IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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LORENZO BANFI (DOMA’ NUNCH): L’INDIPENDENZA DEL VENETO E DELLA CATALOGNA SARANNO INEVITABILI.

 

Pubblichiamo questa intervista  al presidente Lorenzo Banfi del movimento Domà Nunch:

D) Rev. Lorenzo Banfi, negli scorsi giorni Lei ha espresso pubblicamente il sostegno del movimento Domà Nunch alla causa dell’indipendenza veneta, che è recentemente giunta a una richiesta di referendum. Perché ha ritenuto importante questo avvenimento e quali prospettive apre?

R) Devo precisare, per chi ancora non lo sapesse, che Domà Nunch non è un movimento autonomista o indipendentista, ma econazionale, per cui non considera automatica la solidarietà nei confronti di qualsiasi movimento indipendentista. Se lo stato italiano non si fosse rivelato fin da subito il distruttore dei popoli italiani, grandi perché autonomi l’uno dall’altro, noi non avremmo nessun problema nel farne parte. Ma le cose non stanno così e ora siamo alla resa dei conti.
Il Veneto sarà solo il primo pezzo a staccarsi, innescando un meccanismo inarrestabile di disgregazione del sistema italiano che porterà, inevitabilmente, a ripensare in tempi molto brevi i temi della coesistenza e della cooperazione tra i nostri popoli. Va inoltre anche detto che molti insubri sono discendenti di immigrati veneti e ciò non può che rendere evidente che l’Insubria e il Veneto devono essere legati da amicizia e rispetto.

D) Oltre al Veneto, due milioni di persone in piazza a Barcellona hanno lanciato il progetto di un referendum per l’indipendenza della Catalogna. Si può parlare di un effetto domino che dalla Catalogna contagi il Veneto è quindi anche l’Insubria e/o la Lombardia?

R) Direi che, oltre che auspicabile, è inevitabile. Ovviamente Domà Nunch non nutre nessun sentimento antispagnolo, per la storia che ci lega a Madrid nei secoli passati – a dispetto della propaganda contraria di manzoniana memoria – ma in questo momento è necessaria una scossa per tutta l’Europa. I catalani, che hanno avuto in Jordi Pujol un grandissimo leader carismatico, sono stati molto abili nella loro partita indipendentista, sfruttando ogni opportunità, diversamente da quanto fatto in Italia, per esempio, dalla Lega Nord.
Sono convinto che la Catalogna possa innescare una reazione a catena in tutta quella che era l’Europa Occidentale, fungendo da esempio per molti altri popoli, non esclusi quelli del Nord Italia da Lei citati. Questi cambiamenti all’interno dell’UE dovranno condurre a ripensare l’idea di Europa, ma bisogna stare attenti a non fare in modo che gli eurocrati sodali dell’internazionale bancaria possano approfittare dell’inevitabile debolezza degli agonizzanti stati giacobini, e di quella contestuale dei neonati “stati dei popoli”, per disgregare ancora di più il nostro tessuto comunitario.

D) L’Insubria può essere in tempo per un percorso di indipendenza, gestita democraticamente e istituzionalmente, come accadrà in Catalogna e forse anche in Veneto?

R) Gli insubri devono ancora riscoprirsi come popolo e ricominciare a considerarsi una comunità di destino. Devono capire che occorre lasciarsi alle spalle definitivamente i meschini egoismi che li hanno spinti a isolarsi individualmente e a pensare solo al falso benessere, dato dalla cementificazione e dall’industrializzazione selvaggia dei decenni scorsi. Devono, come molti altri popoli italiani, comprendere che, prima di costituire un nuovo stato, è necessario riscoprire l’idea della Cosa Pubblica, la Res Publica dei romani: il bene comune. Che è poi, in ultima istanza, anche il bene personale. Senza un’idea guida così forte, rischiamo di riprodurre in piccolo gli stessi stati che in questo momento stanno fallendo.

D) Per paradosso, la sinistra italiana supporta l’indipendenza della Catalogna, dei Paesi Baschi e tutti quelli che conducono battaglie identitarie in Europa e nel mondo; ma non hanno lo stesso metro se si parla di Veneto, Insubria o finanche Sardegna. Come evidenziare questa miope contraddizione?

R) Non è un paradosso, dato che la sinistra italiana è imbevuta di pregiudizi antispagnoli legati all’epoca franchista, tutto qui.  Osserviamo invece che, quando agisce sullo scacchiere italiano, incarna a pieno titolo le forze reazionarie che a livelli più alti sono perfettamente bipartisan tra destra e sinistra. In questo quadro, la sua parte più estrema esercita il controllo della piazza, vero cane da guardia del regime similsovietico della tecnocrazia di Bruxelles e, in ultima analisi, del potere bancario mondiale. Ciò a testimonianza del fatto che la dicotomia destra/sinistra, più che superata, è totalmente inutile, se non per mantenere posizioni di controllo e di gestione del potere, con un’apparente ma ipocrita veste ideologica.

Domà Nunch-Moviment econazional per l’Insubria  

http://www.domanunch.org/

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Questa voce è stata pubblicata il 17 ottobre 2012 da .

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