IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

ilgiornaledellalombardia@gmail.com

Ecco il vero Gianfranco Miglio……

Gianfranco Miglio è probabilmente uno degli scienziati della politica più originali del XX secolo. La sua vivace e poliedrica parabola intellettuale lo ha catapultato dallo studio delle riflessioni di Carl Schmitt ad un’appassionata difesa del federalismo e dell’autogoverno.

Negli anni ’90 contribuì con la sua competenza al successo del movimento di Umberto Bossi, e i giornali suo malgrado lo definirono «l’ideologo della Lega». Errore. La Lega non ha mai avuto ideologi, perchè non ha mai avuto idee organiche; il profesùr, l’unico che cercò di offrirgliele, venne trattato come non meritava, e finì per lasciare il movimento. Ma la base leghista non lo dimenticò: e anche dopo la sua morte, nell’agosto del 2001, i militanti onesti lo ricordarono con affetto.
La produzione scientifica di Miglio è molto vasta, ma ormai, nel 2012, quasi tutti i suoi libri sono fuori mercato: e molti estimatori non hanno la possibilità di  abbeverarsi direttamente alla fonte del suo grande sapere.

L’Indipendenza ( WWW.L’INDIPENDENZA.COM  ), ripubblicando i brani più importanti dell’opera del 1992 “Come cambiare. Le mie riforme” dà a chiunque l’opportunità di riscoprire il valore di Miglio come studioso, restituendo al lettore il profesùr in tutta la sua lucida efficacia argomentativa: che non ha niente a che vedere con i freddi busti del Polo scolastico di Adro.

 ***
 Anche il più «addormentato» dei cittadini si è accorto ormai che il nostro sistema politico non funziona più, e che, senza sostanziali cambiamenti delle sue regole (e dei suoi protagonisti), può portare il paese al disastro.

