IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Lombardi, che fare? di Paolo Amighetti

Fonte: http://roadliberty.blogspot.it

All’epoca di Twitter e Facebook, idee e notizie fanno il giro del mondo in pochi secondi; a maggior ragione, nel piccolo mondo coraggioso dell’indipendentismo basta un articolo per accendere vivi dibattiti. In queste ore si sta discutendo attorno alla proposta di Paolo Luca Bernardini apparsa recentemente su L’Indipendenza: che i movimenti separatisti lombardi, come Pro Lombardia Indipendenza e Domà Nunch, formino compatti un cartello, «Indipendenza Lombarda», che prema per il referendum sui confini. La modalità sarebbe quella già sperimentata dai veneti: il raccoglimento di un numero adeguato di firme, da consegnare al presidente della regione perché il Pirellone prenda atto della questione dell’indipendenza.

Alex Storti, militante di Pro Lombardia e convinto sostenitore della proposta, l’aveva già avanzata per conto suo qualche giorno prima che l’articolo di Bernardini venisse pubblicato: e ha aperto il dibattito sul gruppo Facebook dei sostenitori del movimento, riscuotendo l’approvazione di Andrea Givone. Membri di spicco come Giovanni Roversi, Alessandro Ceresoli e Nicola Di Luca ritengono tuttavia che i tempi non siano maturi per un’impresa del genere, e che sia meglio proseguire lungo la strada già intrapresa: quella del consolidamento di Pro Lombardia sul territorio. Il movimento ha fatto buoni passi avanti negli ultimi tempi, ma è nato soltanto 12 mesi fa: mancano la visibilità e le risorse sufficienti ad una campagna tanto impegnativa.

Il cielo di Lombardia, così bello quando è bello, è ancora nuvoloso: in Veneto volge al sereno, è vero, ma dietro alle scritte sui muri (Fora l’Italia dal Veneto!) e alle 20.000 firme di settembre ci sono una storia millenaria e una compattezza trasversale che vanno al di là dei colori di partito. La Lombardia, diceva Gianfranco Miglio, non genera uomini politici, e tantomeno uno spirito di spontanea coesione comunitaria. Storti per questo preferirebbe che Pro Lombardia abbandonasse ogni riferimento alla nazionalità e alla tradizione, facendo leva sul diritto all’autodeterminazione come valore inalienabile: come dargli torto? Come biasimare d’altra parte Roversi, Ceresoli e Di Luca, decisi prima di tutto a lavorare per infondere ai lombardi una coscienza che ancora manca? La questione rimane aperta: entrambe le parti hanno ragioni da vendere.

di Paolo Amighetti

 

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Questa voce è stata pubblicata il 4 novembre 2012 da .

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