soggetto politico credibile per gestire l’unica proposta ragionevole: le regioni del Nord si assumono l’intero debito in cambio di libertà e autogoverno. Ogni mattina i tedeschi si sveglieranno chiedendosi a quanto è lo spread con i nostri buoni del tesoro ed entro 13 anni saremmo al 60% del PIL. 3) Create contenziosi legali con Roma su tutto e rispettando la legalità: come i dissidenti sovietici utilizzavano la costituzione comunista in modo strumentale, cercate le falle del sistema della vostra schiavitù fiscale. 4) Abbandonare qualunque forma di razzismo di nessun genere, assumere un atteggiamento reale di assoluta correttezza politica. I nostri concittadini meridionali e i nostri fratelli extraeuropei dovranno essere persuasi che gli uni vivranno e bene dei frutti del loro lavoro e gli altri entreranno a casa vostra solo in modo ordinato e se invitati. Ma senza neanche una patina di velato e odioso razzismo.

Un terzo mondo indifferenziato nel quale la perdita del benessere è solo il preludio alla perdita della libertà non aspetta altro che fagocitarci. Milano è ancora fra le aree urbane più ricche del pianeta, ma in breve perderà ogni suo primato, in pochi anni passerà dall’undicesimo al centesimo posto. Senza che un barlume di classe dirigente lanci un lamento o un grido, il tutto sembra destinato a finire not with a bang, but a whimper. Eppure il “deposito di fatiche” avevamo il dovere di trasferirlo almeno com’era ai nostri figli.

Non possiamo più mantenere debito pubblico e Meridione.

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 10 novembre 2012 da .

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