IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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1992, Alfred Heineken: facciamo gli Staterelli Uniti d’Europa.

 PARTE 1

Fonte: www.presseurop.eu/it

In economia – ma anche in diplomazia o semplicemente nell’amministrazione – le dimensioni di un paese contano. Quelle degli stati dell’Ue, troppo piccoli su scala mondale, non sono più adatte. La soluzione? Applicare all’Europa il modello degli Stati Uniti. 

Traduzione di Andrea Sparacino

Alfred Heineken è stato un grande produttore di birra, ma era anche un uomo che amava riflettere su cose come il futuro dell’Europa e il modo migliore di costruirlo.
“Propongo un’Europa unita di 75 stati, ognuno con una popolazione tra i 5 e i 10 milioni di abitanti”, scriveva in un pamphlet pubblicato nell’estate del 1992. All’epoca Heineken, uomo anziano e creativo con molto tempo da perdere e una valanga di soldi, era famoso per le sue idee strampalate. E così la sua proposta per il futuro dell’Europa fu ignorata e dimenticata in fretta.
Peccato, perché vent’anni dopo è più attuale che mai.
La tesi di fondo, già discussa in passato, oggi appare estremamente condivisibile: gli stati europei sono troppo piccoli per l’economia internazionale e troppo grandi per la vita di tutti i giorni.
Sono lontani i tempi in cui Germania o Francia (e figuriamoci Lussemburgo o i Paesi Bassi) potevano cavarsela da sole nel mercato globale. È per questo che oggi esistono la Nato, l’Unione europea e – per il momento – la moneta unica.
Date un’occhiata alla lista dei paesi più estesi del mondo. Lo stato più grande dell’Unione europea, la Francia, figura al quarantatreesimo posto. La Russia, numero uno in assoluto, è 26 volte più grande. Cina e Stati Uniti sono 15 volte più grandi.
Ora osservate la classifica degli stati in base alla popolazione. La Germania, il paese più popoloso dell’Ue, è al numero 16. La Cina, in cima alla lista, ha un numero di abitanti oltre sedici volte superiore. L’India, 15 volte.
Se l’Unione europea fosse considerata come un unico paese sarebbe il settimo nella lista dei più estesi e il terzo in quella dei più popolosi. E soprattutto (come ripetono incessantemente i vertici di Bruxelles) sarebbe la più grande economia planetaria.
Lontani sono anche i tempi in cui la gente era ignorante e asservita, i tempi in cui il popolo non infastidiva i propri leader chiedendo trasparenza, efficenza, democrazia e responsabilità.
I progressi tecnologici hanno alimentato una turbolenza politica, spesso a spese dei potenti. Internet, come a suo tempo aveva fatto la carta stampata, offre una preziosa via d’accesso all’informazione e il potere di creare e di distribuire liberamente. Grazie alla rete i poteri forti tremano in tutto il globo, non soltanto nel mondo arabo.
È per questo motivo che gli stati stanno facendo ciò che è necessario per soddisfare una popolazione sempre più emancipata: decentralizzano. Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Italia hanno tutti delegato una parte di potere negli ultimi vent’anni. Più il potere è vicino e più è trasparente, efficiente, democratico e responsabile.
Tutto ciò che ha una funzione ha una sua dimensione ottimale. Che l’oggetto sia grande o piccolo, bisogna poterlo usare.
Lo stato sociale europeo ha funzioni multiple: deve proteggere il territorio dall’esterno, far rispettare lo stato di diritto, fornire assistenza sanitaria e istruzione, realizzare la manutenzione delle strade, proteggere le foreste e – in misura minore – ridistribuire le ricchezze.
Il problema è che ognuna di queste funzioni ha le sue dimensioni ottimali, e più il mondo cambia più le dimensioni divergono.
Il risultato non è che lo stato non funziona più, ma che funziona meno bene. Come una penna grande quanto una scopa o piccola come un chiodo, è ancora possibile utilizzarlo, ma non è più molto pratico.
Questa tendenza non sparirà fino a quando la tecnologia continuerà ad avanzare. La Cina e gli altri giganti in ascesa non accennano a rallentare, e i dominati continueranno a indebolire i dominanti.
E così alla fine arriverà un giorno – sempre che non sia già arrivato – in cui gli stati europei nella loro forma attuale faranno più male che bene e porranno inutili ostacoli tra Bruxelles e Barcellona.