Se si vuole capire quali siano le riforme indispensabili (e le alternative al riguardo disponibili) bisogna prima conoscere le ragioni per le quali siamo giunti ad una situazione così critica.
Alla fine della guerra, nel 1945, la spartizione dell’Europa tra Occidente liberal-democratico e Oriente comunista, tagliò in due anche l’Italia: da una parte coloro che desideravano vivere in una società come quella dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, e dall’altra coloro che sognavano di far parte del campo socialista e quindi di vivere in un regime collettivistico.
Le elezioni del 1946, e sopra tutto quelle del 1948, dimostrarono che i due schieramenti erano pressoché equivalenti, sebbene gli italiani filo-occidentali prevalessero su quelli filo-orientali. Questi ultimi però erano molto più forti delle minoranze comuniste che in Polonia, in Ungheria e in Cecoslovacchia, erano riuscite, con spregiudicati colpi di mano, a conquistare tutto il potere e a fondare regimi collettivistici «senza ritorno».
Fu probabilmente il possesso della bomba atomica da parte degli Stati Uniti a dissuadere Stalin dal tentare d’incorporare l’Italia (e non solo l’Italia) nell’impero sovietico, facendo leva sull’insurrezione dei militanti comunisti, che (a differenza dei «moderati») erano ben organizzati e sopra tutto ben armati. Considerato che soltanto più tardi l’opinione pubblica americana accettò la prospettiva di una responsabilità imperiale in Europa, e aprì il suo ombrello protettivo anche sul nostro paese (praticamente garantendone la appartenenza al campo occidentale), gli italiani vissero i primissimi anni del dopo-guerra in una condizione di grande precarietà. Il rischio che la guerra fredda si trasformasse nella terza guerra mondiale pesava sugli spiriti e produceva un diffuso senso d’inquietudine.
Ora è proprio in questo clima, con in casa l’avanguardia di un nemico pontentissimo, schierato sui confini orientali, che venne redatta la Costituzione della neonata repubblica. Una Costituzione che fatalmente risentì della necessità di conciliare le preferenze di una maggioranza filo-occidentale (netta ma imbelle) con le speranze della forte minoranza filo-sovietica.
L’ordinamento che uscì da due anni (1946-1947) di dure contese (e dai continui compromessi tra i leader dei tre maggiori partiti: la Democrazia cristiana, il Partito comunista e il Partito socialista) fu, tutto sommato, conforme al modello occidentale.
Dal punto di vista economico-sociale era basato sul compromesso tra area riservata al mercato (e quindi all’intrapresa privata) ed area riservata invece alla mano pubblica. Dal punto di vista politico-giuridico era ispirato alle regole dello «Stato di diritto» (e quindi dell’inviolabilità delle prerogative individuali), ed alla disciplina della lotta per il potere tra una pluralità di frazioni della classe politica (idealmente: destra e sinistra) mediante il ricordo ad una effettiva procedura elettivo-rappresentativa.
Nei costituenti moderati c’era il desiderio, piuttosto infantile, di far rivivere il sistema politico pre-fascista. Nei filo-sovietici c’era invece il disegno di accettare una Costituzione in fondo «borghese», per servirsi dei suoi meccanismi elettivi e dare l’assalto al potere attraverso una via legale: avvenuta la conquista delle leve decisive, sarebbe stato facile sostituire l’ordinamento capitalistico con quello di una repubblica del socialismo reale.
Per tenere ben aperta questa strada, i costituenti social-comunisti, aiutati da una parte della sinistra cattolica (i così detti «professorini»), riuscirono ad inserire nei «Principi fondamentali» e nella «Parte prima» della Carta l’enunciazione di alcuni «diritti», ispirati alla migliore tradizione liberal-democratica, ma formulati in modo ingenuamente (o astutamente) astratto, e sopra tutto privi di quelle limitazioni pragmatiche, dettate dal buon senso, che avrebbero impedito il loro stravolgimento in strumento di eversione amministrativa e sociale.
Il che invece puntualmente accadde: per esempio nel campo della scuola, della sanità, della giustizia e dell’assistenza. Così che la nostra repubblica, sotto la pressione della minoranza di sinistra, prese molti aspetti tipici dei regimi collettivistici dell’Est, e vide formarsi nel suo seno sempre più vaste categorie parassitarie.
In queste pagine io mi occuperò soltanto della riforma della «Parte seconda» della Costituzione («Ordinamento della repubblica»): ma sono fermamente convinto che se, al momento opportuno, non si provvederà a rivedere almeno la formulazione di alcune norme preliminari (per esempio gli artt. 2, 3, 4, e 27) sarà difficile poi raddrizzare la barca.
Ma quello or ora indicato non fu il solo prezzo pagato dalla tremebonda maggioranza moderata per tenere tranquilla la minacciosa maggioranza social-comunista, mantenendo in vita l’interpretazione bivalente (ed equivoca) della Carta. Infatti, sempre sotto la pressione delle sinistre (di ogni matrice) si accettò (e poi si avallò) una interpretazione puramente parlamentare, a «governo debole», della nostra Costituzione, che non era nel disegno di coloro i quali la stesero (preoccupati anzi di correggere la fragilità dei governi pre-fascisti) e si stravolse l’applicazione delle regole su cui il meccanismo politico avrebbe dovuto basarsi.
I sistemi parlamentari dell’Occidente (quelli che funzionano) poggiano tutti sulla convinzione che l’opinione pubblica si divida sempre, più o meno, in due parti, e che lo stesso accada della classe politica (i frazionamenti minori essendo generalmente accorpabili nei due schieramenti principali): destra e sinistra, conservatori e innovatori. Malgrado tale divisione, però, entrambe le parti concordano nell’accettare e rispettare la regola dell’alternanza al potere: gli elettori, con i loro spostamenti, decidono, ogni volta, chi sono i vincitori e chi i perdenti; ma il sistema non viene mai messo in causa: i vinti di oggi attendono di essere i vincitori della prossima tornata.
Anche in Italia c’erano i due schieramenti; ma una delle parti (quella social-comunista) non faceva mistero della sua intenzione, una volta raggiunto il potere, di non abbandonarlo più, cambiando le regole del gioco, cioè instaurando una irreversibile Costituzione di tipo sovietico (come avevano fatto i comunisti in tutti i paesi dell’Est).
Questa situazione rese «zoppa» la nostra democrazia parlamentare fin dal momento in cui nacque: cioè costrinse i moderati -appoggiati dal consenso dell’opinione pubblica- a cercare in ogni modo di conservare sempre la maggioranza: perché, se l’avessero persa, la repubblica liberal-democratica sarebbe scomparsa. I moderati anti-comunisti strinsero così tra loro una conventio ad excludendum, un patto cioè per il quale si impegnavano a lasciare sempre fuori dalla «stanza dei bottoni» i social-comunisti; e l’approvazione degli elettori rese costituzionalmente ineccepibile questa regola di comportamento. Tale situazione fu resa possibile dal fatto che il grosso dei cittadini si raccolse subito attorno ad un partito, il quale, anche per i suoi rapporti con la Chiesa cattolica e con l’apparato ecclesiastico, prometteva di non cedere all’opposto schieramento: la Democrazia cristiana diventò così il fulcro stabile di tutte le coalizioni moderate che hanno governato l’Italia fino ad oggi, fulcro attorno al quale hanno gravitato i minori partiti «laici», con micro-variazioni di alleanze («centro», «centro-destra», «centro-sinistra») in cui si è realizzato (ed esaurito) il surrogato improprio dell’alternanza.
L’impossibilità di un vero ricambio privò il nostro sistema politico dei due fondamentali vantaggi offerti dalla democrazia parlamentare; in primo luogo la mobilità dei detentori del potere, costretti ad essere virtuosi per timore dei controlli e delle vendette dell’opposizione giunta nella «stanza dei bottoni»; e in secondo luogo il fatto che l’alternanza mette a carico della finanza pubblica soltanto metà della classe politica e delle sue clientele (perchè l’altra metà, nell’attesa del suo turno, resta intanto a bocca asciutta).

 di PAOLO AMIGHETTI
fonte: dal sito dell’Indipendenza – www.lindipendenza.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 agosto 2012 da .

Visite

  • 38,956 visite singole

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 61 follower

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: