IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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DOMA’ NUNCH: ‘NDRANGHETA- PEDEMONTANA- DIOSSINA, LE TRE PAROLE CHE IN LOMBARDIA NON SI POTEVANO DIRE.

 

 

 

 

Domà Nunch

Moviment econazional per l’Insubria        
www.domanunch.org
Ci sono voluti cinque assesori regionali arrestati e tredici consiglieri indagati per innescare il probabile crollo finale del sistema di potere “Regione Lombardia”. Un ragnatela di apparati orwelliani, dove politici e imprenditori, pubblico e privato, finanza e sanità, banche e speculatori immobiliari, volti vergini e i più indesiderati boss calabresi giocano una incredibile partita a Monopoly sulle nostre vite. Un congegno che ha il nome e la firma di una lobby confessionale che detiene l’assoluto controllo del destino di una delle maggiori metropoli europee. Ma che può anche miseramente incepparsi con un granello di sabbia.

I cittadini lombardi sono vittime di tre parole che ben rappresentano questo incubo pseudo-istituzionale: la ‘Ndragheta, ossia la mafia etnica trapiantata con il soggiorno coatto (premio, più che punizione, per i mafiosi); la Pedemontana, opera simbolo della macchina di distruzione, spartizione, sfruttamento totale della Terra; la diossina, l’inquinamento occulto che tutti volevano farci dimenticare.

Chi vi scrive, più di dieci anni fa diffondeva un volantino autoprodotto, in cui si informava la popolazione sull’arrivo di un’autostrada che avrebbe divorato le campagne e cambiato per sempre il volto dei miei paesi. Ancor prima, gli ecologisti più autentici della Brianza, scacciavano temporamente il nastro di asfalto e capannoni. Diventai poi amico di uno di loro, che presagì  “che la gente si incazzerà contro la Pedemontana quando se la troverà nel giardino di casa“. Quando poi, con Domà Nunch,denunciammo che la ‘Ndragheta era in Regione e che era dietro alle “grandi opere”, per i giornalisti eravamo degli esagitati. Così come quando, per lanciare l’allarme, manifestammo e arrivammo a dare fuoco alla bandiera col rubinetto formigoniano. Intanto, sull’asse Milano-Meda, un’altra persona veniva ridicolizzata perchè organizzava serate per spiegare che la terra su cui camminiamo era stata riempita da rifiuti industriali, e che la diossina c’è ancora eccome. E che la mafia e la Regione lo sapevano bene, e che lo menassero via se avevano il coraggio.

Ad oggi, non solo la Pedemontana è entrata nelle case delle famiglie insubri, ma gli anche gli altri due mali sono giunti al seguito. Se ne sono accorti i ben più liberi ticinesi, tramite la televisione della Svizzera Italiana, la RSI. La nota trasmissione Falò[http://la1.rsi.ch/falo/welcome.cfm?idg=0&ids=0&idc=43323] ha dimostrato la totale cattiva fede della politica regionale lombarda, raccontando – con fatti e numeri – i pericoli connessi alla costruzione della Pedemontana sui terreni ancora contaminati dalla diossina dal 1976. Chi, abitando nelle zone di “confine” ha ricevuto questo segnale di libertà, non sarà rimasto sorpreso nel vedere Formigoni e Cattaneo arrampicarsi sui vetri, incalzati dai giornalisti ticinesi; nell’assistere all’ignavia incapace degli amministratori locali; nel partecipare alla disperazione e al terrore delle famiglie e dei contadini che da anni si sono nutriti con i prodotti dei loro orti, contenenti fino a 10 volte il valore limite di TCCD, il più potente e subdolo veleno al mondo.

Noi, come Domà Nunch, riteniamo ormai che non sia più sufficiente combattere singolarmente la Pedemontana, la mafia o l’inquinamento. E’ necessario invece dare forza – con ogni mezzo – a una rivoluzione ecologista e nazionale che prenda a calci chi governa la Regione Lombardia. L’econazionalismo rappresenta questa istanza e può avere finalmente la spinta per cambiare il destino. Lo può fare perchè Domà Nunch ha un progetto politico cristallino, una soluzione omnicomprensiva per una totale riscrittura della gestione territoriale, ambientale, economica, energetica, culturale dell’Insubria. Noi abbiamo questa visione ben chiara, già materializzata nei nostri cuori. E’ quella di chi già contempla una Terra equilibrata e libera, dove l’uomo, lecampagne, le foreste si intrecciano con assoluta armonia; dove i fiumi, i laghi, i navigli sono tornati a respirare e divengono fonte di vita, di energia e mezzo di trasporto; dove le autostrade della ‘Ndrangheta sono state abbattute e bonificate; dove si esprime la vera e giusta democrazia dei Comuni, annullando l’oppressione fiscale e il bisogno di partiti.

Noi e voi, insieme, abbiamo il dovere di non stare più alle regole di chi ci vuole morti e di condurre alla vittoria una nuova classe dirigente ecologista e nazionale, che impersoni la ritrovata onestà e la bellezza di questa nostra Terra.

 

di Matteo Colaone ( Segretario Nazionale del movimento Domà Nunch)

 

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Questa voce è stata pubblicata il 14 ottobre 2012 da .

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