IL GIORNALE DELLA LOMBARDIA INDIPENDENTE

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La Lombardia data alle fiamme…

Riceviamo e pubblichiamo da un militante di pro Lombardia Indipendenza:

In Lombardia, da tempo, la presenza delle mafie non passa innosservata tanto più che negli ultimi anni stiamo assistendo a una vera e propria escalation criminale.
Le mafie (mafia siciliana, ‘ndrangheta calabrese, camorra campana, sacra corona unita pugliese) rappresentano un tumore maligno per le attività produttive, per la società civile e per il territorio; si costruiscono case e edifici che rimangono sfitti, agli appalti partecipano sempre i soliti noti e ai subappalti i soliti ignoti che “occupano” fette di mercato. Completano il quadro il racket, le estorsioni, il narcotraffico, l’usura e il riclaggio, senza dimenticare l’industria dei sequestri che in passato ha causato sgomento e dolore nella popolazione lombarda.
A Milano recentemente sono andati in fiamme il centro sportivo Ripamonti (quartiere Affori) e lo Sugar Lounge (quartiere Isola). A Rozzano (MI) sono andati distrutti il negozio di panetteria di un consigliere comunale e il chiosco di frutta e verdura di un altro consigliere, a Paderno Dugnano (MI) una bomba rudimentale è stata fatta esplodere da sconosciuti nei locali della polizia locale, il comune di Desio (MB) è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2010, a Zelo Buon Persico (LO) hanno incendiato l’auto del sindaco. Fatti riconducibili all’attività criminale mafiosa.
L’elenco potrebbe continuare, le mafie ormai vantano una presenza massiccia in quasi tutte le province lombarde e come spesso accade trovano sempre qualche amministratore pubblico o imprenditore senza scrupoli pronti a entrare in affari cono loro (com’è avvenuto negli Stati Uniti e come sta avvenendo anche in Germania). Riescono a condizionare direttamente la gestione della cosa pubblica come dimostrano l’arresto dell’ex direttore della ASL di Pavia Carlo Chiriaco o l’assegnazione delle case popolari gestita illegalmente da loschi personaggi a Milano.
Il vero problema è l’invasione di un gran numero di persone appartenenti alle cosche che inevitabilmente (con le minacce o offrendo “facilitazioni”) inquinano il tessuto produttivo lombardo al di là della patetica retorica che ci vuole mafiosi al nord come al sud, del resto lo stato italiano non solo non è riuscito a contrastare la mafia ma ne ha anche favorito la diffusione con lo scellerato strumento del soggiorno obbligato; furono ben 372 i mafiosi inviati al soggiorno obbligato in Lombardia nel decennio tra il 1961 e il 1972 e qui costruirono la prima stabile rete d’affari delle organizzazioni criminali.
Dobbiamo affrancarci da questo stato corrotto e inefficiente senza ignorare le responsabilità di quei Lombardi (politici e non) che hanno negato per troppo tempo questo fenomeno o che addirittura lo hanno sfruttato, costruiamo una nuova Lombardia federale, democratica e indipendente. Non ci sono alternative.

Andrea Givone
Pro Lombardia Indipendenza

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Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2012 da .

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