Heineken il profeta?

L’idea di Heineken appare impraticabile. Siamo talmente abituati all’attuale divisione del continente che qualsiasi proposta di cambiare verrebbe accolta (nella migliore delle ipotesi) con un sorriso di scherno.
Ma è davvero un’ipotesi così strampalata? Facciamo un passo indietro e cerchiamo di osservare la situazione da lontano. Ed ecco che la proposta non sembra poi così male: i piccoli Stati Uniti d’Europa.
Potremmo creare un piccolo governo federale direttamente eletto e un numero qualsiasi di governi locali dalle dimensioni simili, un po’ come accade sull’altra sponda dell’Atlantico.
In questo modo saremmo in grado di competere sul palcoscenico mondiale e allo stesso tempo decidere a livello locale se è il caso di consentire la tauromachia o il consumo di marijuana. Molti dei problemi attuali scomparirebbero. Non dovremmo più preoccuparci di trovare un equilibrio tra i grandi e i piccoli stati, o del salvataggio del sud da parte del nord.
Heineken la chiamava “Eurotopia”, dall’unione tra le parole Europa e Utopia, e sapeva benissimo che la sua idea avrebbe provocato reazioni fortemente scettiche. Ma è anche vero che in tempi cupi servono misure radicali. E per come stanno andando le cose, personalmente preferisco di gran lunga l’utopia alla distopia.

articolo segnalato da Giovanni Roversi ( portavoce di pro Lombardia Indipendenza) 

PARTE 2

Fontehttp://archiviostorico.corriere.it

Heineken, l’ utopia di mister birra ” 75 Stati su modello degli USA “.

Alfred Heineken ha scritto e fatto stampare a proprie spese un manualetto di poche pagine intitolato ” gli Stati Uniti d’ Europa. un’ eurotopia? ” e ne ha mandate migliaia di copie ai leader politici di tutto il mondo, Bush e Eltsin compresi.

