IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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Referendum sull’autogoverno? Per fortuna c’è chi lo teme.

Referendum sull’autogoverno? Per fortuna c’è chi lo teme.

 di Paolo Amighetti
In questo Paese, lo scontro tra centro e periferia si infiamma ciclicamente. Il separatismo non l’ha inventato Umberto Bossi, il federalismo è ben più vecchio di Gianfranco Miglio. Il brigantaggio, all’alba dell’unità d’Italia, cos’era se non l’insurrezione di meridionali che con i piemontesi non volevano aver nulla a che fare? E che dire della rivolta palermitana del 1866? Poi fu la volta dello “Stato di Milano”, alla fine dell’Ottocento: il siciliano Crispi veniva sbeffeggiato dalla Lombardia borghese e progressista, mentre nelle valli del nord le élites intellettuali covavano sogni regionalistici. Gramsci, negli anni ’20, teorizzava la divisione della penisola in soviet “autonomi” e federati; alla fine della seconda guerra mondiale, la Sicilia mobilitò un esercito di liberazione in accordo con le cosche mafiose; negli anni ’70 si parlava, in ambienti comunisti, di una “macroregione padana”; negli anni ’80 e ’90 fece scalpore il trionfo delle leghe… I fratelli d’Italia sono sempre stati litigiosi: e dire che oggi allo Stato basterebbe concedere un benedetto referendum sull’indipendenza, per dimostrare che in realtà gli slanci separatisti sono minoritari. La facile vittoria degli unitari sarebbe un pugno nello stomaco per tanti sfascisti, razzisti, barbari, rozzi, limitati, egoisti nemici della Patria. E allora, che aspetta Napolitano? Forse, nel profondo del suo cuore è turbato, e teme che ci siano più separatisti che patrioti? Magari è proprio questo che fa tremare le ginocchia non solo a lui, ma a tutti quelli che in parlamento sono comodamente seduti. Temono, i politici, che quel 46% di lombardi favorevoli (secondo i sondaggi) all’indipendenza aumenti di qualche punto percentuale? Fidiamoci di questa paura: nessuno meglio di loro sa fiutare un pericolo. L’hanno fiutato tanto bene, e con tanto anticipo, che hanno messo le mani avanti sessantasei anni orsono. “L’Italia è una e indivisibile” dice la costituzione repubblicana. E il voto sull’indipendenza, l’unico che potrebbe giovarci danneggiando i loro interessi, non lo concedono. Sono corrotti, falsi, ipocriti. Ma non sono nè scemi nè masochisti: sanno che una simile consultazione distruggerebbe l’Italia e tutti i loro privilegi e ne hanno una fifa blu. Poveri loro.
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Questa voce è stata pubblicata il 19 luglio 2012 da .

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