di Riccardo Orizio

 Alfred Heineken ha scritto e fatto stampare a proprie spese un manualetto di poche pagine intitolato ”
gli Stati Uniti d’ Europa. un’ eurotopia? ” e ne ha mandate migliaia di copie ai leader politici di tutto il mondo, Bush e Eltsin compresi.Alfred Heineken, 68 anni, Freddy per gli amici, e’ un imprenditore che ama sognare. La prima utopia l’ ha realizzata da ragazzo, ricomprandosi . azione dopo azione . l’ azienda che il padre era stato costretto a vendere e che sembrava perduta per sempre. Ora la Heineken e’ il secondo piu’ grande produttore di birra del mondo, con 27.500 dipendenti e un fatturato di 6.700 miliardi di lire. La seconda utopia e’ di tipo musicale: incurante del ridicolo, per tutta la sua vita “Freddy” ha scritto canzoni pop e le ha proposte agli artisti piu’ diversi. Con scarso successo, pare. Ma il sogno piu’ grande e’ maturato quest’ anno. Nella sua villa di Antibes, assistito dalla moglie americana (l’ ha conosciuta negli anni Quaranta, quando rilanciava la rete distributiva della Heineken negli States), il re della birra ha scritto e fatto stampare a proprie spese un manualetto di poche pagine che sembra fatto apposta per seminare zizzania alla vigilia del referendum francese su Maastricht. Si intitola “Gli Stati Uniti d’ Europa . Un’ eurotopia?” e si apre con una dotta citazione di Andre’ Gide: “Io credo nel valore delle piccole nazioni”. Heineken ne ha mandate migliaia di copie ai leader politici di tutto il mondo, Bush e Eltsin compresi, oltre che a intellettuali, storici e naturalmente amici musicisti. Da tempo si sapeva che il grande imprenditore olandese stava lavorando ad un suo progetto politico. Ma chi si aspettava un dotto trattato per professori di Universita’ sara’ rimasto deluso: quello che Heineken ha scritto ai bordi della sua piscina in Costa Azzurra e’ una proposta concreta, come si conviene a un uomo d’ affari. Eclettico e colto come Adriano Olivetti e altri grandi imprenditori del passato, Heineken propone un’ Europa composta da 75 Stati. “Dobbiamo dividere le attuali nazioni del Continente in entita’ piu’ piccole e simili tra loro per dimensione e importanza, in modo da consentire un’ unione federale piu’ bilanciata”, dice. L’ uomo che ogni anno riesce a vendere al mondo intero piu’ di 5 miliardi di litri di birra non si arresta qui: armato di carta geografica e di penna ha tracciato la nuova mappa della sua Eurotopia. In questa topografia immaginaria non esistono piu’ Paesi come Francia, Germania, Italia. Li sostituiscono territori con un minimo di 5 e un massimo di 10 milioni di abitanti dove . negli obiettivi di Heineken . non esisterebbero piu’ conflitti etnici e spinte alla decentralizzazione. “E’ una modesta proposta, che certamente va migliorata . minimizza l’ industriale.musicista.filantropo. . Ma il fatto e’ che la gente si vuole identificare di piu’ con il proprio Paese e i governi si devono avvicinare alle esigenze della societa’ reale. E come e’ possibile farlo in Stati di 50 o 60 milioni di abitanti? Guardate cosa sta succedendo in Jugoslavia”. In questa Europa “cantonizzata” solo i Paesi scandinavi e il Portogallo rimarrebbero come sono oggi. Gran Bretagna e Irlanda verrebbero divise in ben dieci piccole patrie. Accanto ai nomi ovvii (Scozia, Irlanda, Galles, Kent) ce ne sono altri che si rifanno ad antichi regni medievali, come Northumbria (capitale York) e Mercia (capitale Birmingham). L’ Europa centrale verrebbe spezzata in 25 Staterelli. Se i consigli di “mister birra” venissero seguiti, si riaffaccerebbero alla Storia l’ antico granducato di Silesia (capitale Wraklaw), Westfalia e Sassonia riacquisterebbero l’ indipendenza come sotto Napoleone, e meta’ Austria si staccherebbe da Vienna per tornare alle radici: con capitale Graz, Heineken sogna la rinascita dell’ antica provincia romana del Noricum. E la Cecoslovacchia non si spaccherebbe piu’ in due, ma addirittura in tre: Boemia, Moravia e Slovacchia. E l’ Italia? Heineken la vede divisa in Piemonte, Lombardia, Venezia, Toscana, Umbria, Apulia, Napoli, Sicilia (unita alla Sardegna). Sembra quasi un progetto alla Umberto Bossi. Magari Heineken si scopre “leghista”. “Io non ho fatto altro che rielaborare le idee gia’ avanzate negli anni Settanta dal professor Cyril Northcote, il famoso storico inglese . si difende l’ imprenditore .. E poi gli Stati Uniti d’ America non sono proprio una costellazione di Stati piccoli o medi?”. A considerare con attenzione la sua proposta saranno i leader politici dei Balcani, per i quali Heineken prevede una costellazione di 12 Stati disegnati in base all’ omogeneita’ etnica. La Slovenia scomparirebbe, assorbita nel Noricum ex austriaco, ma l’ Albania guadagnerebbe il Kossovo. Croazia, Serbia e Bosnia.Erzegovina sarebbero indipendenti, e nascerebbe una Macedonia con capitale Salonicco. In questo grande Risiko fanta.politico, ci sarebbero due piccoli Stati senza diritto di voto, cioe’ membri di serie B degli Stati Uniti d’ Europa: Monaco e Liechtenstein. Poco, forse, in compenso all’ attuale sovranita’ , ma sempre meglio che finire assorbiti dallo Stato di Umbria come capiterebbe a San Marino. “La mia idea puo’ sembrare ingenua, ma ricordatevi che dopo la guerra civile negli USA non c’ e’ stato un solo conflitto, mentre in Europa non si e’ mai smesso di combattere”, dice. Bush gli ha risposto che la sua Eurotopia e’ un’ idea “innovativa e intrigante”. Anche Bill Clinton e Henry Kissinger gli hanno fatto i loro complimenti. Il presidente della Commissione Cee Delors, invece, non si e’ ancora fatto vivo. Per Heineken e’ un piccolo dispiacere. Sospira e accende l’ ennesima sigaretta: “E pensare che mi piacerebbe tanto un posto a Bruxelles, come ministro nel futuro governo degli Stati Uniti d’ Europa”

articolo segnalato da Giulio Mattu (consigliere comunale di pro Lombardia Indipendenza)

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Questa voce è stata pubblicata il 9 agosto 2012 da .

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